l'intervento

Costruire nel secolo dell’intelligenza artificiale

Scritto da

Lorenzo Basso

Pubblicato il

04/07/2026

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5'

Chi costruisce infrastrutture sa che un’opera non finisce nel giorno dell’inaugurazione. Comincia davvero allora: quando entra nella vita delle persone, sostiene il lavoro delle imprese, regge i flussi di merci e di servizi. Per un Paese come l’Italia, grande piattaforma manifatturiera e insieme terra fragile, le infrastrutture non sono un capitolo tecnico della spesa pubblica: sono una condizione della coesione nazionale.

È da questa consapevolezza che è nata l’indagine conoscitiva della 8ª Commissione del Senato sull’utilizzo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nelle infrastrutture. Un lavoro approvato all’unanimità, a cui anche Ance ha portato un contributo importante: la presenza della Presidente Federica Brancaccio alla presentazione in Sala Koch ha mostrato come quel confronto non possa restare negli atti parlamentari.

Il punto di fondo è semplice, ma impegnativo: il digitale non è un accessorio da aggiungere alle opere, sta cambiando l’idea stessa di infrastruttura. Un ponte, una galleria, un porto non sono più soltanto manufatti da progettare e manutenere. Sono diventati sistemi che producono informazioni, che possiamo interrogare e aggiornare in continuo. Il BIM, i sensori, i gemelli digitali e l’intelligenza artificiale acquistano valore nella misura in cui diventano parte di una nuova capacità pubblica di conoscere e di programmare.

Qui sta la vera svolta. Per troppo tempo il Paese ha oscillato tra grandi annunci e manutenzioni rincorse in emergenza. La memoria del Ponte Morandi resta una ferita civile e un monito: la sicurezza delle opere non può dipendere dalla fortuna, né dalla somma disordinata di controlli episodici. Abbiamo bisogno di dati affidabili e di responsabilità chiare, di amministrazioni capaci di domandare innovazione e di imprese messe nelle condizioni di offrirla.

Per la filiera è una sfida che va oltre l’adozione di nuovi software: significa tenere insieme progettazione, cantiere e gestione dell’intero ciclo di vita dell’opera, investendo in competenze e in qualità del dato. La qualificazione digitale sarà sempre più un fattore di competitività, non un adempimento laterale.

In questa direzione l’indagine propone un Piano straordinario di rigenerazione e digitalizzazione delle opere d’arte — ponti, viadotti, gallerie. Non un nuovo elenco di interventi, ma un esistente e accompagnarne la cura nel tempo: il passaggio dalla manutenzione reattiva a quella predittiva, su cui pubblico e privato possono assumersi una responsabilità comune.

La tecnologia, da sola, non risolve nulla. Se i dati restano frammentati, se le stazioni appaltanti non sanno governarli, se la cybersicurezza viene trattata come un dettaglio, l’innovazione si riduce a una vetrina. Serve l’esatto contrario: una committenza pubblica più forte e una filiera che cresca insieme alla domanda di qualità.

È qui che si apre una nuova politica industriale del costruire. Lo Stato deve programmare meglio, qualificare la spesa e premiare la competenza; le imprese devono essere protagoniste di un salto tecnologico. L’intelligenza artificiale non sostituisce la responsabilità di chi progetta, costruisce e governa le infrastrutture: la rende, semmai, più esigente.

Nel secolo dell’IA, costruire continuerà a significare dare forma materiale al futuro. Ma quel futuro sarà più sicuro solo se sapremo far parlare il cemento con i dati e il cantiere con la conoscenza.

Lorenzo Basso – Vicepresidente della Commissione Ambiente, trasporti, lavori pubblici, innovazione tecnologica del Senato

Costruzioni, Ance vince la call europea: DIHCUBE 2.0 porta l’AI nei cantieri

L’Ance si aggiudica la seconda call europea dedicata agli European Digital Innovation Hub e rilancia la sfida della digitalizzazione nelle costruzioni. Il progetto DIHCUBE 2.0, promosso dall’Associazione nazionale costruttori edili come capofila di un consorzio di 13 partner, ha ottenuto il via libera europeo e potrà contare su 5,6 milioni di euro per accompagnare, nei prossimi tre anni, imprese e pubbliche amministrazioni verso un uso più avanzato delle tecnologie digitali.

Al centro della nuova fase ci sarà soprattutto l’intelligenza artificiale. È il passaggio dal cantiere tradizionale al cantiere digitale: un cambiamento che non riguarda soltanto software, piattaforme o nuove macchine, ma il modo stesso di progettare, organizzare e gestire i lavori. L’AI può aiutare le imprese a controllare meglio tempi e costi, migliorare la sicurezza, rendere più efficiente la gestione del cantiere, integrare dati e processi, rafforzare la qualità delle opere. Ma perché questa trasformazione sia davvero alla portata del settore, composto in larga parte da piccole e medie imprese, servono competenze, accompagnamento e strumenti concreti.

DIHCUBE 2.0 nasce proprio con questa funzione. Il progetto opererà come un primo helpdesk per le aziende, aiutandole a capire quali tecnologie adottare, come inserirle nei processi produttivi e in che modo sfruttarle per aumentare competitività, produttività e sostenibilità. È la prosecuzione del percorso che Ance ha già avviato con una road map dedicata all’integrazione dell’intelligenza artificiale nelle imprese delle costruzioni. Un impegno per l’innovazione portato avanti insieme alle istituzioni e richiamato anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel videomessaggio inviato in occasione degli 80 anni dell’Associazione.

Il consorzio che svilupperà le attività riunisce competenze industriali, tecnologiche e accademiche. Ne fanno parte, oltre ad Ance, Federcostruzioni, Deloitte, Stam, S.T.R.E.S.S., SMILE-DIH, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Brescia, Università Federico II di Napoli, Università Politecnica delle Marche, Artificial Intelligence for Industry, Fondazione Piemonte Innova e Protom Group.

Il risultato raggiunto rappresenta la naturale prosecuzione del primo DIHCUBE, avviato nel dicembre 2022 e dedicato alla trasformazione digitale delle costruzioni. In tre anni il progetto ha affiancato imprese e pubbliche amministrazioni in tutta Italia, erogando servizi per oltre 2,8 milioni di euro, contribuendo all’attivazione di 460 mila euro di finanziamenti per micro e piccole imprese, coinvolgendo 311 Pmi e 36 Pa. Sono stati inoltre realizzati più di 60 eventi e selezionate 20 startup innovative attraverso due call.

L’azione ha riguardato il Bim, ma anche l’intelligenza artificiale, la cybersecurity, l’accesso ai finanziamenti, la gestione digitale del cantiere, con strumenti come Check, il portale di cantiere, e le tecnologie per il rilievo digitale del costruito.

Attraverso DIHCUBE è stato inoltre possibile monitorare il livello di digitalizzazione del settore. Il quadro emerso è in media con la maturità digitale degli altri Paesi europei, con alcune punte di eccellenza. Un segnale importante: la transizione digitale non è più una promessa lontana, ma una realtà che comincia a entrare anche nei cantieri e nelle Pmi delle costruzioni.

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