la nostra storia

Ance motore della crescita nel rispetto della legalità e dei diritti

2006-2015

Scritto da

Paolo Buzzetti

Pubblicato il

04/06/2026

Tempo di lettura

5'

Essere presidente dell’Ance è stato un incarico che ho fortemente voluto e a cui ho lavorato con determinazione, negli anni in cui mi sono dedicato alla vita associativa.

Beninteso, costruire, realizzare e manutenere edifici, strade, opere idrauliche è un mestiere meraviglioso, uno di quelli che dà più soddisfazione, come diceva Bertrand Russell. Però avevo anche una spinta interiore a interessarmi a qualcosa di più generale, per me e per gli altri.

L’Associazione mi ha dato questa possibilità e mi ha permesso allo stesso tempo di costruire anche grandi amicizie con tanti colleghi imprenditori che, sebbene concorrenti sul mercato, hanno condiviso con me tante battaglie per raggiungere obiettivi comuni.

La mia presidenza inizia nel 2006, in una fase ancora espansiva per il settore delle costruzioni, in cui abbiamo colto l’opportunità di mettere l’Ance al centro di una battaglia di civiltà: quella della sicurezza sul lavoro e, in particolare, nei cantieri.

Abbiamo dato vita a una grande iniziativa, “Il mese della sicurezza”, che ha coinvolto tutto il sistema associativo con 100 eventi in 60 città. Un tema su cui ancora oggi l’Associazione è in prima linea con responsabilità, in una sfida che è di tutta la società, non solo del settore.

A partire dal 2008, però, lo scenario cambia. L’economia italiana viene travolta da una crisi tra le più dure e lunghe mai vissute, che colpisce ovviamente il settore delle costruzioni e che purtroppo attraverserà tutto il mio mandato.

I livelli produttivi si riducono di oltre un terzo, con una caduta delle opere pubbliche di oltre il 54% e il venir meno del sostegno delle banche a famiglie e imprese, a causa di una riduzione del flusso dei finanziamenti che in quegli anni viene più che dimezzato.

Le scelte di politica economica che furono adottate in quegli anni determinarono una tempesta perfetta: l’inasprimento del Patto di stabilità interno e delle regole europee, unito alla drastica riduzione dei finanziamenti bancari, provocarono uno stop degli investimenti pubblici e privati che mise in ginocchio tutte le imprese, anche quelle che erano sul mercato da anni.

A tutto ciò si aggiunse il terribile terremoto dell’Aquila, nel 2009, una tragedia che ancora oggi ricordo con forte emozione.

Non potevamo restare inermi, dovevamo reagire come società civile e come Paese. Decidemmo perciò di organizzare gli Stati Generali delle costruzioni, il 14 maggio 2009, chiamando a raccolta alla Fiera di Roma le rappresentanze del settore e dei sindacati, alla presenza di tutto il mondo politico e del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

“Ricostruire l’Abruzzo per ricostruire il Paese”: così abbiamo voluto intitolare il Manifesto degli Stati Generali, per dare il senso di un’emergenza che non riguardava solo quel territorio.

Un anno e mezzo dopo, nel 2010, con il repentino aggravamento della crisi, decidemmo di reagire con forza per ricollocare l’emergenza delle costruzioni al vertice dell’agenda del Governo.

Partì così una campagna che ribadiva i punti di una piattaforma di proposte non più procrastinabili: sbloccare i pagamenti per le imprese, rendere disponibili le risorse destinate dal Cipe alle priorità infrastrutturali, puntare sui processi di semplificazione amministrativa, eliminare le distorsioni fiscali del settore immobiliare, rilanciare gli strumenti di investimento nelle infrastrutture, attivare strumenti di lotta all’illegalità e promuovere la qualificazione in collaborazione con le imprese e i lavoratori, estendere all’edilizia gli ammortizzatori sociali definiti per il settore industria.

Il culmine di questo impegno fu l’organizzazione di una manifestazione nazionale il 1° dicembre 2010.

Un’iniziativa unica che vide migliaia di caschetti di tutti i colori in piazza a Montecitorio: costruttori insieme ai lavoratori e alle altre sigle della lunga filiera dell’edilizia, a dimostrazione della gravità di una situazione che meritava risposte efficaci e una reazione immediata.

A cominciare da quella contro i mancati e ritardati pagamenti della Pubblica Amministrazione, che in quegli anni hanno messo in difficoltà e fatto fallire migliaia di imprese.

L’Ance si fece quindi carico di una nuova iniziativa, sotto il Governo Monti, raccogliendo i dati sui crediti che le imprese di costruzione vantavano nei confronti della Pa: ben 19 miliardi.

Il 15 maggio 2012 organizzammo il D-Day, dove D sta per Decreto ingiuntivo, un grande evento di denuncia che poi portammo fino a Bruxelles.

Grazie all’allora Vicepresidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, e parallelamente in collaborazione con il Presidente dell’Anci, Graziano Delrio, l’Ance divenne rapporteur in Europa sui ritardati pagamenti e successivamente fu aperta una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.

E finalmente, nel maggio 2013, ci fu il primo provvedimento adottato dal Governo Letta dedicato allo sblocco dei crediti, ridando così ossigeno alle tante imprese in difficoltà e ribadendo un principio inviolabile di civiltà ancora oggi da tenere a mente: i lavori eseguiti vanno pagati.

La difesa dei diritti non si fermò qui. In quegli stessi anni ci siamo dovuti occupare della casa, bersaglio di misure finalizzate a incrementare le entrate dello Stato, come la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa, che fece aumentare la tassazione sulle abitazioni da 9 a 24 miliardi.

Fu in quegli stessi anni, inoltre, che l’Ance si fece promotrice di una battaglia che oggi, con i cambiamenti climatici in atto, è divenuta dirimente: il contrasto al dissesto idrogeologico attraverso un grande piano di manutenzione del territorio.

Nel 2014 prese così il via, su nostro impulso, la grande campagna di Dissesto Italia, promossa insieme ad architetti, geologi e Legambiente, che raccolse più di mille firme in poche ore sul web.

L’Ance si fa quindi capofila di una mobilitazione trasversale condivisa dalla società civile e suffragata da dati scientifici elaborati dal Cresme.

A darle grande visibilità contribuì anche un reportage che affidammo a giornalisti professionisti per raccontare la devastazione di alluvioni e frane e i danni all’economia e alla popolazione, che poi fu ripreso da decine di trasmissioni radio e tv.

Queste esperienze hanno testimoniato e continuano a dimostrare ancora oggi l’importanza del ruolo dell’Associazione, a cui è affidato il compito di trasmettere alla classe politica le esigenze e il sentire della società.

Tutto quel che ho tentato di fare negli anni del mio mandato, con l’aiuto di colleghi e amici imprenditori, non sarebbe stato possibile senza il supporto fondamentale della struttura dell’Ance, che con le sue professionalità ha permesso di trasformare le nostre idee in proposte e attività concrete di grande valore e attualità.

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