profili

Gilberto Pichetto Fratin

Intervista al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica

Adriano Baffelli

Scritto da

Adriano Baffelli

Pubblicato il

02/10/2026

Tempo di lettura

8'

Un’efficace politica ambientale e sociale

“Un’efficace politica ambientale e sociale per affrontare la sfida della transizione energetica”

Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), guidato dal ministro Gilberto Pichetto Fratin, rappresenta il cuore pulsante delle politiche ecologiche e strategiche del nostro Paese. Con sede a Roma, nel complesso di via Cristoforo Colombo, il Mase è una vera e propria centrale operativa. Da qui si gestiscono quotidianamente le sfide cruciali che collegano il benessere del nostro territorio alle dinamiche internazionali, rendendo concetti complessi come la transizione ecologica una realtà tangibile e comprensibile per tutti i cittadini.

Oggi il quadro energetico si muove su un terreno estremamente complesso. A livello internazionale, i conflitti geopolitici e l’instabilità dei mercati globali impongono una diversificazione rapida delle fonti di approvvigionamento, essenziale per evitare shock sui prezzi delle bollette e garantire la continuità delle forniture. In questo scenario, l’Italia gode di una posizione geografica e politica strategica. La linea d’azione impressa da Pichetto Fratin mira a trasformare la nostra penisola in un vero e proprio “hub energetico” del Mediterraneo, un ponte sicuro tra l’Europa e i paesi produttori del Nord Africa, capace di coniugare l’indipendenza nazionale con la decarbonizzazione.

Nelle sue recenti interviste e prese di posizione, il ministro ha delineato una visione pragmatica e concreta, lontana dagli estremismi ideologici e fortemente ancorata alla realtà del tessuto industriale italiano. Sul fronte dell’Energia, la proposta politica di maggiore rottura e rilievo è l’apertura convinta verso il nucleare di nuova generazione. Pichetto Fratin ha più volte ribadito che le sole fonti rinnovabili, come il sole e il vento, non sono sufficienti, a causa della loro natura intermittente, per traguardare gli obiettivi europei di neutralità carbonica entro il 2050. Il ministero sta quindi ponendo le basi legislative e scientifiche per l’introduzione dei piccoli reattori modulari (Smr), tecnologie sicure e pulite destinate a sostenere i settori industriali più energivori.

Parallelamente, il Mase sta spingendo con forza sull’accelerazione delle energie pulite tradizionali. Tra le scelte più vicine alla vita dei cittadini spicca il forte impulso dato alle Comunità energetiche rinnovabili (Cer). Questo modello innovativo permette a famiglie, piccoli comuni e imprese locali di associarsi per produrre, consumare e condividere energia da fonti rinnovabili a chilometro zero, ottenendo importanti incentivi statali e riducendo gli sprechi energetici. A ciò si affiancano massicci investimenti legati alla filiera dell’idrogeno verde e la semplificazione delle procedure autorizzative per sbloccare i grandi impianti fotovoltaici ed eolici.

Sul versante dell’Ambiente, l’azione del ministro si concentra sulla tutela del territorio, sul contrasto al dissesto idrogeologico e sul potenziamento dell’economia circolare. Nelle sue ultime dichiarazioni programmatiche, Pichetto Fratin ha confermato lo stanziamento di ingenti risorse, in gran parte derivanti dal Pnrr, destinate specificamente alla forestazione urbana, alla creazione di corridoi verdi e alla deimpermeabilizzazione dei suoli nei centri abitati. Si tratta di interventi essenziali per abbattere le isole di calore nelle grandi città e ridurre la vulnerabilità climatica di fronte a fenomeni meteorologici estremi.

La filosofia di fondo del dicastero punta a far camminare di pari passo la difesa della biodiversità e la competitività del sistema produttivo, incentivando il riciclo dei materiali e riducendo l’esportazione di materie prime critiche al di fuori dell’Unione Europea. L’attività del ministero sotto la guida di Pichetto Fratin si caratterizza per una narrazione accessibile a tutti: proteggere l’ambiente e garantire la sicurezza energetica non significa bloccare la crescita del Paese, ma dotarlo degli strumenti tecnologici, normativi e infrastrutturali per affrontare con successo le sfide del futuro globale.

Ministro Pichetto Fratin, usciamo da una delle estati più calde della storia, nella quale si è percepito l’effetto del cambiamento climatico. Una condizione che si collega alla vivibilità delle nostre case e alla necessità di tutelare la salute di chi le abita, soprattutto le fasce più fragili che non hanno la possibilità di investire sull’efficientamento della propria abitazione. Ritiene possibile sfruttare la flessibilità concessa dall’Ue su questo tema?

Credo che questa sia una delle questioni su cui dobbiamo dimostrare che la transizione energetica può essere, insieme, una politica ambientale e una politica sociale. Il caldo sempre più intenso ci dimostra che la qualità e l’efficienza delle nostre abitazioni sono anche una questione di salute pubblica. E le famiglie più fragili sono spesso quelle che vivono negli edifici meno efficienti e che hanno meno risorse per riqualificarli.

Per questo la flessibilità che l’Europa mette a disposizione va utilizzata con una priorità precisa: aiutare chi ha più bisogno. Non penso a incentivi generalizzati, ma a misure mirate sugli edifici più energivori e sulle famiglie in maggiore difficoltà, sostenendo isolamento, efficienza, sistemi di riscaldamento e raffrescamento più efficienti e, dove possibile, le rinnovabili.

Con quale obiettivo prioritario?

L’obiettivo deve essere molto concreto: meno consumi, bollette più sostenibili, case più confortevoli e maggiore protezione per le persone vulnerabili. La transizione funziona se migliora la vita delle persone. E dobbiamo fare in modo che la decarbonizzazione non diventi mai una nuova fonte di disuguaglianza.

L’altra faccia di questa emergenza climatica riguarda le infrastrutture energetiche e idriche. Il caldo e le alluvioni, fenomeni estremi sempre più frequenti, sottopongono le infrastrutture energetiche e idriche a un forte stress, con disservizi e spreco di risorse. In che modo si può intervenire per adattare e difendere queste infrastrutture che sono strategiche per la vita dei cittadini e per l’economia?

L’adattamento delle infrastrutture è una delle priorità della nostra agenda ambientale ed energetica. Perché il cambiamento climatico non riguarda più soltanto le emissioni: riguarda la sicurezza del territorio, dei cittadini e delle nostre imprese. Caldo estremo, siccità, alluvioni e fenomeni meteorologici intensi stanno mettendo sotto pressione le reti energetiche e idriche. Dobbiamo quindi passare dall’emergenza alla prevenzione.

Ci può fare degli esempi concreti?

Prima di tutto, dobbiamo conoscere meglio i rischi. Servono dati, monitoraggio e capacità previsionali sempre più avanzate. È anche per questo che il ministero sta investendo sul Sistema integrato di monitoraggio e previsione. Poi dobbiamo rendere le infrastrutture più robuste e flessibili: reti energetiche più moderne e interconnesse, maggiore capacità di accumulo, reti idriche più efficienti, meno perdite e più capacità di gestione e riuso della risorsa.

Collegato c’è anche il tema di preservare il grande patrimonio territoriale italiano…

È così e per questo dobbiamo cambiare anche il modo di difendere il territorio. Non solo grandi opere, ma anche manutenzione, rinaturalizzazione, spazio ai fiumi, infrastrutture verdi e soluzioni basate sulla natura. C’è, infine, una parola chiave: manutenzione. La resilienza non è soltanto ciò che costruiamo, ma ciò che siamo capaci di mantenere nel tempo. La prevenzione costa, ma molto meno della ricostruzione.

La nostra sfida è costruire un Paese che non si limiti a ridurre il proprio impatto sul clima, ma che sappia anche affrontare con maggiore sicurezza gli effetti di un clima che è già cambiato. Questo significa proteggere il territorio e garantire continuità ai servizi essenziali, alle famiglie e alle imprese.

Clima e tensioni geopolitiche hanno evidenziato che sull’energia il nostro Paese sconta una fragilità maggiore rispetto ad altri Paesi europei, che industria e cittadini stanno pagando sulla propria pelle. Guardando al medio-lungo periodo, qual è la strada che il Paese deve intraprendere per diventare più forte e meno dipendente sotto il profilo energetico?

La crisi energetica ci ha insegnato una cosa fondamentale: la sicurezza energetica è sicurezza nazionale. L’Italia non può continuare a essere troppo dipendente dalle importazioni e, nello stesso tempo, chiedere alle nostre imprese di competere con Paesi che hanno costi dell’energia più bassi. La strada è chiara: dobbiamo produrre più energia in Italia, accelerando sulle rinnovabili, investendo nelle reti e negli accumuli e aumentando l’efficienza. Dobbiamo elettrificare progressivamente i consumi e ridurre il peso del gas, mantenendolo come fonte di sicurezza nella fase di transizione e diversificando ulteriormente gli approvvigionamenti.

Mentre per una prospettiva di lungo respiro quali altre risorse sono da prevedere?

Pensando al medio lungotermine ritengo dobbiamo avere il coraggio di guardare anche alla prospettiva del nucleare di nuova generazione, che non risolve il problema di oggi ma può contribuire al mix energetico dei prossimi decenni. L’obiettivo non è l’autarchia energetica, che non esiste. È un’Italia meno vulnerabile, con più energia prodotta sul territorio, costi più competitivi per famiglie e imprese e una maggiore capacità di resistere alle crisi internazionali. Questa deve essere una delle grandi politiche industriali del Paese.

Quale può essere il contributo che il settore delle costruzioni può dare per il raggiungimento degli obiettivi di efficientamento e di sicurezza delle reti idriche ed energetiche?

Il settore delle costruzioni può dare un contributo decisivo alla sicurezza energetica e idrica del nostro Paese. E può farlo soprattutto attraverso tre parole: riqualificare, innovare, prevenire. Dobbiamo riqualificare le infrastrutture esistenti, riducendo le perdite nelle reti idriche e i consumi energetici degli edifici. Dobbiamo innovare, utilizzando digitalizzazione, sensoristica e sistemi intelligenti per monitorare le reti e programmare una manutenzione sempre più predittiva.

Quindi, la prevenzione assume sempre più un aspetto fondamentale?

Sicuramente, dobbiamo soprattutto prevenire: progettare infrastrutture più resilienti, capaci di resistere agli eventi climatici estremi e di garantire la continuità dei servizi essenziali. In questa prospettiva, il settore delle costruzioni non è soltanto un esecutore di opere: è un partner strategico della sicurezza del Paese, della transizione energetica e della tutela delle nostre risorse naturali. La sfida è trasformare gli investimenti in infrastrutture più efficienti, più sicure e più resilienti. È una sfida ambientale, ma anche economica e industriale, sulla quale dobbiamo lavorare insieme a imprese, territori e istituzioni.

Gilberto Pichetto Fratin

BIOGRAFIA

Gilberto Pichetto Fratin nasce a Veglio il 4 gennaio 1954. Frequenta l’Università degli Studi di Torino, dove si laurea in Economia e Commercio.

Successivamente intraprende l’attività di commercialista e insegnante. A 21 anni aderisce al Partito Repubblicano Italiano per poi partecipare alla nascita di Forza Italia, partito nel quale ancora oggi milita.

Nella sua attività politica è stato vicesindaco di Biella, più volte assessore e vicepresidente della Regione Piemonte, Deputato, Senatore e Viceministro allo Sviluppo Economico nel Governo Draghi.

Dal 22 ottobre 2022 è ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica del governo Meloni

Articoli correlati

  • profili

    Intervista al neoeletto Presidente di Ance

    Leggi articolo

  • profili

    Intervista a Massimiliano Fedriga

    Leggi articolo

  • profili

    La Comunità friulana reagì nel 1976 con orgoglio; la ricorrenza del terremoto e la capacità di stare uniti

    Leggi articolo

  • profili

    Intervista a Edoardo Rixi

    Leggi articolo

  • intervista

    Intervista a Gaetano Manfredi: L’emergenza casa priorità sociale Riqualifichiamo i grandi centri

    Leggi articolo

  • profili

    Intervista a Ippolita Chiarolini

    Leggi articolo

Tag collegati:

Condividi

Resta al passo
grazie ai contenuti di ANCEmag

Iscriviti Ora

Dai visibilità alla tua azienda
Richiedi informazioni

Altri articoli

  • AnceMag si rinnova nel segno di un settore sempre più strategico

    Le città vincono se cambiano: focus su persone e case

    incipit

  • L’edilizia è al centro delle trasformazioni sociali

    L’edilizia è al centro delle trasformazioni sociali

    città nel futuro

  • Rigenerazioni urbane nel segno dell’adattamento

    Rigenerazioni urbane nel segno dell’adattamento

    città nel futuro