l'inchiesta
Finanza di progetto, il rebus del diritto di prelazione
Per evitare l’effetto destabilizzante della sentenza della Corte di Giustizia Europea l’Ance ha chiesto un intervento legislativo chiarificatore

Scritto da
Emanuele Imperiali
Pubblicato il
02/10/2026
Tempo di lettura
4'

Il mercato della Finanza di Progetto per le imprese di costruzione è molto vasto: oltre 2.100 gare, che attivano poco meno di 30 miliardi. E riguarda circa un terzo del valore complessivo di tutte le gare pubbliche italiane, segnando una crescita di circa il 25,6% rispetto al biennio precedente. Ciò significa che oggi il project financing è uno dei principali strumenti di realizzazione delle infrastrutture nel nostro Paese, soprattutto ospedali, rigenerazione urbana, parcheggi e mobilità sostenibile, impianti sportivi, efficientamento energetico degli edifici pubblici, edilizia scolastica.
Il 2026 ha rappresentato un anno di svolta per la Finanza di Progetto, in particolare per ciò che riguarda l’effetto destabilizzante della sentenza della Corte di Giustizia Europea, la quale ha dichiarato l’incompatibilità del diritto di prelazione previsto dalla disciplina nazionale in materia di project financing con la normativa comunitaria, per violazione dei principi di parità di trattamento, non discriminazione e concorrenza. Stando così le cose, prima della pausa estiva, l’Ance in commissione parlamentare ha invocato esplicitamente un intervento legislativo chiarificatore.
Secondo l’associazione dei costruttori, infatti, a regime sarebbe opportuno superare il sistema della doppia gara, prevedendo un’unica fase di confronto concorrenziale. Riconoscendo al promotore criteri premiali di aggiudicazione, basati sull’attribuzione di un punteggio aggiuntivo da fissare tenendo conto o del valore progettuale della proposta, o del suo valore sociale, o dell’assenza di richieste di modifica della proposta da parte della stazione appaltante, o della rilevanza in termini di pubblica utilità. E fissando un indennizzo economico in caso di mancata aggiudicazione.
Nel frattempo, secondo l’Ance è indispensabile una disciplina transitoria chiara che individui puntualmente il trattamento delle diverse procedure ancora non concluse e riduca il rischio di decisioni disomogenee da parte delle stazioni appaltanti. Una strada da percorrere potrebbe essere quella, fortemente sponsorizzata dalle associazioni meridionali di categoria, di dar vita a una Cabina di regia tecnica nazionale del Partenariato Pubblico Privato, che agisca di supporto a Comuni e Regioni, in quanto ora molti enti locali rischiano la paralisi per paura dei ricorsi.
Ciò perché l’evoluzione normativa punta a semplificare le procedure, rafforzare la qualità del Piano Economico-Finanziario, rendere più equilibrata la ripartizione dei rischi tra pubblico e privato, favorire investimenti privati dopo la conclusione del ciclo del Pnrr. Quest’ultimo è un punto di particolare rilevanza, in quanto va ben inquadrato l’intero scenario del post Piano Nazionale Ripresa e Resilienza: dalla carenza di risorse pubbliche al ruolo del capitale privato, ridefinendo il rapporto tra Pubbliche Amministrazioni, mercato e interesse della collettività.
L’obiettivo che l’Ance guidata da Antonio Ciucci si propone oggi è difendere il valore del project financing senza penalizzare l’iniziativa imprenditoriale. Posto che la Finanza di Progetto è uno strumento grazie al quale le imprese di costruzione possono ottenere lavori pluriennali, una gestione delle opere per 20/30 anni, ricavi derivanti da canoni o tariffe, maggiore stabilità del portafoglio ordini.
Intendiamoci, non è che sia tutto oro quello che luccica, perché restano alcune innegabili criticità, dai tempi autorizzativi ancora lunghi alla difficoltà nel reperire finanziamenti per i progetti più rischiosi, dall’incremento dei costi delle materie prime, alla necessità di predisporre piani economico finanziari molto solidi per ottenere il finanziamento bancario. Le prospettive del project financing per l’immediato futuro, quindi per il periodo 2027-2030, sono, secondo gli analisti, di un’ulteriore crescita, non solo perché gran parte delle risorse del Pnrr sarà ormai impegnata, ma soprattutto perché gli enti locali dovranno ricorrere maggiormente a capitali privati e il fabbisogno infrastrutturale italiano resterà molto elevato, non solo nel Mezzogiorno ma soprattutto nelle città metropolitane del Nord e del Sud.
Su questa falsariga l’Ance identifica un alleato forte nell’Associazione Nazionale Comuni Italiani e nel suo presidente Gaetano Manfredi. Il sindaco di Napoli, infatti, è convinto che sia necessario costruire un nuovo quadro normativo in grado di dare certezze agli investitori. Per il presidente dell’Anci, il valore del project financing sta soprattutto nella capacità del promotore privato di generare progettazione, idee e qualità. Manfredi vede nello strumento un modello che consente di accelerare i progetti di trasformazione urbana, ma senza un quadro chiaro e stabile – il riferimento è alla sentenza della Corte Europea – il rischio è che si blocchino gli investimenti privati proprio nel momento in cui se ne avverte maggiormente il bisogno.
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