ance la festa

Cambio di passo nel segno dell’identità

L’evento a Villa Giulia non ha solo celebrato l’anniversario dell’Associazione ma ha guardato anche al futuro del settore

Scritto da

Umberto Mancini

Pubblicato il

24/07/2026

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5'

Roma, Ninfeo di Villa Giulia. La luce calda della sera scivola sulle logge rinascimentali, mentre il brusio degli ospiti si mescola al suono lieve dei passi sulla ghiaia. È qui, in uno dei luoghi più evocativi della Capitale, che l’Ance sceglie di festeggiare i suoi 80 anni. Non una celebrazione formale, ma un racconto corale, fatto di memoria, identità, emozioni e futuro.

Tra gli archi e i giardini, il mondo delle costruzioni si ritrova a fare i conti con la propria storia. Una storia che attraversa la ricostruzione del dopoguerra, i decenni dell’espansione urbana, le trasformazioni più recenti. «Ottant’anni significano aver accompagnato la crescita del Paese, mattone dopo mattone», si sente dire tra gli ospiti, quasi a sintetizzare il senso della serata.

Al centro della scena, Federica Brancaccio. Il suo intervento non ha il tono rituale delle ricorrenze, ma quello di chi sa che ogni anniversario è anche un passaggio di responsabilità. «Celebrare questo traguardo non è un punto di arrivo, ma un impegno verso ciò che dobbiamo ancora costruire», afferma, scandendo le parole con equilibrio. E poi aggiunge: «Oggi più che mai il settore è chiamato a cambiare passo: meno consumo di suolo, più rigenerazione, più qualità». Per proseguire quella strada di innovazione e slancio culturale che proprio la presidente ha dato lungo il suo mandato giunto all’epilogo dopo 4 anni di lavoro.

Attorno, volti noti delle istituzioni, imprenditori, rappresentanti del mondo economico, accademici. «Dobbiamo costruire meglio, non necessariamente di più», osserva Brancaccio, richiamando un’idea di sviluppo che tenga insieme sostenibilità ed economia. Del resto all’evento non hanno voluto mancare i protagonisti istituzionali di questi anni. A partire dal videomessaggio della premier, Giorgia Meloni, che ha sottolineato l’importanza dell’edilizia e delle costruzioni, «uno dei principali motori della crescita in grado di generare il 12% del Pil» , e quello del vicepremier e ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini.

Ma hanno fatto sentire la loro voce anche gli ex premier Romano Prodi, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Giuseppe Conte, gli ex ministri Paolo Baratta, Paolo Costa, Graziano Delrio, Paola De Micheli, Antonio Di Pietro, Enrico Giovannini, e Maurizio Lupi e l’ex sottosegretario a Palazzo Chigi, Gianni Letta.

Fra gli interventi sul palco, quello di Silvana Sciarra, giuslavorista, prima donna eletta giudice costituzionale dal Parlamento e presidente della Corte costituzionale nel 2022. In platea, fra gli ospiti e grandi protagonisti della serata, Andrea Vecchio, 86 anni, imprenditore siciliano con ruoli di prestigio nell’Associazione sia territoriale che nazionale, vero self made man che da manovale si è trasformato in un costruttore di successo, incarnando voglia, saggezza e determinazione.

Un simbolo di passione e impegno che non poteva che essere omaggiato da un’icona del cinema nazionale e internazionale come Giancarlo Giannini, che ha letto alcuni brani tratti dai volumi che gli sono stati dedicati da scrittori come Andrea Camilleri e Edoardo Nesi. Sguardo sul futuro poi con Carlo Ratti, direttore del MitSenseable City Lab di Boston.

Il filo rosso tra tutti gli interventi lo ha tenuto la presidente, emozionata ed elegantissima in uno stiloso abito verde. «Lascio con emozione ma anche con grande serenità un’associazione che è cresciuta con una squadra di grandi professionisti, invidiata da tutti. Spero di aver trasmesso la mia passione e il mio entusiasmo anche ai tanti giovani che sono tornati a credere a quello che per me resta il mestiere più bello del mondo». E a giudicare dagli appluasi, mentre la notte di Roma si illumina di stelle, l’obiettivo è stato centrato.

«Ai miei colleghi dico di crederci fino in fondo», afferma. In questi anni è cambiata la percezione del settore: non più “cementificatori”, ma imprenditori in grado di dare risposte su sostenibilità, ambiente e città inclusive. La crescita sana, secondo la presidente dell’Ance, è la strada per costruire i veri player del Paese. Ma c’è spazio anche per chi sceglie di restare piccolo, purché punti sull’eccellenza. Perché nel nuovo mercato delle costruzioni, conclude, «non c’è più spazio per l’improvvisazione e l’arte di arrangiarsi».

Ciò che più colpisce è soprattutto l’atmosfera: meno cerimoniale, più riflessiva. Si percepisce la volontà di andare oltre la celebrazione, di trasformare l’anniversario in un momento di bilancio vero. Il settore delle costruzioni, per sua natura, vive di cicli lunghi. Eppure oggi si trova a dover accelerare velocemente. La transizione ecologica, la rigenerazione urbana, la necessità di essere competitivi adottando le nuove tecnologie non sono più slogan, ma coordinate concrete, tanto più in un momento storico carico di tensioni internazionali e di conflitti.

Mentre la serata prosegue, Villa Giulia sembra amplificare questo messaggio. Le sue architetture, sospese tra storia e armonia, diventano una metafora quasi inevitabile: conservare e innovare, tenere insieme ciò che è stato e ciò che sarà. Non mancano, nei discorsi e nelle conversazioni, i riferimenti alle difficoltà recenti. Le incertezze normative, i cambiamenti nei meccanismi di incentivazione, le tensioni sul fronte finanziario.

«Serve stabilità, serve una visione di lungo periodo», si lascia sfuggire un imprenditore del settore, riassumendo una preoccupazione diffusa. Parole che trovano eco anche nell’intervento della presidente: «Il comparto ha bisogno di regole chiare e strumenti coerenti per poter programmare e investire».

Eppure, nonostante tutto, il tono resta fiducioso. Forse perché, tra le pietre di Villa Giulia, è facile ricordare quanto profondo sia il legame tra costruzioni e sviluppo del Paese. «L’edilizia non è solo economia, è qualità della vita», sottolinea Brancaccio, riportando il discorso su un piano più ampio.

Quando la serata si avvia alla conclusione, le luci si fanno più soffuse e le conversazioni più lente. Rimane la sensazione di aver assistito a qualcosa che va oltre una ricorrenza. Gli 80 anni dell’Ance non sono solo un traguardo simbolico, ma una soglia.

Da qui in avanti, sembra suggerire la serata, il compito sarà ancora più complesso: costruire meno, forse, ma costruire meglio. E soprattutto, costruire con uno sguardo capace di tenere insieme economia, ambiente e società. «È una sfida che riguarda tutti», conclude Brancaccio. «E che richiede responsabilità, visione e coraggio».

La sfida da vincere che la presidente affida al suo successore, Antonio Ciucci, che dovrà andare oltre il Pnrr, il caro energia, l’intelligenza artificiale da introdurre nei processi produttivi. Una sfida anche culturale per continuare a modernizzare il settore nell’interesse del Paese.

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