l’inchiesta: in pista il sistema Italia

Le Olimpiadi fanno volare l’economia

Nuove infrastrutture, boom del turismo, più occupazione L’impatto previsto è di 5,3 miliardi e 13mila posti di lavoro

Scritto da

Umberto Mancini

Pubblicato il

29/05/2026

Tempo di lettura

9'

Un impatto da 5,3 miliardi, con 13 mila nuovi posti di lavoro, oltre 90 opere tra quelle destinate alla riqualificazione urbana, alla mobilità e agli impianti sportivi. Milano Cortina 2026 è uno dei principali cantieri di crescita dell’economia italiana, una scommessa vinta nonostante le polemiche, i “fronti del no” e lo scetticismo che accompagna sempre i progetti più impegnativi e complessi.

Un successo che va ben oltre le due settimane di gare sulle nevi alpine, visto che i flussi post-evento, secondo le ultime stime, possono superare 1,2 miliardi, mentre gli investimenti infrastrutturali, che restano sul territorio, hanno raggiunto quota 3 miliardi.

I riflettori delle Olimpiadi faranno poi da volano, portando oltre 2,5 milioni di visitatori tra le valli innevate, mentre per Milano ci sarà un exploit degli affitti brevi durante le gare. E se uno studio Luiss prevede un indotto sul Pil nazionale da 2,9 miliardi, gli analisti dei media assicurano che l’audience globale per seguire i 2.900 atleti da 90 Paesi supererà i 3 miliardi.

Lasciando un’eredità solida non solo di immagini, dando impulso ad una crescita diffusa e sostenibile. Certo, i benefici sono concentrati soprattutto in Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, ma con ricadute di immagine e domanda che si estendono all’intero sistema Paese.

Numeri chiave

Secondo uno studio promosso dal sistema Confcommercio, il valore economico aggregato dei Giochi invernali e paralimpici è stimato, come accennavamo, in circa 5,3 miliardi, somma che include la spesa diretta dei visitatori, l’indotto nei mesi successivi e gli investimenti per infrastrutture e impianti.

Il “cuore” di questo effetto riguarda tre voci: circa 1,1 miliardi di spesa turistica immediata durante l’evento, 1,2 miliardi di spesa turistica differita nei 18 mesi successivi e 3 miliardi di investimenti infrastrutturali distribuiti tra i territori ospitanti.

Proiezioni macroeconomiche elaborate già in fase di candidatura indicavano un contributo aggiuntivo al Pil nazionale nell’ordine di 2,3 miliardi cumulati tra il 2020 e il 2028, con un picco di circa 350 milioni l’anno nel biennio 2025-2026.

La spinta riguarda anche l’occupazione: si calcola un aumento medio di 5.500 unità di lavoro equivalenti a tempo pieno all’anno, con un massimo di oltre 8.500 unità nel 2026, effetti che interessano in particolare costruzioni, turismo, servizi alle imprese e filiera sportiva.

Infrastrutture e cantieri per il dopo Giochi

Il capitolo infrastrutture è quello che più incide sulla struttura dell’economia italiana nel medio periodo, perché gli interventi programmati guardano oltre il perimetro strettamente sportivo. Secondo un aggiornamento della Banca d’Italia sugli investimenti collegati a Milano Cortina, solo in Lombardia si concentra un piano da oltre 2,4 miliardi, con il 56% delle risorse a carico dello Stato e il 19% della Regione, destinato a strade, ferrovie e servizi alla mobilità.

In una prospettiva nazionale, altre analisi quantificano in circa 3,4-3,5 miliardi il valore delle opere pubbliche gestite da Simico, la società incaricata dell’attuazione infrastrutturale, per oltre 90 interventi, di cui più del 70% su viabilità, trasporto ferroviario e rigenerazione urbana e poco più del 15% su strutture sportive.

Va detto subito che la scelta di privilegiare la mobilità rispetto agli impianti destinati unicamente alle competizioni sportive mira a ridurre il rischio di “cattedrali nel deserto” e a massimizzare, almeno sotto il profilo teorico, il ritorno economico di lungo periodo, facilitando i collegamenti tra Milano, gli hub aeroportuali e le vallate alpine.

Tuttavia, il conto complessivo dei Giochi sta crescendo: stime aggiornate al 2025 portano il totale tra costi organizzativi e investimenti infrastrutturali nell’area a 5 miliardi, rafforzando il dibattito sulla sostenibilità finanziaria del progetto e sulla ripartizione dei rischi tra settore pubblico e privato. I conti, ovviamente, si faranno alla fine.

Effetto Giochi

Il turismo rappresenta il motore più visibile e immediato dell’impatto economico di Milano Cortina, tra arrivi extra, aumento dei pernottamenti e crescita delle spese per ospitalità, ristorazione, trasporti e servizi. Le analisi dell’Osservatorio regionale sul turismo stimano per la sola Lombardia quasi 2 milioni di turisti aggiuntivi legati ai Giochi.

A questa spinta si aggiunge il contributo degli affitti brevi e delle piattaforme di home sharing: uno studio Deloitte calcola 154 milioni di impatto economico solo tramite Airbnb, con un guadagno medio di circa 2.400 euro per host, a cui si sommano tra 140 e 160 milioni di indotto turistico nei 18 mesi successivi all’evento.

Immagine e brand

La proiezione internazionale dei Giochi è destinata a rafforzare anche il “brand” Italia come destinazione turistica e sportiva, con un “effetto vetrina” che si riflette sulla domanda futura di viaggi e soggiorni in montagna e nelle città d’arte.

Una ricerca commissionata da Visa indica, per esempio, un balzo atteso dei flussi aerei verso gli scali del Nord Italia, con crescite percentuali a tre cifre per Linate e incrementi significativi anche per Malpensa, Verona, Bergamo, Venezia e Treviso, segnale di un possibile riassestamento durevole delle rotte e delle abitudini di viaggio collegate al sistema Italia.

Ma l’effetto più rilevante è l’occupazione: dal cantiere infrastrutturale alla gestione dell’evento, fino alle filiere dei servizi collegati. Simulazioni condotte da università e centri studi indicano che l’organizzazione dei Giochi e il turismo sportivo ad essi legato possono generare quasi 13 mila nuove unità di lavoro, tra impieghi diretti nel comparto sportivo e occupazione aggiuntiva in settori come ricettività, ristorazione, trasporti e attività culturali.

Non si tratta solo di lavoro stagionale: una quota degli addetti impiegati in infrastrutture, logistica, promozione e gestione della destinazione potrà essere assorbita stabilmente se il sistema territoriale saprà capitalizzare l’“eredità olimpica”.

Insomma, Milano Cortina 2026 può essere davvero un acceleratore per la filiera dello sport system italiano, dal manifatturiero tecnico alla fornitura di servizi digitali, passando per costruzioni, energia, sicurezza ed eventi, con un moltiplicatore stimato di quasi 3 volte tra aumento di domanda del comparto sportivo e impatto complessivo sull’economia nazionale.

A patto, ovviamente, che le previsioni iniziali di spesa restino nei range e che eventuali sforamenti non finiscano con gravare sui bilanci pubblici senza adeguata trasparenza e controllo. La sfida, come per tutti i mega eventi, è quella di rendere strutturali le ricadute su turismo, attrattività internazionale e occupazione.

Trasformando la spesa per i Giochi in investimenti di lungo periodo, ovvero mobilità più efficiente, riqualificazione urbana, promozione coordinata dei territori e sostegno a una filiera sportiva competitiva e sostenibile. Per l’economia italiana, alle prese con una crescita moderata, Milano Cortina rappresenta quindi una grande opportunità e, allo stesso tempo, uno stress test.

Se governance, controllo dei costi e programmazione post-evento saranno all’altezza, l’Olimpiade invernale potrà davvero lasciare un’eredità duratura, contribuendo a riposizionare il Paese sulle mappe globali del turismo, degli investimenti e dell’industria dello sport.

I numeri delle Olimpiadi

  • 1,1 mld. Spesa turistica
  • 1,2 mld. Flussi post evento
  • 3 mld. Investimenti in infrastrutture
  • +90 opere di riqualificazione urbana e mobilità

Intervista al Presidente Assimpredil Ance Giovanni Deleo

Regole certe e nuova collaborazione pubblico-privato per rilanciare Milano

Presidente Giovanni Deleo, il 2026 si apre con una congiuntura moderatamente positiva, l’annuncio di un piano casa e con la spinta di Milano Cortina. Quali sono le prospettive di sviluppo?

«Il 2026 sarà un anno di transizione: da una stagione di grandi spinte legate a Superbonus, Olimpiadi e Pnrr, di cui devono essere completate le opere, a un periodo di riconfigurazione del mercato, pubblico e privato. In questo senso, un grande evento come i Giochi Olimpici è una grandissima opportunità per dimostrare che siamo in grado di programmare e consegnare opere in tempi certi e, al tempo stesso, far crescere il valore della filiera delle costruzioni.

Credo che un altro importante effetto dei Giochi sia quello di aver richiamato l’attenzione sul tema casa e dell’emergenza abitativa che Milano sta attraversando, che è la sfida più difficile a cui siamo chiamati nel 2026. Attendiamo il piano che verrà presentato a breve dal Governo, consapevoli che la soluzione richiede risposte diversificate: la realizzazione di nuove abitazioni per il ceto medio, la riqualificazione del patrimonio esistente, l’incremento di housing sociale, il mercato dell’affitto. Bisogna innovare sulle modalità di accesso al bene casa e lavorare sulla qualità e i costi».

Ritiene che Milano possa davvero ripartire dopo una fase complessa?

«Secondo un rapporto della Banca d’Italia, gli investimenti collegati ai Giochi di Milano Cortina 2026 ammontano a oltre 2,4 miliardi di euro:

  • il 45% è destinato al miglioramento della rete stradale per collegare le sedi olimpiche;
  • il 30% al potenziamento della mobilità ferroviaria;
  • il 25% riguarda impianti sportivi direttamente legati all’evento.

I Giochi lasceranno quindi benefici duraturi sul territorio e una legacy nel medio-lungo periodo legata alla qualità delle opere realizzate e alla sostenibilità ambientale dei nuovi interventi. La scommessa giocata a Milano è stata quella di interagire con l’ecosistema complessivo, sociale, economico e ambientale. Misureremo a breve l’efficacia di quanto fatto in termini di qualità delle trasformazioni del territorio ospitante».

Del resto bisogna pensare al futuro, penso agli studentati, alla rigenerazione, nonostante i problemi giudiziari che hanno frenato i cantieri?

«Studentati, riqualificazione del territorio e rigenerazione urbana sono parte dell’emergenza abitativa in corso, che colpisce non solo le fasce più deboli, ma anche il ceto medio e i più giovani. In città non c’è un’offerta adeguata alla domanda, né di prezzo né di disponibilità.

Gli obiettivi del Piano Casa del Comune di Milano, 10.000 alloggi in 10 anni, e il programma di riqualificazione di 2.500 appartamenti da parte di MM SpA, vanno verificati misurandone la sostenibilità economica, in particolare per il PPP.

La criticità che vediamo è semplice: se i meccanismi non sono sostenibili dal punto di vista economico, la partecipazione alle gare non è conveniente, gli investimenti si bloccano e si rischia di non raggiungere i risultati attesi.

Bisogna evitare il cosiddetto “collo di bottiglia”: le imprese sono pronte a fare la loro parte, ma se permessi e pareri sono fermi, non è possibile costruire abitazioni, studentati, né realizzare lo sviluppo necessario per Milano, che deve avvenire a livello metropolitano.

Come Assimpredil Ance, siamo sempre disponibili al confronto: l’emergenza casa si risolve solo insieme, pubblico e privato, con un dialogo continuo e operativo. Servono però regole certe e procedure collaudate che non paralizzino la macchina amministrativa. La legalità va perseguita attraverso la certezza del diritto, non con un blocco generalizzato».

L’obiettivo deve essere quello di sburocratizzare le procedure per rimettere Milano al centro di un nuovo rinascimento?

«Sì, ma non solo. Bisogna anche rinnovare la fiducia tra pubblico e privato. Le imprese stanno investendo in innovazione tecnologica. Il settore pubblico deve correre alla stessa velocità: pratiche più rapide, uffici tecnici digitalizzati, processi chiari e stabili, maggiori investimenti sulle persone che lavorano dentro la macchina comunale.

Se la parte amministrativa si muove con gli stessi tempi del cantiere, l’innovazione non resta sulla carta. Certezza del diritto, tempi certi di approvazione, standardizzazione dei processi, regia unica per le pratiche, che devono essere digitali, confronti costruttivi e cantieri più efficienti: sono questi gli elementi che possono far tornare attrattiva e viva la città di Milano».

Giovanni Deleo

Giovanni Deleo, laureato in Ingegneria Edile presso il Politecnico di Milano, vanta oltre trent’anni di esperienza imprenditoriale nel settore delle costruzioni.

Attualmente ricopre il ruolo di Amministratore Unico dell’impresa Deleo Srl, azienda attiva nel settore dell’edilizia industriale, del terziario, delle opere pubbliche e dell’impiantistica, e di Presidente di Assimpredil Ance per il quadriennio 2025–2029.

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