l’inchiesta: il futuro è in città

Dalla rigenerazione al piano dei servizi: il modello Napoli

Una nuova procedura pianificatoria partendo dalle città Come definire l'offerta attuale di una realtà urbana

Scritto da

Ercole Incalza

Pubblicato il

25/12/2025

Tempo di lettura

4'

Sperimentiamo una nuova procedura pianificatoria partendo dalla tessera base del nostro sistema Paese e cioé dalla città, da ciò che definiamo impianto urbano. E, forse, dovremmo affrontare questa interessante area tematica non prendendo in considerazione l’assetto e l’impianto geografico con le distinte attività ma esaminando attentamente l’offerta di servizi. Sarebbe opportuno, per la prima volta, considerare dove siano ubicati i servizi offerti:

  • dalla scuola alla sanità;
  • dalle varie attività amministrative e finanziarie (banche, poste, ecc.) ai grandi centri mercato;
  • dalla serie di locali per il tempo libero ai vari centri culturali;
  • dai grandi centri di deposito e stoccaggio per prodotti food e no food ai grandi impianti per l’approvvigionamento idrico e per la relativa distribuzione;
  • dai grandi impianti per l’approvvigionamento e la distribuzione energetica ai grandi hub logistici (stazioni ferroviarie, impianti aeroportuali, porti, interporti);

Una volta conosciuta questa che possiamo definire l’“offerta attuale di una realtà urbana” dovremmo effettuare più simulazioni sulle reali interazioni legate alla movimentazione delle persone e delle merci all’interno di tale sistema, di tale impianto urbano e ripetere più volte queste simulazioni non modificando le caratteristiche ubicazionali e le relative caratteristiche dimensionali e misurando, in modo capillare, i risultati, le anomalie e le criticità costruendo, in tal modo, diverse alternative. Questo approccio motiverebbe in modo asettico ed oggettivo le possibili:

  • nuove ubicazioni dei vari siti;
  • nuove ubicazioni delle varie funzioni;
  • nuove presenze di attività inizialmente non presenti;
  • nuova articolazione di reti e di nodi generatrice di una nuova serie di interazioni funzionali.

Fin qui un banale approccio teorico e sicuramente eccessivamente ermetico, tuttavia, lo considero del tutto innovativo nel complesso ed articolato processo di rigenerazione urbana. Infatti, finora la serie di approcci disponibile si sofferma eccessivamente ed essenzialmente sui siti fisici, sulla capacità di riuso di ambiti dell’urbano in avanzato degrado sia dal punto di vista immobiliare che dal punto di vista funzionale e questo però non risponde ad una chiara caratteristica che invece dovrebbe possedere ogni forma di rigenerazione urbana e cioè la misurabile “organicità della iniziativa”. In realtà è assurdo dare vita ad una rigenerazione di parti di città, è completamente antitetico ipotizzare una rigenerazione per tessere. Un simile approccio infatti non solo incrina alle basi la stessa rigenerazione ma amplifica, in modo irreversibile, le distanze qualitative e funzionali tra distinte realtà urbane. Dovremmo convincerci, una volta per tutte, che una rigenerazione urbana non persegue una banale costruzione di una “beautiful city” ma una città che, pur mantenendo dei riferimenti fisici legati essenzialmente alle varie evoluzioni ed involuzioni temporali, diventa immediatamente congeniale alle esigenze dei fruitori della città stessa. In tutto questo diventa elemento davvero innovatore e rivoluzionario ciò che ancora forse non abbiamo capito adeguatamente e cioè l’articolato sistema di digitalizzazione di tutte le funzioni, di tutte le componenti che caratterizzano le interazioni tra le stesse funzioni.

Questa lunga premessa spero sia utile per ribadire che la rigenerazione urbana può sicuramente essere una grande occasione per convincerci ulteriormente sulla opportunità di produrre, in futuro, non un processo pianificatorio legato alle infrastrutture, ai siti residenziali, gli hub logistici ma legato, in modo dominante, ai servizi offerti. Sembra strano ma se riuscissimo a dare vita ad una esperienza pilota di “rigenerazione urbana” seguendo queste categorie procedurali, queste letture ed interpretazioni dell’esistente, potremmo allargare tale approccio anche alla dimensione rappresentata dalle realtà più vaste come le Regioni, come lo stesso Paese. Forse prenderebbe corpo così il più volte annunciato e mai attuato “Piano dei Servizi”, quel Piano che necessariamente deve nascere dal basso, cioè da quello che, a tutti gli effetti, come detto prima, è la tessera chiave delle funzioni e delle esigenze di un Paese. La sperimentazione potrebbe partire da una realtà urbana che contiene al suo interno tutte le condizioni per costruire un difendibile “Piano dei servizi”, mi riferisco, in particolare, alla città di Napoli. Di seguito riporto alcune delle motivazioni di una simile scelta:

  1. è l’unica tessera del mosaico Paese al cui interno ci sono già tante componenti che caratterizzano l’articolato sistema che è alla base della funzione urbana con elevata carica entropica;
  2. è sommatoria di funzioni fra loro interconnesse: funzioni logistiche (porti, nodi stazione, nodi destinati allo stoccaggio), funzioni commerciali, funzioni scolastiche e universitarie, funzioni sanitarie, funzioni culturali; tutte funzioni distinte ma, ripeto, fra loro strettamente interagenti
  3. è una realtà urbana carica di “singolarità” sia nell’area terrestre che marittima come quella relativa alle isole di Procida, Capri e Ischia, una realtà che offre tante occasioni di rilettura integrale delle modalità legate alla gestione ed alla offerta dei servizi. Una tale sperimentazione confermerebbe ancora una volta la definizione di città di Max Weber, una definizione prodotta 170 anni fa: “ambito territoriale caratterizzato dalla presenza di un complesso di funzioni e di attività integrate e complementari, organizzato in modo da garantire elevati livelli di efficienza e da determinare condizioni ottimali di sviluppo delle strutture socio – economiche”.

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