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Olimpiadi invernali occasione per ridisegnare stadi e strutture sportive

Scritto da
Adriano Baffelli
Pubblicato il
29/05/2026
Tempo di lettura
2'

Scriviamo queste righe e componiamo questo numero di AnceMag nell’immediata vigilia dell’inizio delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. Un’occasione, abbiamo ritenuto, per aprire una riflessione e un confronto sullo stato dell’arte delle strutture sportive, stadi in primis, del Belpaese.
Una decisione scaturita dalla consapevolezza del paradosso che, accanto alla luccicante scenografia dell’appuntamento olimpico, con planetaria risonanza, convivono, ahinoi da decenni, impianti per lo più inadeguati alle esigenze contemporanee.
Analizzare questa doppia prospettiva aiuta a capire non solo lo stato delle infrastrutture sportive italiane ma anche le sfide e le opportunità che si profilano per il futuro. Capita solo a me di notare, a prescindere dalla rilevanza e dalla posizione geografica delle rispettive nazioni, stadi nuovissimi, veri gioielli dell’architettura e della tecnica, ogni qualvolta si assiste in tv a competizioni nazionali e internazionali?
Inutile dire dello sconforto provato confrontandoli con i nostri stadi, obsoleti, per usare un eufemismo. Stadi datati, con gli ultimi interventi risalenti ai Mondiali del 1990 e pochissime eccezioni (Juventus Stadium e impianti di Bergamo e Udine) di realizzazioni o rigenerazioni davvero all’altezza dei tempi.
Molti sono i progetti, emblematicamente riscontrabili in San Siro, sede inaugurale dei Giochi olimpici invernali, stadio storico e destinatario di un nuovo corso ma inesorabilmente fermo alla fase progettuale.
Laddove all’estero, nello stesso periodo speso da noi in chiacchiere, si sono rapidamente e con efficacia progettati e realizzati fior di impianti, anche demolendo monumenti di grande storia e fascino: Wembley a Londra, l’Highbury dell’Arsenal, sostituito dall’Emirates Stadium, il Da Luz di Lisbona, il Vélodrome di Marsiglia, o lo Yankee Stadium a New York, giusto per citare alcuni esempi.
Duole, che nel paese culla della bellezza, della buona progettazione, di valenti architetti e grandi ingegneri, con un patrimonio di imprese costruttrici dalle proverbiali capacità, non sia possibile realizzare stadi e strutture sportive in linea con tale immenso know-how.
Finis coronat opus.
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