l'iniziativa
Quella scommessa sulla Casa del futuro dei primi anni 2000
Con il concorso di idee la spinta ad una nuova generazione di architetti in un settore spesso dominato da studi già affermati
Scritto da
Giuseppe Nannerini
Pubblicato il
04/06/2026
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4'

Il cambio di millennio coincide, per il settore delle costruzioni, con una fase di espansione significativa. Il mercato immobiliare cresce, i mutui sono accessibili, la domanda di abitazioni è sostenuta.
Sono anche gli anni in cui matura la consapevolezza che il modello di sviluppo edilizio dell’Italia del dopoguerra, fondato sull’espansione quantitativa e sul consumo di suolo, ha esaurito la sua spinta propulsiva.
Il patrimonio edilizio esistente è invecchiato, le periferie delle grandi città mostrano i segni del degrado, la domanda di qualità abitativa è cresciuta insieme ai redditi. L’Ance rafforza la sua azione verso la riqualificazione del patrimonio esistente, il risparmio energetico e la rigenerazione urbana.
Proprio su questi temi, all’inizio del 2003, l’Associazione avvia un percorso di studio mirato: gruppi di lavoro permanenti composti da imprenditori ed esperti dovevano approfondire questioni come evoluzione del mercato immobiliare, nuove forme di finanziamento, leve fiscali e regole urbanistiche più flessibili.
L’obiettivo era costruire una strategia complessiva per il rilancio urbano in Italia. Il percorso si conclude nel Forum tenuto a Milano, il 10 dicembre 2003, dal titolo “La Città Progetto”.
Il dibattito si concretizzò proprio attorno a quegli argomenti su cui si era lavorato nel corso dell’anno: il mercato, le regole, i meccanismi fiscali, la qualità architettonica.
Il Forum non fu un evento isolato, ma parte di un tentativo dell’Ance di ridefinire il ruolo dell’edilizia privata nella trasformazione urbana e portare il settore delle costruzioni dentro un dibattito più ampio sulla governance della città.
In sostanza rappresentò uno dei momenti in cui, nei primi anni Duemila in Italia, si cercava di passare da una crescita urbana spontanea e frammentata a una visione strategica e pianificata della città. E in tale visione diventa centrale anche il problema della casa.
In Italia, da diversi decenni, il tema dell’abitazione aveva perso interesse. Alla costruzione di case era subentrata la pressante richiesta della realizzazione di attrezzature a grande scala per il terziario, la cultura e il commercio.
Una serie di concorsi per i centri direzionali e le università consentì di mettere a punto i modelli per queste nuove polarità urbane, anche se poche saranno le occasioni per tradurle in realtà.
Ebbene, proprio l’Ance, nel 2004, decide di rilanciare il tema della casa. Lo fa mettendo la residenza al centro del dibattito del sesto Convegno Nazionale dei Giovani Imprenditori Edili, “Per una nuova qualità dell’abitare”, tenutosi a Positano nell’ottobre 2004.
Una occasione per un confronto tra mondo della cultura, della ricerca, della politica e dell’impresa.
Dimensione e composizione della famiglia, cicli di lavoro variabili, pendolarismo, lavoro a distanza, tecnologie in grado di assicurare basso consumo energetico e un elevato comfort abitativo sono solo parte dei fattori che rendevano molteplici e complessi i requisiti richiesti allo spazio domestico.
Ma prima dell’evento l’Associazione avviò una iniziativa inedita per quei tempi nel nostro Paese: un concorso di idee per giovani architetti italiani, titolato “La casa del futuro”, che sarebbe stato poi esaminato e giudicato da una giuria di esperti proprio nell’ambito della manifestazione.
L’organizzazione del concorso a inviti fu affidata al Gruppo Giovani Imprenditori Edili, under 40 come gli architetti selezionati, e alla rivista dell’Ance, L’Industria delle Costruzioni, che grazie all’attenzione rivolta negli ultimi anni al lavoro delle nuove generazioni di architetti italiani, indirizzò la scelta sui 15 studi concorrenti.
Per la partecipazione al concorso erano richiesti elaborati grafici, considerazioni sul tema e plastici del progetto. Tutto questo materiale fu utilizzato per più mostre, la prima a Positano, anche a disposizione della giuria, e poi per altri eventi organizzati in varie Facoltà di architettura e Associazioni territoriali.
L’iniziativa, al di là dei risultati e delle soluzioni proposte, ebbe un forte valore simbolico per diversi motivi.
Il primo riguarda la centralità dei giovani progettisti: in un settore spesso dominato da studi affermati, l’Ance scelse di dare spazio a una nuova generazione di architetti, riconoscendone il ruolo nel ripensare l’abitare.
Il secondo riguarda l’anticipazione dei temi contemporanei: molti progetti affrontavano questioni che oggi sono centrali, come efficienza energetica, flessibilità degli spazi, integrazione tra casa e tecnologie.
Il terzo riguarda il dialogo tra impresa e cultura architettonica: il concorso voleva avvicinare il mondo delle costruzioni a quello della ricerca progettuale.
Il fatto che il concorso non sia stato replicato, anche da altre istituzioni, ha reso l’iniziativa ancora più significativa. È rimasto un episodio isolato in cui un grande attore del settore ha anteposto una visione culturale a un ritorno economico.
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