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Intervista al neoeletto Presidente di Ance
Da luglio 2026 Antonio Ciucci è Presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili

Scritto da
Adriano Baffelli
Pubblicato il
23/07/2026
Tempo di lettura
10'

“Associazione sempre più forte, autorevole e vicina ai territori”
A Roma, nella sede nazionale dei costruttori edili, l’Ance, associazione attiva da ottant’anni per dare rappresentanza e voce a un settore centrale nella vita sociale ed economica italiana, non c’è aria di vacanza, nonostante luglio stia ormai per lasciare spazio all’agostano periodo per antonomasia del riposo e delle chiusure. Nel quartier generale di via Guattani, traversa della Nomentana poco lontana dalla vivace piazza Bologna, l’attività è più intensa che mai. C’è un quadriennio da affrontare con idee chiare, un programma intenso e la volontà di lavorare per dare risposte al dinamico settore, alle prese con una stagione che s’annuncia particolarmente impegnativa.
Basti pensare al termine della stagione eccezionale legata alle risorse del Pnrr, figlie del Next Generation Eu, programma “a tempo” di ripresa e resilienza da oltre ottocento miliardi di euro istituito dall’Unione Europea per riparare i danni economici e sociali causati dalla pandemia di Covid-19. Il suo scopo principale era di creare un’Europa post-pandemia più verde, digitale e resiliente. Per non parlare del quadro internazionale, sempre più caratterizzato da una situazione di perma-crisi, peraltro intrecciata ad un evidente scenario di poli-crisi. Con le ricadute dei conflitti in atto soprattutto in termini di costi energetici, di inflazione e con il pericolo della stagflazione.
Come se non bastasse, la demografia, dopo lunghi periodi di decremento delle nascite, rende complicato il fondamentale capitolo del “capitale umano”, linfa prioritaria di ogni impresa. Una cornice da far tremare le vene ai polsi, nella quale ha iniziato il suo percorso nelle impegnative vesti di presidente di Ance per il quadriennio 2026 – 2030, Antonio Ciucci.
Nell’intervista che segue potremo capire quali siano i principali obiettivi che intende raggiungere, insieme alla sua squadra di vicepresidenti, durante il suo mandato. Un’attività che avrà ovviamente ricadute sull’edilizia, nelle sue due principali componenti, quelle delle opere pubbliche e quella sul versante privato del residenziale, delle imprese e dei servizi. Al tempo stesso, un’azione che si riverbererà sulla più ampia e “lunga” filiera del costruito, complessa e trasversale, che tocca direttamente o indirettamente il 90% dei settori economici del paese.
Una filiera, come abbiamo avuto modo di capire e conoscere, fondamentale, e profondamente radicata su tutto il territorio nazionale. Una filiera che in realtà non tutti conoscono adeguatamente e che questa rivista contribuisce a raccontare, evidenziando il grande lavoro, che in larga parte rimane nascosto ai più, quotidianamente sviluppato dal mondo associativo imperniato su Ance. Un’attività che supporta e valorizza il grande impegno legato all’attività di ogni singolo cantiere, a prescindere dalle sue dimensioni. Un’azione, quella associativa e quella comunicativa, utile anche per diffondere la consapevolezza e la conoscenza del grande valore che le opere dei costruttori rivestono, oltre che intrinsecamente, per l’intera società. Perché, non dimentichiamolo, case, ospedali, scuole, ponti, piazze, parchi, servizi, che nemmeno vediamo perché viaggiano sottoterra, sono infrastrutture sociali.
Presidente Ciucci, qual è il principale obiettivo della sua presidenza?
Intendo concentrare il mio impegno su tre assi principali per costruire, insieme alla squadra dei vicepresidenti, un’associazione sempre più forte, autorevole e vicina ai territori: identità, mercato e innovazione. Identità perché dobbiamo rafforzare il nostro sistema e la capacità di rappresentare tutte le imprese di costruzione: quelle che operano nel pubblico, quelle che realizzano interventi nel privato, le specialistiche. È necessario evitare distinzioni che rischiano di dividerci o prestano il fianco a nuove sigle che promettono vantaggi a scapito di servizi e qualità, ma rafforzare la nostra attrattività, accrescere il valore dell’appartenenza ad Ance, essere sempre più presenti e valorizzare i territori.
Secondo tema cruciale è il mercato, perché senza un mercato adeguato dal punto di vista delle risorse, aperto, trasparente e competitivo non esiste crescita né sviluppo. Quindi lavoreremo affinché ci siano meno chiusure e più concorrenza, meno burocrazia e più certezze, maggiore qualità e spazio per le imprese. Il tutto passa poi attraverso l’innovazione, perché solo accompagnando il cambiamento potremo continuare a essere protagonisti e non semplici spettatori delle trasformazioni in corso.
Che cosa porta con sé, concretamente e idealmente, dell’esperienza vissuta alla presidenza di Ance Roma – Acer?
Porto con me il confronto quotidiano con le imprese e con le istituzioni e la consapevolezza di quanto il nostro settore incida direttamente sulla crescita economica e sulla qualità della vita delle persone, specie in un contesto complesso come quello di Roma. Sono stati quattro anni di grandi investimenti per la capitale, con il Pnrr e con la sfida del Giubileo, che ha rappresentato un banco di prova straordinario anche per il tessuto delle nostre imprese, che sono cresciute e si sono strutturate. È stato un esempio concreto di come, quando si lavora con obiettivi chiari e una forte collaborazione tra istituzioni, mondo produttivo, lavoratori, è possibile accelerare i processi e la messa a terra degli interventi.
Con la chiusura del Pnrr s’avverte nel settore una cesura profonda e in molti si chiedono quale sarà il futuro. A suo parere cosa possiamo aspettarci?
Un periodo di rallentamento che, però, dobbiamo fare in modo non si trasformi in una crisi, come invece accaduto in passato. Non possiamo permetterci di passare da una stagione di forte accelerazione degli investimenti a una brusca frenata, perché determinerebbe inevitabilmente un calo del Pil e dell’occupazione che in soli cinque anni è cresciuta nel nostro settore di 350mila unità. Abbiamo vissuto finora sulle montagne russe, è ora di dare continuità e solidità al settore che è una straordinaria leva per la crescita sociale ed economica del paese.
Ingegner Ciucci, dobbiamo essere più preoccupati per il settore opere pubbliche o per l’edilizia privata?
Siamo consapevoli che i prossimi anni saranno impegnativi, ma dobbiamo guardare alle sfide che abbiamo davanti con realismo, senso di responsabilità e volontà di costruire soluzioni. Soluzioni che ritengo debbano essere il più possibile trasversali tra opere pubbliche e edilizia privata. Non esiste più, a mio parere, un mercato delle costruzioni diviso in compartimenti stagni come si considerava una volta, ma un unico grande mercato, nel quale operano le imprese che applicano il nostro Ccnl, investendo in lavoro regolare, qualità, sicurezza, organizzazione e capacità realizzativa.
Questo mercato deve essere letto in modo unitario e tali devono essere le risposte, perché anche le imprese che realizzano interventi privati e in partenariato sempre più spesso realizzano obiettivi pubblici: casa, qualità urbana, rigenerazione, sostenibilità, sicurezza del territorio.
Come considera il Piano Casa presentato dal governo Meloni?
È sicuramente un passo in avanti rispetto a un’emergenza sociale molto diffusa in tutta Europa e non solo. Bene, quindi, che si sia posta attenzione a questo tema per troppo tempo dimenticato con un provvedimento ad hoc. Ma nel momento in cui si parla di emergenza deve essere chiaro che servono risposte veloci e allo stato attuale la tempistica è un fattore di preoccupazione, così come l’assenza di specifiche norme attuative, che rischia di rallentare l’effettiva realizzazione del Piano.
Siamo perplessi, inoltre, sul cosiddetto terzo pilastro, quello dell’edilizia integrata. Il sistema di semplificazioni e agevolazioni, attualmente previsto solo per gli interventi di grandi dimensioni, andrebbe esteso anche agli investimenti inferiori al miliardo, per assicurare una dimensione il più possibile diffusa degli interventi e garantirne la sostenibilità economico-finanziaria.
Sulla base del suo lungo e intenso impegno associativo, quali sono gli interventi che considera di maggiore urgenza e rilevanza, per il settore edile?
Il nostro settore deve tornare a essere centrale nelle politiche di investimento, e questo significa scongiurare la sottrazione di importanti fette di mercato. Penso alle troppe procedure derogatorie rispetto a un pieno confronto concorrenziale, ai concessionari nei settori speciali ormai liberi da qualunque obbligo di esternalizzazione, agli appalti dei concessionari autostradali con regole che restano troppo spesso solo sulla carta. Ma anche al mercato dell’efficientamento energetico con la presenza delle Esco o al Piano casa con il pericolo di monopolio dei grandi fondi.
E poi è necessaria una normativa al passo con i tempi e semplificata, oltre a una Pa efficiente e competente. Mi riferisco in particolare alla tanto attesa legge sulla rigenerazione urbana, al Testo Unico sull’edilizia, alla recente problematica generata dalla sentenza della Corte di giustizia Ue sul diritto di prelazione nel partenariato pubblico-privato.
Ma le regole da sole non bastano. Servono anche risorse concrete, dirette o indirette, attraverso strumenti di leva fiscale, perché mentre i costi di costruzione sono aumentati, i redditi dei cittadini non altrettanto, e questo rende molto difficile l’accesso a un bene primario come la casa. Anche l’efficientamento energetico degli edifici deve essere affrontato con strumenti stabili e sostenibili. Serve una politica industriale della riqualificazione energetica, di medio e lungo periodo.
Dall’altro lato ci sono gli investimenti pubblici, che godono certamente di una normativa più solida, ma con aspetti importanti ancora da migliorare. In particolare, è necessario garantire la sostenibilità economica delle opere, che devono partire da basi corrette, con prezzari aderenti ai valori reali di mercato, una revisione prezzi effettiva, pagamenti tempestivi, strumenti rapidi per risolvere le controversie e sistemi di aggiudicazione che sappiano valorizzare non solo la componente economica. La redditività nel nostro settore deve essere paragonabile a quella degli altri settori industriali.
Ingegner Ciucci, il Centro Studi di Ance evidenzia le positive ricadute sul settore edile del Pnrr anche per il 2026 e 2027. Per evitare una brusca frenata nel 2028, che avrebbe effetti negativi sul Pil globale italiano, quali azioni andrebbero intraprese dal decisore politico?
È fondamentale non disperdere i risultati già raggiunti ed evitare che si crei un vuoto nelle politiche e negli investimenti. Per questo riteniamo essenziale che si valorizzi fino in fondo l’esperienza del Pnrr, che ha introdotto un metodo basato su obiettivi definiti, riforme e semplificazioni procedurali, dimostrando come sia possibile accelerare la realizzazione delle opere e rendere più efficace l’utilizzo delle risorse pubbliche.
Un modello da replicare anche nella gestione dei fondi europei che sono indispensabili per garantire continuità a questo processo di crescita. Le sfide che abbiamo davanti sono tante e complesse: casa, città, infrastrutture, adattamento climatico. La riprogrammazione di medio periodo va nella direzione corretta, con un’attenzione crescente verso settori strategici che dovrebbero però diventare assi strutturali e permanenti anche nella futura programmazione 2028-2034.
A Villa Giulia, a Roma, in un’intensa serata di giugno si sono festeggiati, con molti protagonisti delle istituzioni, gli ottant’anni di Ance. Quali caratteristiche dovrà assumere nei prossimi decenni l’associazione di riferimento di un settore centrale per l’economia e la società italiane?
Lavoreremo affinché Ance sia un’associazione ancora più moderna, diffusa e partecipata. Le nostre imprese possono e devono essere protagoniste delle grandi scelte strategiche del paese: dalla rigenerazione urbana alla manutenzione del territorio, dal tema dell’abitare alle infrastrutture per l’adattamento climatico.
Da parte nostra ci impegneremo per innovarla, con un vero progetto di ristrutturazione e rafforzamento del nostro sistema di rappresentanza per rendere più forte il valore dell’appartenenza ad Ance, che significa tutela, servizi, autorevolezza, competenza, capacità di incidere nelle sedi istituzionali. L’associazione dovrà avere un ruolo sempre più attivo nell’accompagnare le imprese nelle trasformazioni in atto e metterle nelle condizioni di affrontarle con consapevolezza e fiducia.
BIOGRAFIA
Eletto all’unanimità dall’Assemblea Ance, l’ingegnere romano Antonio Ciucci è presidente e amministratore delegato di Ircop, rilevante realtà imprenditoriale specializzata nelle infrastrutture e nell’edilizia civile pubblica e privata.
Ciucci è stato presidente di Ance Roma-Acer e nel corso dell’ultimo mandato ha seguito come delegato della presidenza nazionale la complicata partita della revisione prezzi. Frequenta attivamente l’Associazione sin dai primi anni duemila dove ha ricoperto diverse cariche a livello sia territoriale sia nazionale, tra le quali, componente del Consiglio generale, vicepresidente Ance Roma-Acer alle Opere Pubbliche, presidente della Consulta nazionale delle specializzazioni, presidente del Comitato nazionale di specializzazione “Applicazione di bitumi e derivati” e vicepresidente dell’associazione.
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