architettura
Sanremo, il tribunale rinasce come residenza protetta
Su progetto di Calvi Ceschia Viganò, l’edificio degli anni Sessanta accoglie oggi una quarantina di alloggi e un sistema di servizi collettivi
Scritto da
Gaia Pettena
Pubblicato il
02/10/2026
Tempo di lettura
4'

Trasformare un tribunale in una residenza protetta significa modificare più di una destinazione d’uso. Nel caso dell’ex Tribunale di Sanremo si trattava di introdurre una misura domestica all’interno di un organismo nato per una funzione pubblica e istituzionale. Completato nel 2021 su progetto di Calvi Ceschia Viganò Architetti Associati, l’intervento interessa 6.450 metri quadrati per un investimento di 9,4 milioni di euro. L’edificio, costruito negli anni Sessanta, accoglie oggi quarantadue alloggi protetti, una comunità alloggio e un sistema di servizi assistenziali e collettivi.
La posizione ha inciso direttamente sulle scelte progettuali. Il complesso si trova a breve distanza dal mare, accanto ai giardini di Villa Nobel e Villa Ormond e in prossimità della pista ciclabile. Sul margine del lotto, il grande Ficus macrophylla costituisce una presenza vegetale di scala quasi architettonica. Il progetto assume queste condizioni come materia di lavoro, attenuando il carattere compatto dell’ex edificio giudiziario e stabilendo un rapporto più diretto con il paesaggio circostante.
L’impianto originario, organizzato secondo una distribuzione lineare intorno a un ampio spazio centrale, si è prestato alla riconversione degli uffici in unità abitative. La trasformazione supera però il semplice adattamento distributivo. Dove il tribunale costruiva percorsi regolati e spazi funzionali, la residenza richiede autonomia, riconoscibilità e una relazione continua tra dimensione privata e vita collettiva.
Quasi tutti gli alloggi dispongono di uno spazio esterno esclusivo. Logge e terrazze diventano parte dell’abitazione, mentre percorsi accessibili collegano gli appartamenti con gli spazi comuni e le aree aperte. È in questa fascia intermedia, tra interno e paesaggio, che il progetto trova uno dei suoi caratteri più riconoscibili.
La trasformazione riguarda anche la percezione della massa costruita. Arretramenti, sovrapposizioni e terrazze frammentano il volume preesistente e conferiscono profondità alle facciate. L’involucro assume così lo spessore di uno spazio abitabile, capace di produrre ombra, mediare l’irraggiamento e moltiplicare gli affacci. Il risultato attenua la scala istituzionale del vecchio tribunale senza cancellarne l’origine.
Il rapporto tra architettura e spazio aperto raggiunge il punto più evidente sulla copertura. Il tetto diventa una terrazza articolata su più quote, orientata verso i giardini di Villa Nobel. Giardini pensili, pergolati, una veranda e un campo per le bocce costruiscono un nuovo livello abitabile, accessibile anche alle persone con ridotta capacità motoria. Il verde attraversa così il progetto, dalle terrazze degli alloggi fino al patio al livello interrato.
In una struttura destinata alla terza età questa continuità assume un valore preciso. La qualità dell’abitare non è affidata alla sola dotazione assistenziale, ma alla possibilità di mantenere una quotidianità riconoscibile: uscire dalla propria stanza, raggiungere una terrazza, incontrare altre persone, fermarsi in giardino o guardare verso il mare diventano azioni ordinarie sulle quali l’architettura costruisce il proprio programma.
Anche gli spazi collettivi partecipano a questa logica. Ristorante, cinema, mediateca, palestra fisioterapica, piscina riabilitativa e ambulatori sono aperti anche agli utenti esterni. La residenza introduce così una presenza proveniente dalla città e riduce la separazione tra spazio assistito e spazio urbano.
Su questa trasformazione si innesta l’aggiornamento tecnico di una costruzione risalente agli anni Sessanta. La struttura principale in cemento armato è stata adeguata alle nuove esigenze prestazionali, mentre involucro e impianti sono stati oggetto di una riqualificazione finalizzata alla riduzione dei consumi, al controllo climatico e alla durabilità.
La riconversione dell’ex Tribunale mostra così un possibile atteggiamento nei confronti di quella parte consistente del patrimonio recente costituita da edifici pubblici che hanno perso la propria funzione originaria. Calvi Ceschia Viganò non tentano di cancellarne la struttura per sovrapporvi l’immagine di una nuova residenza. Lavorano piuttosto sulla distanza tra i due usi, modificando progressivamente scala, percorsi e rapporto con l’esterno.
È proprio questo scarto a dare interesse all’intervento. Un edificio pensato per amministrare e separare funzioni diventa un luogo nel quale l’architettura favorisce prossimità, autonomia e relazioni. La trasformazione più significativa avviene allora meno nell’immagine che nel modo di abitare la costruzione: nei nuovi margini delle facciate, nelle terrazze, nei percorsi all’aperto e in quella copertura trasformata in giardino che ricuce, almeno idealmente, l’edificio con il paesaggio di Sanremo.
DATI DI PROGETTO
Progetto: Conversione dell’ex tribunale in struttura residenziale protetta
Indirizzo: Sanremo – Via Anselmi
Anno di completamento: 2021
Tipologia di progetto: Residenza protetta
Architetti: Calvi Ceschia Viganò Architetti Associati
Ingegnere strutturista: Giorgio Todeschini
Progetto impianti meccanici: Alberto Canavese
Progetto impianti elettrici: Pierluigi Bassilana
Impresa esecutrice: Ars Aedificandi
Costo total: 9.400.000 €
Superficie lorda: 6.450 mq
Foto: Aldo Amoretti
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