la nostra storia
Così abbiamo superato la grande crisi degli anni Novanta
1994-2000

Scritto da
Umberto Mancini
Pubblicato il
04/06/2026
Tempo di lettura
4'

A colloquio
con Vico Valassi
Vico Valassi, presidente nazionale Ance dal 1994 al 2000, è una figura chiave della rappresentanza dei costruttori e oggi torna d’attualità perché il settore delle costruzioni prova a riposizionarsi dopo la stagione del Pnrr, mentre l’Associazione insiste sul piano casa, il rilancio degli investimenti e una nuova stagione che coniughi sostenibilità, sviluppo, inclusione e rigenerazione urbana.
Ma Valassi, un “ragazzo” di 89 anni, che si è confrontato con sei presidenti del Consiglio e sette ministri delle Infrastrutture, superando la tempesta di Tangentopoli, è soprattutto un punto di riferimento, un orgoglio per la famiglia dei costruttori.
“L’Ance – dice – è nel mio cuore, ho dedicato la vita all’Associazione”.
Del resto, spiega, l’azienda di famiglia è attiva dal 1898 nel settore, una tradizione che continua, si perpetua, il segno plastico di una sfida imprenditoriale che si poggia su fondamenta solide, sull’impegno, la trasparenza e la responsabilità.
“Vede – spiega con tono fermo e risoluto – io sono un ragazzo di provincia, mi sono sempre impegnato, e quando mi hanno chiamato al vertice dell’Associazione ho moltiplicato gli sforzi. Del resto, non avendo mai lavorato nelle opere pubbliche, potevo muovermi con una certa indipendenza, non dovevo chiedere niente a nessuno”.
Probabilmente, la sua esperienza all’Ance ha coinciso con una delle fasi più difficili per il settore, con la bufera Tangentopoli da superare, le turbolenze che rischiavano di paralizzare le costruzioni, un clima nel Paese pesante.
“Certamente non è stato facile – risponde l’ex presidente – Mi sono confrontato con tanti politici. Da Prodi a Berlusconi, da Baratta a Di Pietro e Costa, da D’Alema a Visco, Bargone e molti altri. E poi Mario Monti, gli uffici di Bruxelles.
Devo dire che ho avuto ottimi rapporti con tutti, spiegando sempre in maniera semplice e chiara come superare le criticità, la via per sviluppare il settore, come superare gli ostacoli.
Alla Consulta delle Costruzioni, al teatro Sistina, nel 1995, c’erano proprio tutti. Da lì è partita una sorta di sfida, di rilancio.
Volevo, anzi volevamo, noi tutti costruttori, mettere al centro la dignità del nostro lavoro, illustrare i progetti. Ritrovare l’orgoglio e pretendere il rispetto per quello che facevamo. Abbiamo chiesto con forza di poter lavorare, con onestà, forza, determinazione”.
Una missione che, spiega Valassi, si è chiusa positivamente anche “se non è stato semplice. Il comparto è ripartito, la trasparenza, l’onestà di tante aziende, ha prevalso.
In molti hanno capito che non si potevano addossare tutte le colpe del Paese a noi dopo la crisi legata a Tangentopoli. Che sarebbe stato ingiusto oltre che non vero. Una sfida che abbiamo superato, grazie al lavoro di squadra, all’impegno.
Ho avuto la fortuna di collaborare con associazioni e colleghi molto preparati e disponibili. Determinante è stata la competenza disponibile e collaborativa del Direttore Generale, dott. Carlo Ferroni, che ha coinvolto tutta la struttura di Ance, nessuno escluso. Meravigliosi!”.
Un processo che ha portato, poi, alla soglia del 41% per le ristrutturazioni.
“All’inizio degli anni Novanta il settore delle costruzioni usciva da una crisi profonda, segnata da Tangentopoli, con il crollo della domanda pubblica e la stretta creditizia.
In questo scenario l’Ance ed io abbiamo spinto per una politica industriale che non doveva limitarsi ai lavori pubblici, ma che doveva rimettere al centro il patrimonio edilizio privato e le grandi opere urbane”.
L’altro anno chiave è stato il 1995, quando si apre un confronto sistematico tra Governo, imprese, sindacati e professioni tecniche che i costruttori battezzano informalmente “Consulta generale delle costruzioni”.
Matura l’idea di usare la leva fiscale non solo come incentivo una tantum, ma come architrave di una politica di lungo periodo per manutenzione, riqualificazione energetica e sicurezza antisismica del costruito.
“Abbiamo avuto una capacità di visione importante. Anche se non è stato agevole convincere prima Bruxelles e poi il Governo. Ma l’idea era giusta, la visione adeguata alla sfida dei tempi”.
La svolta arriva con il provvedimento che disciplina in modo organico la detrazione Irpef del 41% per le spese di recupero del patrimonio edilizio, un provvedimento che si muove “nel solco delle prime detrazioni introdotte nella metà degli anni Novanta, ma ne definisce regole, limiti di spesa, modalità di ripartizione in quote annuali, in cinque anni, e cause di decadenza, trasformando l’incentivo in un pilastro del mercato delle ristrutturazioni.
Fondamentali sono stati il presidente del Consiglio Romano Prodi e i ministri Vincenzo Visco e Paolo Costa”.
La sua presidenza si può caratterizzare per due richieste chiave: certezza e durata nel tempo degli incentivi fiscali. Istanze sempre attuali.
“L’Associazione si batte da sempre su questi fronti. Perché il recupero e lo sviluppo edilizio e urbano non va considerato un segmento minore del settore, ma la spina dorsale di un nuovo ciclo di investimenti diffuso, capace di attivare tutta la filiera, dalle grandi imprese alle piccole.
Con onestà, competenza e dedizione abbiamo supportato il Paese e continueremo a farlo. La mia azienda, che paga le tasse e i contributi da quando ancora non ero nato, è stata fondata nel 1898, sta lì a dimostrarlo”.
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