l'inchiesta
Dal caro materiali alla casa: le sfide dell’autunno
Le proposte dell’Associazione per non spegnere il motore degli investimenti e dare una nuova spinta alla crescita
Scritto da
Antonio Troise
Pubblicato il
02/10/2026
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3'

Gestire il dopo-Pnrr senza spegnere il motore degli investimenti, chiudere la partita dei rincari dei materiali, rilanciare il Piano Casa e riaprire il rubinetto del credito. Per l’Ance l’autunno si annuncia come una stagione decisiva. E sono queste le principali sfide indicate dal nuovo presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili, Antonio Ciucci, che mette al centro della propria agenda una parola chiave: programmazione.
Il punto di partenza è inevitabilmente il Pnrr. Per le costruzioni il Piano ha rappresentato un’esperienza complessivamente positiva: circa la metà delle risorse riguarda direttamente il settore e già ad aprile risultava realizzato circa il 76% degli interventi. Ma, avverte Ciucci, un altro Pnrr non ci sarà. La vera sfida sarà allora evitare un brusco calo degli investimenti, trasferendo ai fondi strutturali e di coesione il modello di governance sperimentato in questi anni: una cabina di regia capace di coordinare amministrazioni e soggetti attuatori e accelerare una capacità di spesa che oggi, sui fondi ordinari europei, resta mediamente intorno al 30%.
Prima ancora, però, resta da chiudere il conto del passato. L’Ance rivendica circa 2 miliardi di euro di compensazioni ancora dovute alle imprese per gli extracosti sostenuti nel 2024 e nel 2025. La legge di Bilancio ha stanziato 500 milioni, ma utilizzabili solo dal 2027: troppo poco e troppo tardi, secondo i costruttori, che chiedono nuove risorse già nei prossimi provvedimenti di finanza pubblica. Il problema, del resto, non può essere considerato archiviato: bitume e prodotti plastici hanno registrato aumenti vicini al 50% e le tensioni geopolitiche continuano a rendere instabili i prezzi.
C’è poi il capitolo del credito.
Nel 2007 i finanziamenti bancari destinati alle costruzioni valevano circa 52 miliardi di euro; nel 2024 erano scesi a poco più di 10 miliardi. Un crollo che stride con il ritorno degli investimenti sui livelli precedenti alla grande crisi. Per Ciucci occorre quindi «ricostruire un rapporto di fiducia» con il sistema bancario, perché senza finanziamenti adeguati rischiano di frenare sia le imprese sia le famiglie che vogliono acquistare casa.
Proprio la casa sarà l’altro grande banco di prova dell’autunno. L’Ance giudica positivamente il ritorno del tema nell’agenda politica, ma considera insufficienti le risorse disponibili. Il Piano nazionale prevede circa 10 miliardi fino al 2034, mentre il fabbisogno resta molto più ampio: il patrimonio di edilizia residenziale pubblica rappresenta appena il 3,5% delle abitazioni, contro il 17% della Francia, e secondo Federcasa sono circa 650 mila le famiglie in attesa di un alloggio pubblico.
Per l’Ance bisognerà intervenire contemporaneamente sull’edilizia pubblica, sull’housing sociale e sul mercato privato, rendendo più flessibili anche le regole per l’edilizia convenzionata. Il vincolo che impone di destinare almeno il 70% delle superfici agli alloggi convenzionati, sostiene Ciucci, rischia infatti di rendere economicamente insostenibili molte operazioni fuori dai mercati più forti come Roma e Milano.
Sul tavolo c’è infine la partita della riqualificazione energetica. L’Ance considera la direttiva europea sulle Case Green un’opportunità, ma chiede tempi realistici e soprattutto incentivi stabili. Dopo le continue modifiche degli ultimi anni, la richiesta è quella di un orizzonte almeno decennale che consenta a famiglie e imprese di programmare gli interventi.
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La dimensione della sfida è enorme: con il Superbonus sono stati riqualificati circa 500 mila edifici, mentre per raggiungere gli obiettivi europei entro il 2035 bisognerebbe intervenire su circa 1,8 milioni di immobili.
È dunque un autunno che segnerà il passaggio dall’emergenza alla normalità. Il settore delle costruzioni oggi vale circa il 12% del Pil, il 20% considerando l’intera filiera, muove circa 200 miliardi di investimenti e conta più di 1,6 milioni di occupati. La sfida indicata da Ciucci è non disperdere questa spinta: rafforzare sicurezza, legalità e formazione, ma soprattutto garantire «una programmazione stabile degli investimenti pubblici e un utilizzo più efficiente delle risorse». È su questo terreno che, con la prossima manovra, si misurerà il rapporto tra governo e costruttori.
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