l'inchiesta

La partita infrastrutture: in gioco venti miliardi

Il ministro Salvini punta soprattutto a dare continuità agli investimenti effettuati e a quelli programmati

Scritto da

Antonio Troise

Pubblicato il

02/10/2026

Tempo di lettura

5'

La partita infrastrutture- in gioco venti miliardi

La partita delle infrastrutture nella manovra 2027 ruota attorno a una parola: continuità. Continuità dei cantieri, degli investimenti e della spesa pubblica dopo la fine della stagione straordinaria del Pnrr. È questo il terreno sul quale il ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini si prepara al confronto con il Tesoro, con una richiesta che punta a mettere in sicurezza le opere già avviate e, nello stesso tempo, a evitare che dal prossimo anno si apra un brusco vuoto di investimenti.

La cifra indicata dal ministro è di 20 miliardi di euro. Salvini l’ha messa sul tavolo già alla fine di agosto, parlando della necessità di uno scostamento di bilancio in grado di accompagnare il passaggio dal Pnrr alla nuova fase della politica infrastrutturale. Una somma che dovrebbe servire innanzitutto a evitare rallentamenti nei grandi cantieri ferroviari e stradali, molti dei quali devono fare i conti con l’aumento dei costi dei materiali e delle materie prime. Ma la richiesta del Mit ha un raggio più ampio: coprire gli extracosti, completare le opere in corso e garantire risorse per nuovi investimenti anche dopo il 2026.

Il vero nodo della trattativa sarà quello delle coperture. Sullo sfondo c’è infatti quello che viene già definito il “tesoretto” del Pnrr: risorse europee incassate dall’Italia ma che, per diverse ragioni, non saranno interamente utilizzate per gli interventi originariamente programmati. Le stime che circolano indicano una disponibilità potenziale fra 15 e 20 miliardi, anche se la cifra finale non è stata ancora certificata e dipenderà dagli ultimi passaggi con Bruxelles e dalla rendicontazione conclusiva del Piano.

È proprio su questa dote che il ministero delle Infrastrutture punta a giocare una parte della propria partita. Anche perché una quota importante delle economie nasce proprio dal comparto delle opere pubbliche. Il meccanismo è complesso. In alcuni casi sono stati ridotti i target quantitativi inizialmente previsti. In altri casi si tratta di interventi che l’Italia aveva aggiunto ai programmi senza che fossero richiesti dall’Unione europea per raggiungere i target concordati. Poi ci sono le cosiddette economie di misura, cioè risorse non assegnate o rientrate alle amministrazioni centrali dopo il definanziamento di alcuni interventi, e le economie di progetto legate ai ribassi d’asta. Tutte voci che, sommate, possono creare margini significativi per la legge di bilancio, anche se non tutte le risorse saranno immediatamente disponibili.

La posizione del Mit è che almeno una parte di questi fondi debba restare nel circuito degli investimenti. La preoccupazione è semplice: evitare che il completamento formale del Pnrr produca un effetto paradossale, con opere avviate nella fase di massima accelerazione della spesa pubblica e poi lasciate senza risorse sufficienti per essere portate a termine. Una questione che riguarda soprattutto i grandi committenti, ma che interessa anche Comuni ed enti locali, molti dei quali chiedono fondi non solo per concludere gli interventi, ma anche per garantire manutenzione e gestione delle nuove strutture.

Il problema, insomma, non è soltanto chiudere i cantieri del Pnrr ma costruire un ponte finanziario verso il dopo-Piano. Dal 2027 verrà, infatti, gradualmente meno la spinta eccezionale del Next Generation Eu e senza una programmazione nazionale adeguata il rischio è quello di una brusca caduta della spesa in conto capitale. Per il settore delle costruzioni significherebbe passare rapidamente da una fase di domanda molto sostenuta a una possibile frenata, con conseguenze sull’intera filiera e sull’occupazione. È questo il cuore politico della richiesta dei 20 miliardi avanzata da Salvini.

Ufficialmente il ministro parla di scostamento di bilancio, perché il tesoretto Pnrr non è ancora formalmente entrato nella disponibilità della manovra. Ma nel confronto già avviato all’interno del governo il tema delle risorse residue del Piano è destinato a diventare centrale. E il Mit si candida naturalmente a recuperarne una quota consistente, anche perché una parte di quelle economie deriva proprio da investimenti infrastrutturali rinviati o ridimensionati.

A fianco delle grandi opere c’è poi il capitolo casa. Salvini punta da tempo a costruire una politica abitativa più organica e la legge di bilancio potrebbe essere l’occasione per completare il nuovo Piano casa, allargando gli strumenti disponibili e affiancandoli a misure capaci di sostenere la riqualificazione del patrimonio immobiliare. In questo quadro si inserisce anche il confronto sui bonus edilizi.

A legislazione vigente, dal primo gennaio 2027 le agevolazioni ordinarie sono destinate a ridursi: per l’abitazione principale la detrazione scenderebbe dal 50 al 36%, mentre per le seconde case e gli altri immobili l’aliquota passerebbe al 30%. Il governo sta però valutando un correttivo, con un ecobonus rafforzato fino al 65% per gli interventi sulla prima casa capaci di produrre un miglioramento significativo dell’efficienza energetica. L’ipotesi riguarderebbe, in particolare, isolamento termico, infissi, pompe di calore e sistemi ibridi.

Non si tratta di una misura direttamente riconducibile al Mit, ma si intreccia con la strategia del ministero. Da un lato consentirebbe di accompagnare l’attuazione della direttiva europea sulle “case green”, dall’altro contribuirebbe a mantenere una quota di domanda privata nel settore delle costruzioni proprio mentre verrà meno la spinta eccezionale dei cantieri Pnrr. Tra le ipotesi allo studio c’è anche una riduzione dell’Iva dal 10 al 5% per le locazioni stipulate dalle imprese costruttrici con giovani under 36, con l’obiettivo di favorire l’accesso alla casa e utilizzare una parte dell’invenduto.

Il confronto con il ministero dell’Economia si annuncia però complesso. Le risorse della manovra dovranno essere distribuite fra molte priorità e il Tesoro sarà chiamato a rispettare il percorso di contenimento dei conti pubblici concordato con Bruxelles. Ma il Mit proverà a far valere un argomento preciso: il 2027 non può trasformarsi nell’anno della frenata dopo la corsa agli investimenti del Pnrr.

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