ance la festa

Quei principi della Carta nel cuore dell’Associazione

I Padri della Costituzione avevano puntato sulla valorizzazione dei corpi intermedi

Scritto da

Silvana Sciarra

Pubblicato il

24/07/2026

Tempo di lettura

6'

Grazie davvero per questo invito. Le mie parole, dopo interventi così autorevoli, sono davvero nient’altro che una brevissima testimonianza in cui mi riprometto di percorrere dei temi che a me sono molto cari. Le celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica coincidono con l’elogio della democrazia, della liberazione dall’oppressione, del ritrovato esercizio delle libertà fondamentali.

L’elemento centrale di questa svolta istituzionale è stato il pieno riconoscimento del voto alle donne. Oltre il 90% delle donne, che rappresentavano un 52% del corpo elettorale, si recò alle urne il 2 giugno del ‘46 e, quel momento, le rese visibili, artefici del cambiamento, consapevoli della posta in gioco. Quella visibilità non è stata mai smarrita perché, anzi, è andata via via crescendo, dalla partecipazione delle donne alla Costituente ad una lenta ma continua affermazione, come protagoniste, della vita democratica.

E anche l’Ance, che associa le celebrazioni per i suoi 80 anni a quelle per la nascita della Repubblica, conferma una storia autorevole nel rendere incisiva la presenza di una donna, Federica Brancaccio, che la guida con competenza, con determinazione. A lei va la mia grandissima ammirazione.

Le celebrazioni servono, ed è quello che brevemente mi riprometto di fare, anche a ripercorrere dei tracciati coerenti nella storia. Per questo le celebrazioni ci corroborano come cittadini, confermano un senso di appartenenza e di rispetto per quanto è stato costruito. Per me questo è un momento importante anche perché ho avuto il grande privilegio di essere stata giudice costituzionale e, quindi, di aver potuto notare, osservare, vivere dall’interno il funzionamento di un organo di garanzia in una struttura democratica.

Questa coerenza ci viene, perdonatemi se faccio un passo indietro, dal lavoro dei costituenti e in particolare dalla valorizzazione dei corpi intermedi. È stato questo il filo conduttore, il principio personalistico nella nostra Costituzione che si affianca al principio solidaristico. Un filo conduttore che si tende all’interno di riflessioni molto profonde e prende corpo nelle parole pronunciate da figure di grande ispirazione in quell’assemblea e finisce per confluire nel grande articolo 2 della nostra Costituzione.

Mi permetto di fare una piccola citazione di un giovane costituente Aldo Moro, che trovo particolarmente attuale. Siamo nel marzo del 1947, è una riunione pomeridiana dell’assemblea. Lo Stato assicura veramente la sua democraticità ponendo a base del suo ordinamento il rispetto dell’uomo considerato nella molteplicità delle sue espressioni. L’uomo che non è soltanto singolo, che non è soltanto individuo, ma che è società nelle sue varie forme, società che non si esaurisce nello Stato. Ecco, la libertà dell’uomo è pienamente garantita se l’uomo è libero di formare e di svilupparsi negli aggregati sociali.

Ecco, questa forse è una citazione un po’ lunga (e mi scuso per questo), ma davvero serve per dare il senso di un eloquio così semplice ma così curato nei dettagli. L’eloquio dei nostri costituenti, di chi scriveva la Costituzione. E devo dire altrettanto calda e convincente era la partecipazione di una grande donna, Teresa Mattei, che si è battuta perché ci fosse davvero una solidarietà e una eguaglianza senza distinzione di sesso. Poi Giorgio La Pira, che ha collaborato, con la sua idea del pluralismo giuridico, ad affermare la presenza e la centralità della persona nella collettività.

Tutto questo prende corpo nella nostra Costituzione. Dobbiamo spesso ritornare indietro e riflettere su questa meravigliosa carta costituzionale che abbiamo, anche perché quei principi si sono sedimentati nel pensiero filosofico. Penso ad un grande filosofo italiano, Norberto Bobbio, che ha posto a confronto gli antichi ordini privilegiati, che agivano soltanto per arginare il dispotismo del principe, con le formazioni sociali che sono attive nella società civile e contrastano, ci dice Bobbio, la solitudine delle persone perché nella società sottostante allo Stato l’individuo si sviluppa e sviluppa appieno la sua personalità, quindi l’individuo non è mai solo.

C’è una forza trainante nella Costituzione che è il lavoro e non si può non ricordare, in questa sede, con un’armonia di norme costituzionali che fanno riferimento al lavoro. Il lavoro è al centro della democrazia, non soltanto per come è formulato l’articolo 1, ma perché c’è il diritto al lavoro, perché c’è la tutela del lavoro, in tutte le sue forme ed applicazioni, perché c’è il salario familiare dignitoso. Mi fa piacere che sia stato evocato prima il giusto salario, la parità salariale fra uomo e donna ancora da conquistare appieno, la libertà sindacale e diritto di sciopero.

Poiché l’Ance è una grande associazione che si colloca in questo quadro di rinnovamento democratico, mi soffermo sulla lungimiranza, lasciatemi usare questa parola, dei costituenti, sulla straordinaria attualità del principio di libertà sindacale. Io sono stata un professore di diritto del lavoro, quindi perdonerete questa tentazione che la mia materia continuamente mi propone, perché sicuramente a quel principio di libertà sindacale risale l’esercizio collettivo di tanti altri diritti.

Prima è stata evocata molto opportunamente la contrattazione, quindi l’incontro fra le parti sociali e questo è ciò che i costituenti volevano. Questo è il pluralismo giuridico in azione, che è l’espressione di una democrazia matura in cui i soggetti si confrontano. Sono soggetti portatori di interessi collettivi importanti, questa associazione lo è, e porta avanti sempre di più interessi economici e sociali.

Mi permetto ancora di ricordare perché è stato fatto prima opportunamente che le parti sociali sono state attive, lo sono ancora anche in Europa e hanno spinto avanti il modello sociale europeo. Lo hanno fatto nonostante le difficoltà a conferma del fatto che in Europa, anche quando sembra che non si possa andare avanti, si trovano delle soluzioni. Il protocollo sociale fu inserito nel trattato dopo tante controversie, ma c’è e, ora, rappresenta una parte importante della attività e della visibilità delle parti sociali a livello europeo. L’Ance è consapevole di tutto questo.

Dunque, celebrare gli 80 anni della Repubblica significa ricordare anche che l’Italia è sempre stata centrale, protagonista, presente nelle vicende europee fin dall’esordio con la grande storia della Comunità economica del Carbone dell’Acciaio e poi la Comunità Europea, oggi l’Unione. Perché questo è successo? È successo perché l’Italia aveva riconquistato la sua democrazia e quindi poteva far ascoltare la sua voce da paese libero e democratico e aveva al suo favore una distinta cultura europea, molti giuristi, economisti, diplomatici e negoziatori di intese.

Tra questi mi piace citare un economista che circa 20 anni fa, Tommaso Padoa-Schioppa, è stato un grande promotore delle idee di Jacques Delors e quindi delle idee dell’Europa sociale e che ha scritto un libro a me molto caro. Ogni tanto vado a rileggerlo. Ha un titolo molto intrigante e forse ancora valido da ricordare: “Europa, una pazienza attiva”, e il sottotitolo “Malinconia e riscatto del vecchio continente”.

Bene, la metafora della malinconia è quella di un progetto incompiuto, ma si trasforma in un incitamento all’azione. È quello che ho sentito dire negli autorevoli interventi che mi hanno preceduta, perché la malinconia diventa riscatto, anima, progetti che alimentano la pace e la solidarietà. Questo è un messaggio che non perde di attualità, soprattutto in presenza di una associazione così vivace come questa.

Attraversiamo dei tempi drammatici e quindi la forza propositiva di associazioni rappresentative e solidali come l’Ance deve davvero segnare un cammino di riscatto, proprio perché la sua storia coincide con la storia della Repubblica, nata dal libero esercizio di voto che finalmente fu riconosciuto anche alle donne nel 2 giugno del ‘46 e verso le generazioni future che sono nel vostro statuto e che ho sentito più volte opportunamente citare.

Verso di loro si orienta il nostro impegno, perché verso di loro devono rivolgersi sempre parole di fiducia nell’intento di non oscurare, tra l’altro, l’ordine internazionale che ci ha consentito così a lungo di costruire e di preservare la pace. Questo è il mio augurio per Ance, un futuro di pace e di solidarietà.

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