bilancio

Le prossime sfide: Pnrr al capolinea e Piano Casa in arrivo

Le imprese non sono soltanto chiamate a costruire ma sono anche un motore per la modernizzazione del Paese

Scritto da

Antonio Troise

Pubblicato il

04/06/2026

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3'

Quattro anni vissuti sempre “con le acque agitate”. Quattro anni segnati prima dall’onda lunga della pandemia, poi dalla ripresa, dai bonus, dalla fiammata dei prezzi, dalla guerra in Ucraina, dal Pnrr, dal nuovo codice degli appalti, dall’emergenza casa, dalla transizione ecologica e, ora, da un quadro geopolitico sempre più incerto.

Il bilancio dell’ultimo quadriennio consegna all’Associazione un racconto che è insieme consuntivo e passaggio di testimone. Un’organizzazione forte e prestigiosa, costruita nel tempo anche grazie al lavoro dei presidenti che l’hanno preceduta, a partire da Gabriele Buia, per il sostegno “discreto e gentile” garantito durante il mandato della Brancaccio.

La forza dell’Ance è stata proprio questa: continuità, condivisione, gioco di squadra.

Il primo grande fronte è stato quello del Superbonus. Una misura nata come occasione per far ripartire il comparto dopo la crisi, ma che ha finito per trasformare le imprese edili nei “colpevoli” di un buco nei conti pubblici che l’Associazione non aveva certo scritto né voluto.

L’Ance aveva segnalato fin dall’inizio le criticità della norma: la necessità di qualificare le imprese, controllare la spesa, evitare distorsioni. Invece il settore si è trovato al centro di una narrazione ostile.

Per difendere la propria reputazione e spiegare all’opinione pubblica che le imprese dell’Ance non erano le “dodicimila imprese nate dal nulla”, l’Associazione ha dovuto investire tempo, energie e presenza pubblica. Solo su quel fronte sono state realizzate quasi duemila uscite sui media.

Anche per cambiare il paradigma e il racconto del settore: non più solo imprese chiamate a costruire, ma soggetti indispensabili per la modernizzazione del Paese.

È dentro questa cornice che si inseriscono le battaglie sul nuovo Codice dei contratti pubblici e sul correttivo, con il ritorno al centro di un tema rimasto per anni quasi impronunciabile: la revisione prezzi.

Il risultato ottenuto è stato importante, anche se non sufficiente. Dopo l’impennata dei costi legata alla guerra in Ucraina, l’Ance è riuscita a ottenere coperture per quasi 7 miliardi, ma restano ancora circa 2 miliardi che, secondo l’Associazione, mancano nelle casse delle imprese.

Altro capitolo decisivo è stato il Pnrr. Fin dall’inizio, quasi la metà delle risorse del Piano riguardava direttamente o indirettamente il settore delle costruzioni. E proprio per questo il rischio di tagli e spostamenti di fondi è stato costante.

L’Ance ha rivendicato il lavoro svolto insieme all’Anci per difendere gli investimenti dei Comuni e convincere il Governo a evitare tagli orizzontali che avrebbero potuto rallentare l’attuazione del Piano, soprattutto per le piccole e medie imprese del territorio.

La stessa collaborazione con il ministro Raffaele Fitto è stata determinante anche sul fronte della maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi europei per la casa e per l’acqua.

Sul piano industriale e sociale, negli ultimi quattro anni si è puntato molto sulla costruzione di alleanze. Una delle esperienze rivendicate con maggiore orgoglio è stata la capacità di mettere insieme sindacati, artigiani, cooperative, piccole imprese ed enti bilaterali attorno a temi comuni: qualità del lavoro, sicurezza, formazione, futuro del settore, difesa del contratto e del sistema bilaterale.

È nata così la filiera di Fondamentale.

Un fronte comune giudicato necessario anche per respingere gli attacchi alla contrattazione e al modello dell’edilizia, in una fase in cui in molti provvedimenti è stato necessario individuare e fermare norme capaci di indebolire il sistema.

In quattro anni l’Ance ha seguito circa 930 provvedimenti e contribuito a bloccare 417 emendamenti considerati critici.

Centrale anche il lavoro sulla casa e sulla rigenerazione urbana. Il tema dell’emergenza abitativa è stato posto fin dall’assemblea del 2022, collegando il tema alla crisi demografica, alla fragilità del territorio, all’ambiente, alla manutenzione e alla qualità delle città.

L’Associazione rivendica di essere stata tra le prime a indicare risorse già disponibili, quantificate in 7-8 miliardi, da destinare alle politiche abitative.

La legge sulla rigenerazione urbana, invece, non è arrivata. Ma il lavoro non si è fermato: dal 2023 l’Ance ha costruito un percorso nelle città intermedie, con iniziative territoriali che hanno rafforzato il ruolo dell’Associazione come interlocutore non solo tecnico, ma culturale e istituzionale.

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