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Intervista a Paolo Zangrillo
ministro per la Pubblica amministrazione
Scritto da
Adriano Baffelli
Pubblicato il
25/12/2025
Tempo di lettura
9'

Biografia
Il senatore Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, si laurea in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Milano nel 1987. Inizia la sua carriera aziendale nello stesso anno presso la Magneti Marelli, multinazionale italiana operante nell’industria automobilistica, ricoprendo posizioni di vertice nell’ambito delle risorse umane dal 1992 al 2005. Nel corso della sua carriera ha rivestito incarichi manageriali Hr presso Teksid (Gruppo Fiat), Fiat Powertrain Technologies (poi Fiat Chrysler), come vicepresidente, e Iveco. Nel 2011 è diventato direttore Personale e Organizzazione di Acea, ricomprendo l’incarico fino al 2017. Eletto con Forza Italia alla Camera dei deputati nel 2018, è stato membro della Commissione Lavoro nella XVIII legislatura, ricoprendo l’incarico di Capogruppo del partito. Dal 2018 è Commissario regionale di Forza Italia in Piemonte e pro tempore in Valle d’Aosta. Eletto con Forza Italia al Senato della Repubblica alle politiche 2022 nel collegio uninominale Piemonte 04 (Alessandria). Il 22 ottobre 2022 presta giuramento davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e diviene ministro per la Pubblica amministrazione nel governo Meloni.
Pubblica amministrazione finalmente amica di cittadini e imprese: ecco la sfida da vincere
In Italia il tessuto normativo è spesso percepito come un labirinto intricato di leggi, regolamenti e procedure, per questo l’attività del Dipartimento della Funzione pubblica assume un ruolo strategico. Il suo compito non è solo di garantire il funzionamento della macchina burocratica, ma anche di renderla più trasparente e vicina a cittadini e imprese. Un obiettivo ambizioso e indispensabile, se si pensa che la complessità legislativa è da anni uno dei principali ostacoli alla competitività e alla fiducia nelle istituzioni. Dalla fine del 2022 sono state introdotte misure che segnano una discontinuità rispetto al passato, puntando sulla semplificazione normativa e sulla digitalizzazione dei procedimenti. Un cambio di prospettiva che mira a ridurre drasticamente tempi e costi di adempimento. Si tratta di una “manutenzione” attesa da decenni, destinata a sciogliere quel nodo che spesso intrappola amministratori locali, professionisti e imprese in una giungla di interpretazioni. In parallelo, la sperimentazione del silenzio assenso digitale in settori chiave, dall’edilizia all’avvio di attività commerciali, rappresenta una svolta culturale prima ancora che burocratica: lo Stato si impegna a non essere più un freno, ma un facilitatore. Un capitolo rilevante riguarda anche i rapporti con il mondo produttivo con cui è stato avviato un confronto permanente attraverso iniziative concrete, tra queste: il percorso “Facciamo semplice l’Italia”, che sta attraversando tutte le Regioni, e la consultazione “La tua voce conta”, conclusa a fine settembre, che ha raccolto 600 segnalazioni provenienti da cittadini, dipendenti pubblici e imprese sui nodi da sciogliere. Da ultimo, il portale “Italia semplice” (italiasemplice.gov.it) permette ai cittadini di conoscere in modo chiaro e immediato quali procedure sono state semplificate. La cultura amministrativa italiana, storicamente appesantita da controlli formali e procedure ridondanti, necessita di un cambiamento di mentalità, oltre che di strumenti normativi. La direzione imboccata dal ministro per la Pubblica amministrazione è quella giusta: meno carte, più servizi digitali, regole più semplici. In un Paese che ha sempre sofferto di ipertrofia legislativa, per la prima volta, sono state messe a terra iniziative e progetti che permettono agli utenti, cittadini e imprese, di usufruire dei servizi pubblici in modo efficace e rapido, senza più affrontare un percorso a ostacoli.
Ministro Zangrillo, è possibile immaginare la Pubblica amministrazione alleata delle imprese o si tratta di un’utopia?
Non è solo possibile: è indispensabile. La competitività di un’impresa dipende da molti fattori, interni ed esterni, e tra questi la Pubblica amministrazione gioca un ruolo decisivo. Le amministrazioni non devono più essere percepite come un ostacolo, ma come un motore capace di accelerare la crescita e lo sviluppo. Perché ciò avvenga serve un cambiamento culturale profondo, fondato sull’etica del civil servant e sulla consapevolezza che una Pubblica amministrazione che funziona è la condizione perché tutto il Paese cresca, a partire dalle sue imprese. È in questa direzione che stiamo lavorando per costruire una Pubblica amministrazione più moderna, efficiente e vicina ai bisogni reali del sistema produttivo e dei cittadini. La semplificazione amministrativa è al centro di questo percorso: non solo per rendere più agevole il dialogo con le imprese, ma per aumentare la produttività, ridurre i costi e liberare energie. I progetti che stiamo portando avanti – da un nuovo sistema di reclutamento alla valorizzazione del merito, dal potenziamento della formazione alla semplificazione e digitalizzazione dei processi – vanno tutti nella stessa direzione: costruire una macchina amministrativa alleata della crescita, capace di accompagnare cittadini e imprese in ogni fase del loro sviluppo.
I vari provvedimenti legislativi da lei richiamati sono da considerarsi, anche, legati al capitolo Pnrr, che ha individuato nella semplificazione un elemento abilitante e indispensabile per il rilancio del Paese?
Il Pnrr affida al Dipartimento della Funzione pubblica il compito di reingegnerizzare e digitalizzare 600 procedure entro giugno 2026. È una delle missioni più significative del Piano, perché la semplificazione è la vera infrastruttura immateriale su cui si costruisce la competitività del Paese. Ad oggi abbiamo semplificato quasi 400 procedure: un risultato concreto che vede il Dipartimento in linea con gli obiettivi del Pnrr. Gli interventi hanno già prodotto effetti misurabili con una riduzione del 60% dell’arretrato amministrativo e un taglio del 40% dei tempi di conclusione dei procedimenti. Meno burocrazia significa più tempo, più risorse e più opportunità per cittadini, imprese e amministrazioni. È così che si costruisce una Pubblica amministrazione alleata dello sviluppo e motore della crescita del Paese. Il vero cambiamento, però, non è solo nei risultati ma nel metodo di lavoro. Abbiamo scelto di operare con un approccio collaborativo, ascoltando amministrazioni, cittadini e imprese. La complessità delle sfide che affrontiamo richiede infatti di superare visioni settoriali e frammentate, per arrivare a soluzioni condivise, capaci di generare valore per le persone e per i territori. Iniziative come “Facciamo semplice l’Italia”, che sta attraversando tutte le Regioni e la consultazione pubblica “La tua voce conta” che ci ha permesso di raccogliere 600 segnalazioni provenienti da cittadini, dipendenti pubblici e imprese, ci consentono di costruire interventi normativi aderenti alla realtà. In questo senso, la semplificazione non è solo un adempimento amministrativo, ma un esercizio collettivo di responsabilità condivisa: un processo che unisce istituzioni, imprese e cittadini nel costruire una Pubblica amministrazione capace di accompagnare lo sviluppo del Paese con fiducia, efficienza e visione.
Recentemente lei ha presentato il Portale Unico “Italia semplice”, di cosa si tratta e quali vantaggi riserva a imprese e cittadini?
Per troppo tempo la scarsa conoscenza delle norme ha limitato l’efficacia delle semplificazioni: in molti casi cittadini e imprese non sapevano nemmeno che determinate complicazioni fossero già state superate. Con il Portale “Italia semplice” colmiamo finalmente questo vuoto, trasformando la semplificazione da principio astratto in un servizio concreto e accessibile a tutti. Online da fine settembre, il portale è sempre operativo e costantemente aggiornato: consente di conoscere in modo chiaro e immediato quali procedure sono state riviste e cosa cambia nella vita quotidiana di chi deve ad esempio presentare una pratica o aprire un’attività. È uno strumento pensato per tutti: intuitivo, facile e vicino ai bisogni reali delle persone.
Il protocollo tra Dipartimento della Funzione pubblica e Ance, siglato a novembre 2023, è stato letto come un concreto investimento nel capitale umano da parte del Governo. È soddisfatto dei risultati ottenuti?
È evidente come la formazione rappresenti un asset strategico per rendere le amministrazioni più efficienti e pronte ad affrontare le sfide del nostro tempo. Ma non si può pensare di costruire percorsi formativi nel chiuso dei nostri uffici: è necessario un approccio aperto attraverso la creazione di “ecosistemi”, capaci di creare una sinergia virtuosa tra pubblico e privato. A testimonianza di questo percorso il protocollo siglato con Ance ha preso forma attraverso la costruzione di un corso formativo sul nuovo codice dei contratti pubblici accessibile a tutti i dipendenti attraverso il portale Syllabus. I numeri parlano chiaro: ad oggi sono più di 21mila le persone che hanno avviato il corso e oltre 14mila quelle che lo hanno concluso.
Legandoci al contesto di “Città nel futuro”, quali iniziative sono state intraprese per semplificare le procedure amministrative connesse alla realizzazione degli interventi edilizi?
Un passo decisivo è rappresentato dalla nuova modulistica unica per le attività edilizie, che garantisce a cittadini e professionisti chiarezza per l’applicazione delle semplificazioni del decreto “Salva Casa”. Si tratta di un traguardo importante che mette in pratica le semplificazioni previste dalla legge con un notevole risparmio di tempo per cittadini e imprese e che soprattutto assicura uniformità e trasparenza su tutto il territorio nazionale. A questo si aggiunge il percorso di digitalizzazione e interoperabilità degli Sportelli unici delle attività produttive (Suap) e degli Sportelli unici dell’edilizia (Sue). L’obiettivo è quello di realizzare un nuovo ecosistema digitale per la gestione delle procedure riferite ai Suap e ai Sue e fare in modo che gli utenti possano orientarsi senza perdersi tra moduli e procedure differenti. A fronte del primo investimento di circa 100milioni di euro per rendere interamente interoperabili i Suap, ad oggi, agli avvisi di finanziamento hanno partecipato il 99% dei Comuni e il 56% ha già aggiornato il proprio sistema secondo le nuove regole di interoperabilità. Un passo notevole.
Quanto è vicino, o lontano, il traguardo di una Pa efficiente, che non chiede a un cittadino o a un’impresa enne volte documenti dei quali è già in possesso. Un apparato pubblico al passo con l’innovazione e capace di attrarre i migliori, sulla base di competenza ed efficienza?
Siamo molto più vicini di quanto si pensi. La Pubblica amministrazione sta cambiando passo, con interventi concreti che mettono efficienza, collaborazione e fiducia al centro del rapporto con cittadini e imprese. Ma tutto questo è possibile solo se partiamo da un unico fattore: le nostre persone. Per questo motivo è necessario costruire ambienti di lavoro dinamici e stimolanti in cui i dipendenti si sentano davvero realizzati. Ecco perché siamo partiti da nuove forme di reclutamento, per attrarre i talenti, da una formazione continua, volta a rafforzare tutte quelle competenze manageriali sempre più necessarie per gestire la complessità, e dalla valorizzazione del merito. Su quest’ultimo fronte, è all’esame del Parlamento un disegno di legge che poggia le basi su un principio semplice: premiare le persone sulla base dei risultati raggiunti, sul “saper fare” e non soltanto sulle competenze acquisite. Si tratta di un cambiamento culturale che responsabilizza i dirigenti chiamati a prendersi cura della propria squadra. Tutte queste iniziative ci permettono di attrarre i talenti, i giovani motivati di cui abbiamo sempre più bisogno per costruire, insieme, la Pubblica amministrazione del futuro.
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