città nel futuro
L’edilizia è al centro delle trasformazioni sociali
Il presidente dell’Ance, Ciucci: “La casa non solo un problema economico” Per il direttore della Conferenza Rutelli: “serve una strategia nazionale
Scritto da
Antonio Troise
Pubblicato il
02/10/2026
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Città e case accessibili, vivibili e sicure. È questa la sfida della nuova edizione di Città nel futuro, in programma a Roma dal 30 settembre al 2 ottobre, con una tre giorni di proposte, analisi e confronto tra istituzioni, imprese, professioni e società civile. Il filo conduttore sarà soprattutto il futuro delle città italiane e la necessità di adattarle a condizioni economiche, sociali e climatiche profondamente cambiate.
Un percorso nel quale, per il presidente dell’Ance Antonio Ciucci, la questione abitativa assume ormai un ruolo centrale. «Il tema è aggiornare il ragionamento sulle città e come devono cambiare per venire incontro, da una parte, al cambiamento climatico, che è drammaticamente attuale, e dall’altra a tutto quello che è connesso alla sostenibilità e ai nuovi modelli di vita che ci hanno consegnato anche eventi recenti come il Covid. In mezzo ci sono tutte le grandi sfide del nostro settore che più di ogni altro risente e può rispondere alle trasformazioni in atto nelle società».
La casa, spiega il presidente dell’Associazione nazionale dei costruttori, va vista sotto vari punti di vista. Il primo problema è quello dell’accessibilità economica. «Ci siamo accorti che la casa non è più accessibile come un tempo. E non lo è perché ci siamo dimenticati delle politiche a supporto dell’abitare, a partire dall’edilizia residenziale pubblica, dove siamo fanalino di coda in Europa. Poi c’è quella che una volta chiamavamo edilizia convenzionata e che oggi è diventata social housing o affordable housing. I costi di costruzione sono aumentati e quindi è aumentato il prezzo delle abitazioni. Ma non sono cresciuti allo stesso modo i redditi degli italiani. La forbice dell’accessibilità si è quindi allargata».
A pesare sono anche trasformazioni sociali sempre più profonde. «Sono cambiati i modelli familiari, molte famiglie sono formate da una sola persona e quindi con un reddito disponibile minore. Sono cambiati anche i modelli di lavoro, c’è più mobilità e quindi si predilige l’affitto piuttosto che l’acquisto. Una volta la casa era un bene rifugio, oggi l’accesso all’abitazione è diventato più difficile, soprattutto nelle grandi città. E non riguarda solo le famiglie, ma anche gli studenti e le persone anziane, con temi come lo student housing e il senior housing».
Per Ciucci, però, ridurre tutto al prezzo sarebbe un errore. «È necessario allargare il ragionamento. La casa non può essere vista soltanto come un problema economico. Per questo lanciamo lo slogan: la casa deve essere accessibile, vivibile e sicura. Mentre pensiamo a come aumentare il numero delle abitazioni disponibili dobbiamo anche evitare di consumare nuovo suolo e quindi rigenerare piuttosto che costruire, riqualificare, demolire e ricostruire».
La sfida riguarda soprattutto il patrimonio edilizio esistente. «Dobbiamo rendere gli edifici più rispondenti alle sfide del cambiamento climatico. C’è il tema dell’efficientamento energetico, che va affrontato con logiche nuove, diverse da quelle della stagione dei bonus. L’obiettivo deve essere ridurre i consumi complessivi di energia del Paese. Siamo importatori di energia e il suo costo in Italia è molto alto. Consumare meno significa ottenere un doppio risultato: ridurre il fabbisogno nazionale e alleggerire la bolletta del cittadino».
Poi c’è il capitolo della sicurezza. «Siamo un Paese sismicamente fragile ed esposto e quindi dobbiamo ragionare anche su come rendere più sicure le nostre case. È di questo che vogliamo parlare a Città nel futuro, collegandolo all’altra grande sfida delle infrastrutture, che sono intimamente connesse con le città».
Per Ance, la riflessione guarda anche alla fase successiva al Pnrr. «Questi sono grandi driver di sviluppo per il nostro settore. Dobbiamo collegare il ragionamento all’uscita dal Pnrr e capire quali potranno essere gli obiettivi di crescita dei prossimi anni. Pensiamo alle infrastrutture idriche ed energetiche che con le crisi internazionali e i cambiamenti climatici in atto possono svolgere un ruolo sempre più determinante per la competitività e la crescita del nostro Paese».
Un passaggio decisivo poi è certamente quello della rigenerazione urbana. «Non si riesce a portare a termine questa riforma che è fondamentale per riuscire ad ammodernare le nostre città. Non abbiamo regole capaci di favorire realmente questi processi. Siamo ancora legati a norme urbanistiche vecchie, degli anni Quaranta e Sessanta. E infatti nel decreto sul Piano casa si è dovuto ricorrere a semplificazioni e commissariamenti perché altrimenti molti investimenti rischiano di non essere sostenibili, semplicemente perché i tempi delle trasformazioni urbane sono troppo lunghi».
Il problema, secondo Ciucci, è strutturale. «Le semplificazioni possono essere utili per rispondere a un’emergenza, ma dobbiamo lavorare a un quadro normativo stabile. Non possiamo continuare a governare le città con norme pensate in un’epoca in cui il Paese doveva espandersi. Oggi dobbiamo fare esattamente il contrario: riqualificare e rigenerare. È inutile parlare di rigenerazione urbana se poi non ci sono gli strumenti normativi per farla».
Quello che ci vuole, dunque, secondo Francesco Rutelli, direttore di Città nel futuro, è costruire una strategia nazionale capace di coniugare competitività, qualità urbana e adattamento climatico. «Stiamo parlando di un settore produttivo decisivo – osserva Rutelli – e la collaborazione con Ance nasce proprio dal fatto che siamo in una fase critica, segnata da trasformazioni molto potenti. La conferenza si apre a Montecitorio con una forte presenza istituzionale. E si apre proprio nei giorni in cui viene formandosi la manovra autunnale. La domanda è che cosa questo settore si aspetti nell’immediato e che cosa debba invece essere programmato adesso perché l’Italia, guardando al 2030 e al 2050, sia messa nelle condizioni di affrontare queste trasformazioni. Ci occuperemo di housing, Piano casa, rigenerazione urbana, efficienza e vivibilità delle abitazioni. È un tema ormai esploso anche politicamente in Europa, perché una parte importante della popolazione sta sperimentando direttamente l’invecchiamento del patrimonio residenziale e la necessità di adattarlo a condizioni climatiche profondamente cambiate».
Il secondo grande capitolo riguarderà proprio l’adattamento al cambiamento climatico. «Abbiamo scelto di puntare – prosegue Rutelli – non su una discussione astratta sulla mitigazione, ma sull’unico approdo indispensabile, utile e largamente condivisibile: l’adattamento. Anche se le politiche di riduzione delle emissioni producessero a livello globale tutti gli effetti sperati, dobbiamo comunque intervenire oggi sulle città, sui territori, sulle infrastrutture e sulle coste. Investire in adattamento significa spendere oggi per evitare domani costi enormemente superiori per riparare i danni. È un terreno sul quale si può trovare una convergenza molto larga, parlamentare, governativa, politica e sociale».
Da qui anche il forte richiamo agli investimenti infrastrutturali. «Servono infrastrutture energetiche e idriche. Le carenze sono davanti agli occhi di tutti. Pensiamo anche ai data center: sono certamente importanti, ma per realizzarli servono energia e acqua. E non possiamo continuare a perdere oltre il 40% dell’acqua trasportata dagli acquedotti o avere decine di dighe chiuse o inutilizzabili. Serve una nuova stagione di investimenti, manutenzione, controllo, monitoraggio e ammodernamento delle reti».
Sul fondo resta la grande questione della rigenerazione urbana e dei ritardi normativi accumulati dall’Italia. Rutelli non nasconde il rischio che anche questa legislatura si chiuda senza una riforma organica. «Sarà probabilmente un’altra legislatura in cui non passerà una normativa capace di incoraggiare demolizioni e ricostruzioni e favorire lo sviluppo dei cosiddetti quartieri spugna. Anche su questo siamo rimasti indietro. Ci sono esperienze di eccellenza in alcune città italiane, ma non basta. Altri Paesi stanno investendo enormemente su questi processi e accumulano vantaggi che poi si traducono anche in maggiore competitività. Prima rimettiamo la rigenerazione urbana al centro dell’agenda, meglio è. E ci aspettiamo che proprio da Città nel futuro arrivino indicazioni concrete».
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