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Post-Pnrr, non disperdere l’eredità del Piano

Senza i fondi arrivati dall’Europa l’Italia sarebbe scivolata pericolosamente verso una nuova fase di stagnazione

Scritto da

Dino Pesole

Pubblicato il

24/07/2026

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5'

Il Piano di ripresa e resilienza, vale a dire la declinazione italiana del Next Generation Eu concesso da Bruxelles, si avvia a dribblare l’ultimo traguardo fissato per il prossimo mese di agosto. Con l’erogazione della nona rata pari a 12,8 miliardi, il totale complessivo assegnato e liquidato dalla Commissione europea ha raggiunto i 166 miliardi di euro. Il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione Tommaso Foti sottolinea in proposito che resta un’ultima rata con 159 obiettivi, pari a 28,4 miliardi. “Praticamente siamo nelle condizioni di dover fare tre volte gli sforzi medi in un terzo dei tempi a disposizione”.

Quale bilancio si può trarre del più massiccio piano di aiuti messo in piedi da Bruxelles per far fronte agli effetti economici della pandemia? Il nostro paese ne è stato il principale beneficiario in Europa con 194,4 miliardi (71,8 miliardi di sovvenzioni e 122,6 miliardi di prestiti) e notevoli aspettative si erano create in termini di sostegno alla crescita e del Pil potenziale, sia all’avvio del Piano sia durante la complessa fase di realizzazione, che ha richiesto reiterate riformulazioni e aggiornamenti.

Secondo le simulazioni effettuate dall’Ufficio parlamentare di Bilancio, l’impatto espansivo del Pnrr sul Pil a fine periodo (2030) si attesterebbe all’1,1 per cento. Gli interventi avrebbero innalzato il livello del prodotto di circa l’1% al termine del quadriennio 2021-24, per poi rafforzarsi nel biennio successivo. “Nel 2026, con l’accelerazione indotta dall’imminente chiusura di diversi progetti, l’effetto sul Pil raggiungerebbe il picco dell’1,8 per cento. Negli anni successivi al 2026 e fino al 2030, il riassorbimento dell’impulso di spesa comporterebbe una moderazione dello stimolo fornito dal Piano, per cui l’effetto sul livello del Pil si aggirerebbe appunto attorno a un punto percentuale di Pil nel 2030”.

Certamente, un primo bilancio è possibile. Se si guarda ai risultati in termini di crescita conseguiti in questi ultimi anni e alle prospettive che si aprono per il prossimo triennio, si può senz’altro affermare che senza il Pnrr saremmo scivolati pericolosamente verso la stagnazione, con seri rischi recessivi. Nel 2024 il Pil si è attestato allo 0,8%, per scendere allo 0,5% nel 2025, e per quest’anno la previsione è che ci si fermerà allo 0,6%, ma gli effetti dello shock energetico innescato dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran non sono ancora quantificabili con esattezza. Stessa previsione per il 2027, mentre per il 2028 e 2029 è attesa una crescita allo 0,8%.

Siamo dunque, decimale in più o in meno, stabilmente in una situazione da “zero virgola”, quando tutte le simulazioni e gli studi più attendibili stimano che per avviare il nostro Paese su un sentiero di crescita duratura e sostenibile occorrerebbe crescere al ritmo di almeno il 2% l’anno. Certo – come osserva la Banca d’Italia – il Pnrr ha contribuito in misura significativa alla ripresa degli investimenti pubblici: nell’ultimo quinquennio l’importo dei bandi per lavori ha rappresentato in media il 3,6% del Pil, oltre il doppio del decennio precedente, di cui circa un quinto finanziato o cofinanziato con le risorse del Piano.

Permangono limiti evidenti personale di alcuni enti pubblici”, e pur tuttavia “vi sono indicazioni di un miglioramento nell’efficienza delle procedure di spesa e nella gestione degli appalti pubblici”. Alla fine del 2025 era stato assegnato l’85% delle risorse del Pnrr e ne era stato speso il 54%. Ora – è l’invito dei tecnici di Via Nazionale – “sarà cruciale rafforzare l’orientamento ai risultati anche al di là dell’orizzonte del Piano, oltre a rivedere i processi di lavoro e assicurare l’adeguatezza del personale coerentemente con la digitalizzazione in atto”.

Secondo l’ultima Relazione semestrale della Corte dei Conti, i dati al marzo 2026 “mostrano che circa il 48,5% dei progetti risulta concluso o in fase di collaudo (contro il 37% di ottobre 2025). In termini finanziari, l’importo portato a termine o in collaudo rappresenta il 12,4% del totale, con un incremento del 63% rispetto all’estrazione di ottobre 2025. Permangono in fase di esecuzione lavori per oltre 75 miliardi”. Molti enti – avverte la magistratura contabile – hanno impegnato risorse “che non riescono ancora a tradurre in pagamenti effettivi, in un contesto in cui le rendicontazioni funzionali alla presentazione delle rate di pagamento alla Commissione europea devono riflettere la spesa effettivamente sostenuta”.

Un maggiore sostegno alla crescita del Pnrr contribuirebbe senza dubbio alla tenuta dei conti pubblici, in un anno in cui – stando al dato di consuntivo del 2025 – il deficit si è attestato al 3,1%, quindi a un passo dalla soglia limite che consentirebbe l’uscita dalla procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo. Se ne riparlerà a ottobre, quando la Commissione europea rivaluterà le singole componenti del deficit, con particolare riguardo alla contabilizzazione delle truffe connesse ai superbonus edilizi. Nel frattempo, il Governo ha ottenuto l’attivazione della clausola nazionale già prevista per gli investimenti in difesa anche per le spese sostenute in seguito allo shock energetico in corso, per complessivi 14 miliardi.

L’uscita anticipata dalla procedura di infrazione sarebbe certamente una buona notizia per i conti pubblici, ma non per questo si aprirebbero spazi consistenti per finanziare nuova spesa corrente a beneficio dell’ultima legge di Bilancio della legislatura. Resta fermo l’impegno a rispettare il timing di contenimento della spesa primaria netta (il parametro centrale della nuova disciplina di bilancio europea), e mantenere stabilmente il deficit al di sotto del 3% del Pil. Con un margine di 2 miliardi che risultano dal migliore andamento dei limiti concordati con la Commissione sul versante della spesa. Per il resto occorrerà come di consueto mettere in campo per le misure in cantiere idonee coperture all’interno del bilancio.

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