intervento
Una comunità di imprese che ha reso l’Italia più forte e moderna
Emergenza abitativa: la sfida economica e industriale del presente
Scritto da
Emanuele Orsini
Pubblicato il
04/06/2026
Tempo di lettura
4'

Sono felice di aver contribuito a festeggiare gli ottant’anni dell’Ance, una delle più importanti associazioni di Confindustria, lavorando con il Governo per varare il più significativo intervento di edilizia pubblica di questo secolo.
Da quando Ance è nata ha accompagnato il percorso dell’Italia da Paese agricolo a Paese industriale avanzato, leader nel mondo per la sua manifattura e il suo export.
Ottant’anni dunque non sono soltanto una ricorrenza. Sono un percorso. Sono la memoria di ciò che l’Italia è stata capace di costruire, ricostruire e trasformare. E il settore delle costruzioni, in questo viaggio collettivo, ha avuto un ruolo rilevante.
Oggi dal Piano Casa varato dal Governo ci aspettiamo un grande aiuto non solo all’edilizia, ma alle imprese e alla società intera, rimettendo in moto quell’ascensore sociale che ha trainato l’Italia nelle sue fasi economiche migliori.
Per me, per Confindustria e per Ance, l’emergenza abitativa è una grande questione sociale, economica e industriale, che riguarda la crescita, l’attrattività dei territori e il futuro del lavoro in Italia.
Siamo davanti a un cortocircuito evidente: dove c’è lavoro mancano le persone e dove ci sono persone spesso mancano opportunità.
Il Piano Casa rappresenta un passaggio importante da mettere rapidamente a terra, con semplificazioni urbanistiche, un utilizzo efficiente del patrimonio pubblico, l’attivazione di strumenti finanziari, fondi dedicati all’housing e il coinvolgimento degli investitori privati.
Nel Dopoguerra, quando il Paese doveva rialzarsi dalle macerie materiali e morali del conflitto, le imprese delle costruzioni furono tra le protagoniste della ricostruzione.
Case, scuole, fabbriche, strade, ponti, infrastrutture: l’Italia repubblicana è cresciuta anche grazie al lavoro di una filiera che ha saputo dare forma concreta alla ripartenza.
Oggi dobbiamo dare risposte ad altri bisogni sociali, quelli dei giovani che devono poter scegliere il lavoro migliore nei nostri territori, sapendo che avranno a disposizione, a prezzi calmierati, la casa che consente di programmare un futuro di famiglia.
Sappiamo bene che le costruzioni sono sempre state, e continuano a essere, un driver fondamentale del nostro prodotto interno lordo. E lo sono non solo per il peso diretto del settore, ma per la capacità di mettere in moto filiere, competenze, innovazione e lavoro.
Un ruolo che negli ultimi dieci anni è stato messo a dura prova dalle manovre di finanza pubblica che hanno sacrificato gli investimenti.
Le analisi economiche hanno dimostrato che la riduzione della componente investimenti in costruzioni, prima vittima di quegli anni di ciclo sfavorevole, è stata tra le cause principali della mancata crescita del Pil.
La controprova la ritroviamo ricordandoci che gli investimenti in costruzioni sono stati un asse portante dell’economia del Paese nell’uscita dalla pandemia.
Protagonisti nel triennio 2021-2023 di una espansione eccezionale che ha portato gli investimenti su livelli mai raggiunti nella serie storica, con circa 350mila nuovi posti di lavoro creati nel settore, pari a quasi il 20% dell’aumento dei lavoratori nell’intero sistema economico nazionale avvenuto in questi anni.
Oggi la fase conclusiva del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza coincide con un momento di grande tensione: i conflitti geopolitici, l’esplosione dei prezzi dell’energia, la carenza di materie prime e di input produttivi, i colli di bottiglia nel commercio mondiale impongono alle imprese uno sforzo straordinario di adattamento.
Ora siamo chiamati a costruire una nuova stagione di crescita, con il settore delle costruzioni chiamato ancora una volta a svolgere un ruolo centrale.
Perché costruire, oggi, ha un significato olistico. Significa prima di tutto rigenerare, riqualificare, mettere in sicurezza, rendere più efficiente il patrimonio che già abbiamo.
Significa intervenire su case, scuole, ospedali, edifici pubblici e privati. Significa ridurre l’impronta energetica del nostro patrimonio immobiliare.
Significa aumentare la sicurezza sismica di un Paese fragile, esposto a rischi naturali che conosciamo bene. Significa trasformare le città in luoghi più sostenibili, più accessibili, più moderni, più vicini ai bisogni delle persone e delle imprese.
Per questo dobbiamo continuare il confronto con le istituzioni tutte e con tutte le forze politiche per delineare un percorso definito di politica industriale pluriennale e far crescere economia e progresso sociale.
Non servono misure episodiche, instabili, incerte. Le imprese hanno bisogno di programmazione. Le famiglie hanno bisogno di fiducia. Gli investitori hanno bisogno di regole chiare.
Il Paese ha bisogno di una strategia che metta insieme riqualificazione energetica, efficientamento sismico, rigenerazione urbana, infrastrutture, qualità dell’abitare e sostenibilità economica degli interventi.
Dobbiamo spingere l’edilizia per far correre intere filiere e rafforzare la domanda interna.
Ance, nei suoi primi ottant’anni, ha rappresentato una comunità di imprese fondamentali che hanno contribuito prima a ricostruire l’Italia, poi a modernizzarla e a renderla più forte.
Oggi la sfida è altrettanto grande, perché avviene in un mondo che da allora non è mai stato così instabile.
Ma è una sfida che, come sempre, affrontiamo con l’ottimismo degli imprenditori italiani, consapevoli che non si tratta solo di costruire palazzi, capannoni e abitazioni, ma anche responsabilità, fiducia e coraggio per affrontare e vincere tutte le sfide dei tempi nuovi.
Emanuele Orsini
Presidente di Confindustria
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