l'inchiesta
La manovra 2027 e il vincolo del debito
Prevedere un set di coperture sul versante della spesa e su quello delle maggiori entrate, in attesa della pronuncia della Commissione europea

Scritto da
Dino Pesole
Pubblicato il
02/10/2026
Tempo di lettura
5'

Arriva l’autunno e puntuale, come sempre, si avvicina l’appuntamento con la manovra di bilancio, quella che un tempo era la Finanziaria. Sono cambiate nel frattempo le regole europee, che rendono più stringente il rispetto di alcuni vincoli di finanza pubblica, in particolare per quel che riguarda il parametro ora centrale dell’andamento della spesa primaria netta, e resta immutato l’impegno a ridurre l’ingente debito pubblico.
Nel timing fissato dagli ultimi documenti programmatici, ora in via di revisione nell’approssimarsi della presentazione della legge di bilancio (l’ultima dell’attuale legislatura), il debito che in termini assoluti ha superato l’astronomica cifra dei 3.207 miliardi in rapporto al Pil dovrebbe passare dal 137,1% del 2025 al 138,6% del 2026, per poi cominciare a flettere leggermente al 138,5% nel 2027, al 137,9% nel 2026 e al 136,3% nel 2029.
Si discute molto a livello politico su entità e composizione della manovra, sul rischio che si trasformi per gran parte in una legge di bilancio dalla chiara impronta preelettorale, così da soddisfare le rispettive constituency dei partiti che compongono la maggioranza. L’opposizione è già pronta a dare battaglia, e anche questa non pare proprio una novità per le profonde divisioni che contrappongono i due schieramenti (e in parte anche al loro interno) su gran parte dei dossier, dalle pensioni alla sanità, dal fisco ai salari, dalla politica industriale a come far fronte ad alcune delle principali urgenze del Paese, in primis la questione demografica e la fuga dei nostri migliori giovani verso altri lidi in Europa.
Certo si tratta di questioni che non possono essere demandate a una sola manovra di bilancio, e che dunque dovranno necessariamente e in gran parte essere rinviate al prossimo Governo e al prossimo Parlamento. Di fatto, la partita autunnale con i conti pubblici, dall’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia per far fronte alle spese per la difesa e per l’energia, allo scostamento di bilancio, non potrà prescindere dal vincolo che dovrebbe scattare con l’auspicata uscita dalla procedura di infrazione per disavanzo eccessivo: quello di ridurre il debito di almeno l’1% l’anno, come previsto dalla nuova governance economica europea per tutti i paesi non sottoposti a “sorveglianza speciale”, con un debito che ecceda il 60% del Pil.
Il primo passaggio è atteso per il 22 settembre, con i dati Istat aggiornati e l’attenzione è tutta rivolta al consuntivo del deficit 2025, inchiodato al momento al 3,1% e che potrebbe essere rivisto al ribasso, quanto basterebbe per certificare l’uscita anticipata dalla procedura di infrazione per disavanzo eccessivo. I margini di flessibilità si concentrano al momento sullo 0,6% del Pil per la sicurezza energetica, lo 0,9% per la difesa.
Spazi di bilancio che non potranno essere utilizzati per coprire il taglio delle accise sui carburanti. Le linee guida che giungono da Bruxelles sono da questo punto di vista chiare e stringenti: i margini di spesa a disposizione, che per noi equivalgono a 14 miliardi nel triennio, dovranno essere diretti in via esclusiva agli investimenti energetici, per rafforzare la sicurezza energetica e accelerare l’uscita dai combustibili fossili, con una spinta ulteriore alle rinnovabili.
Per il resto delle misure in cantiere, l’elenco si allunga di giorno in giorno e come sempre occorrerà fare i conti con le risorse effettivamente disponibili. I vincoli europei non consentono di ricorrere a nuovo deficit, e dunque occorrerà prevedere un set di coperture sia sul versante della spesa che su quello delle maggiori entrate, in attesa che in ottobre la Commissione europea si pronunci sul deficit 2025.
Il nuovo intervento sull’Irpef comincia a delinearsi come il principale biglietto da visita della prossima manovra. Obiettivo ridurre l’aliquota Irpef dal 35 al 33% per i redditi tra 50mila e 60mila euro, scaglione in cui si colloca per buona parte il cosiddetto ceto medio. Costo stimato attorno ai 2,7 miliardi. Per quel che riguarda le coperture, il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha fatto riferimento all’eventuale taglio delle tax expenditures. Fattibile nell’anno delle elezioni, considerato che finora intervenire sulle oltre 573 voci che compongono l’universo delle spese fiscali con una perdita di gettito di 129,7 miliardi si è rivelata un’impresa a dir poco complessa?
In lista di attesa compare poi la proroga dell’imposta sostitutiva agevolata al 5% sugli aumenti retributivi che derivano dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali e sui premi di produttività, e una serie di incentivi diretti alle famiglie per contrastare il crollo delle nascite. La Lega è pronta a riproporre il dossier sulla previdenza: a fronte dell’adeguamento automatico dei requisiti anagrafici all’aspettativa di vita (+3 mesi previsti dal 2027), punta a garantire uscite anticipate dal lavoro a 64 anni e di riaprirle a quota 41.
C’è poi la proposta di un prelievo o contributo straordinario a carico di grandi istituti bancari e finanziari (5% sugli utili, per tre anni che vede però la contrarietà di Forza Italia), nonché la richiesta di riaprire i termini della rateizzazione dei debiti fiscali rilanciando la rottamazione quinquies attualmente in atto. Forza Italia punta a portare gli assegni minimi verso la soglia dei 700-800 euro al mese, accanto a incentivi e semplificazioni fiscali per il popolo delle partite Iva, compreso l’allargamento della “flat tax incrementale”.
In rampa di lancio anche proposte per la soppressione o riduzione di tributi locali (come il bollo auto) e l’introduzione di strumenti come il cashback sanitario e la detassazione delle tredicesime. La sintesi spetterà come di consueto al ministro dell’Economia, che dovrà garantire il rispetto dei saldi (finora ci è riuscito con una condotta prudente sui conti pubblici che ha dato i suoi frutti), e al tempo stesso individuare le necessarie coperture per le misure in cantiere. Compito tutt’altro che agevole data la rilevanza politico-elettorale della manovra, per la quale già si ipotizza un importo complessivo che oscilla tra i 30 e i 40 miliardi.
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