tech e digital
Digitalizzazione per le imprese strada obbligata
Sviluppare una cultura industriale che fa leva sulla centralità dei dati e dei flussi informativi
Scritto da
Angelo Luigi Camillo Ciribini
Pubblicato il
17/10/2025
Tempo di lettura
4'

Digitalizzazione e sostenibilità nell’impresa di costruzioni
La parola “digitalizzazione” e il vocabolo “sostenibilità” procedono di pari passo nella narrazione e, per certi versi, più implicitamente, nella legislazione cogente, nella normativa volontaria e nella contrattualistica che riguardano l’impresa di costruzioni, benché entrambi i termini, soprattutto il secondo, stiano vivendo una fase, per così dire, di allentamento.
Parimenti, la Gestione Informativa Digitale (Gid), sostituendo, di fatto, il Building Information Modelling (Bim), svolge un ruolo considerevole entro il Codice dei Contratti Pubblici, significando, per i soggetti imprenditoriali, un approccio più esteso al fenomeno della digitalizzazione.
Innovazione digitale tra obbligo formale e cambiamento reale
Naturalmente, come accade per tutti i disposti di legge, le innovazioni di processo e di prodotto possono essere accolte in modalità effettivamente operativa, modificando assetti consolidati, oppure possono essere tacitamente neutralizzate, adempiendo formalmente, ma svuotando di contenuti l’obbligo.
Questa condizione non sarebbe, peraltro, inedita per il settore né per l’impresa di costruzioni, specie a fronte di una controparte contrattuale che non fosse sufficientemente attrezzata.
Il punto sostanziale, per l’impresa di costruzioni, risiede, tuttavia, altrove: nello stato di necessità avvertito per la digitalizzazione dagli operatori economici e dal conseguente portato legato alla cultura industriale.
Una diffusione ancora non capillare
Di là, infatti, di casi specifici di buona pratica, anche a prescindere dalla tipologia di impresa di costruzioni, della sua dimensione e della natura dei mercati entro cui opera, non si può, infatti, attualmente affermare che la digitalizzazione abbia avuto presso di essa una capillare diffusione.
La ragione principale di questo stato delle cose ha origini antiche e profonde, poiché una adozione dei metodi e degli strumenti della digitalizzazione dipende, in definitiva, dallo stato di necessità, cioè dal fatto che la complessità evolutiva dei processi decisionali, l’essenza del prodotto immobiliare o infrastrutturale e l’articolazione delle filiere e delle catene di fornitura letteralmente stiano a impedire la prosecuzione delle prassi tradizionali e consolidate.
La centralità dei dati come paradigma organizzativo
Di conseguenza, come evidenziato da un recente rapporto di Assonime, un’organizzazione non potrebbe che riconfigurare la propria struttura organizzativa e i propri processi gestionali intorno al paradigma della centralità dei dati e dei flussi informativi.
Ciò, peraltro, comporta che si accetti di accogliere principi di cultura industriale che implichino il ricorso a strutture e a modelli normalizzati dei dati, come potrebbe, ad esempio, accadere per il Digital Product Passport (Dpp), contemplato dal Regolamento Comunitario sui Prodotti per la Costruzione (Cpr).
Occorre, perciò, domandarsi se e quando questo stato di necessità possa manifestarsi per l’impresa di costruzioni, quale ne sia il portato e quale prezzo questo accadimento possa comportare.
Dall’adempimento normativo all’ecosistema digitale aziendale
Un conto è, infatti, aderire, almeno nella forma superficiale, a richieste contrattuali, mediate da imposizioni legislative, in maniera puntuale, con avanzamenti della configurazione dei dati e delle informazioni da comprendere e da verificare.
Un altro è, per esigenze proprie, creare, a livello aziendale, declinandolo nelle singole commesse, in relazione alle coalizioni e alle catene di fornitura, un ecosistema digitale sartoriale finalizzato a incrementare il tasso di produttività e a mitigare il rischio di insuccesso, nei confronti delle committenze e dei soggetti finanziari.
È questo l’obiettivo posto in uno studio realizzato dal Politecnico di Milano e dall’Università degli Studi di Brescia per conto di Ance, che ha avuto come presupposto il prendere le distanze dagli obblighi di legge per guardare al vissuto quotidiano dell’impresa di costruzioni, nelle sue singolari e individuali peculiarità, nel dialogo tra soggetti interni ed esterni, tra sedi e cantieri, per cogliere quegli elementi che siano riconducibili, appunto, a uno stato di necessità.
Il valore del dato per imprese, committenze e finanza
A corollario di questo approccio sta, naturalmente, l’assunto per cui, laddove il dato e l’informazione possano innescare inedite configurazioni organizzative, gli stessi dati e le stesse informazioni assumano un valore rilevante sia per il versante della domanda a cui si rivolge l’impresa di costruzioni sia per il variegato mondo finanziario.
Un mondo composto da istituti di credito, compagnie assicurative, investitori, asset management company e private equity firm.
Detto altrimenti, allorché il dato e l’informazione siano apprezzabili, essi abbisognano di sistemi di valutazione per fissarne metaforicamente i prezzi.
Produttività e rischio come fattori di trasformazione
Potranno, quindi, l’incremento della produttività e la mitigazione del rischio agire da reali fattori di innesco, agenti trasformativi, per la autentica digitalizzazione dell’impresa di costruzioni, oppure, al netto dei cambiamenti contingenti, una sorta di resistenza ovvero di resilienza potrà limitarne gli effetti ad aspetti esteriori?
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