opere pubbliche

Caro materiali

oltre 440 milioni per fronteggiare l’aumento dei prezzi

Scritto da

Antonio Troise

Pubblicato il

19/08/2025

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3'

Ancora una boccata d’ossigeno per le imprese che sono in attesa dei ristori previsti dal governo per fare fronte al caro materiali. Sono stati, infatti, ripartiti altri 440 milioni che consentiranno di fare fronte a 900 istanze di finanziamento su un totale di 945 istanze ricevute. Il Decreto Direttoriale (n. 135 del 12 giugno 2025,) firmato dal ministero delle infrastrutture riguarda la ripartizione del Fondo per la Prosecuzione delle Opere Pubbliche (come previsto dall’articolo 26 del Decreto-legge 50/2022). Il decreto si riferisce alle richieste presentate dalle Stazioni Appaltanti tra il 1 e il 31 ottobre 2024, all’interno della terza finestra temporale del 2024.

Qualche settimana prima sempre il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, aveva firmato un altro provvedimento relativo al secondo trimestre del 2024. Grazie ad un’assegnazione straordinaria di cassa, gli Uffici del Ministero, in poco più di quindici giorni, avevano infatti provveduto al pagamento delle ultime istanze relative alla II finestra 2024 del “Foi” per un importo complessivo di più di 400 milioni di euro (432.296.429,29 euro per la precisione). Sempre il Ministero ha provveduto, inoltre, al pagamento della somma di 271 milioni di euro relativa al caro materiali per i general contractor (così come previsto dal c.d. “decreto asset”, art. 18, co. 2, del decretolegge n. 104 del 2023). In tutto, oltre 700 milioni. Le liquidazioni disposte consentiranno alle stazioni appaltanti beneficiarie di pagare quanto dovuto alle imprese appaltatrici. Insomma, due provvedimenti importanti per accelerare il pagamento alle imprese appaltatrici.

Ma il nodo relativo alle compensazioni per i rincari registrati nel 2022-2023 per i lavori pubblici, Pnrr e non-Pnrr non si è ancora sciolto del tutto. Le imprese devono infatti ricevere ancora 2,25 miliardi di pagamenti per i maggiori costi sopportati nel 2022-2024, mentre, sul fronte della competenza, i 300 milioni stanziati dalla legge di bilancio 2025 per l’anno in corso saranno del tutto insufficienti a coprire il fabbisogno, stimato dall’Ance in 1,8 miliardi. Il problema resta sempre quello della mancanza di cassa che impedisce al ministero di pagare in tempo le imprese, nonostante il fatto che le risorse siano state in parte già ripartite ai soggetti attuatori sulla base delle disponibilità di competenza.

“Il DL Aiuti è stato fondamentale per il settore, considerando che nei soli anni 2023 e 2024 ha coinvolto circa 17.000 cantieri. Tuttavia, ha aggiunto la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, nel corso di un’audizione in Parlamento sul Dl economia – una serie di interventi normativi successivi, non sempre coordinati, ha creato situazioni di disparità di trattamento che rischiano di generare un contenzioso diffuso”. Nello specifico, ha spiegato, “il problema principale riguarda il comma 6-ter dell’articolo 26, che oggi esclude dall’aggiornamento prezzi in fase esecutiva i contratti che hanno avuto accesso al Fondo per l’avvio delle opere indifferibili, il cosiddetto FOI. Questa esclusione sta già producendo effetti distorsivi e blocchi operativi su oltre 5.000 cantieri che vedono coinvolte 2.500 imprese.

L’Ance propone, quindi, un chiarimento normativo che, prima di tutto, “consenta di applicare le misure compensative dell’art. 26 anche ai contratti FOI, limitando l’esclusione solo alle lavorazioni già coperte dal fondo nell’anno di riferimento; che in subordine, introduca un meccanismo revisionale ad hoc per questi contratti, applicabile dal 1° gennaio 2025, che permetta di utilizzare i prezzari annualmente aggiornati. Ciò, peraltro, senza fare accesso ai fondi ministeriali, ricorrendo cioè alle risorse interne. In caso di insufficienza, le stazioni appaltanti in ultima analisi procedono alla rimodulazione della programmazione triennale e dell’elenco annuale degli interventi”.

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