politiche fiscali

Rigenerazione e piano casa: le opportunità della leva fiscale

Scritto da

Vanessa Pesenti

Pubblicato il

25/12/2025

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4'

Il disegno di legge di Bilancio per il 2026 si inserisce in un quadro di risorse limitate, circa 18 miliardi di euro, ed è incentrata sulla riduzione della pressione fiscale del ceto medio con misure specifiche per le famiglie. Quindi una prima valutazione delle misure contenute nel disegno di legge per le imprese di costruzione deve tener conto dei vincoli di Bilancio. Ciononostante, l’auspicio è quello di poter contare, in sede di esame parlamentare, su un confronto con la politica e le istituzioni a sostegno delle istanze del settore, quanto meno su temi prioritari centrali come la rigenerazione urbana e il Piano Casa. Ad un primo esame delle norme fiscali contenute nel testo trasmesso al Senato, posso dire che condividiamo la proroga al 2026 dei principali bonus edilizi 50% per gli interventi sull’abitazione principale. Il rinnovo è opportuno perché consente il proseguimento degli interventi già avviati nel rispetto dell’esigenza di progettualità e buona fede di contribuenti; d’altro canto va detto che la misura non risponde pienamente agli obiettivi green impostici dall’Europa. L’assenza di una prospettiva stabile e pluriennale limita la capacità di programmazione delle imprese e frena gli investimenti più incisivi. Siamo ancora lontani dalla programmazione di politiche fiscali strutturate ed incentivanti che guardino in prospettiva agli obiettivi europei e ci aspettiamo un confronto costruttivo per arrivare a definire uno strumento, anche di natura fiscale, che possa avere un ruolo importante nella realizzazione dei processi di transizione ecologica. Consideriamo, invece, davvero molto critico il divieto di compensazione dei crediti d’imposta – diversi da quelli derivanti dalla liquidazione delle imposte – con i debiti contributivi e Inail. Questa limitazione è contraddittoria rispetto alla permanenza di incentivi basati sui crediti d’imposta, come la Zes Unica per il Mezzogiorno, ma soprattutto, questo è l’aspetto più grave, rischia di penalizzare in maniera pesante i settori ad alta intensità di manodopera, che fanno maggiore ricorso alla compensazione per i versamenti previdenziali e assicurativi. C’è un tema di tutela della buona fede, considerato che la misura ha un effetto retroattivo e va a colpire tutte quelle imprese che hanno scelto di non cedere i propri crediti, confidando nella possibilità di utilizzarli in compensazione. Il rischio è quello di provocare un impatto economico e finanziario pesante per le imprese, con una riduzione della liquidità disponibile e un conseguente indebolimento della capacità di investimento, soprattutto nei settori produttivi a più alta intensità di lavoro. Ci sono molti argomenti che ci vedono impegnati in prima linea che, però, questo disegno di legge lascia del tutto aperti; penso alla questione dell’housing accessibile e alla rigenerazione urbana. Su entrambi i temi auspichiamo di poterci confrontare con le forze di governo nel corso del dibattito parlamentare per illustrare i nostri piani al riguardo. Occorrono misure fiscali ad impatto immediato sia sul tema della rigenerazione urbana che sull’accesso al “bene casa”, da tutelare non solo per la sua valenza sociale, ma anche in un’ottica di transizione ecologica Per realizzare progetti complessi di rigenerazione diventa importante riaprire i termini di vigenza, quantomeno fino a tutto il 2028, degli incentivi alla valorizzazione edilizia che in passato hanno consentito l’applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa – 200 euro ciascuna, e non il 9% del valore dell’immobile – per l’acquisto, da parte di imprese di costruzioni e operatori immobiliari, di fabbricati da rinnovare completamente in chiave energetica ed antisismica per destinarli alla successiva vendita. Allo stesso modo, per favorire l’attività di locazione, sarebbe opportuno intervenire sull’imposta di registro per ridurre l’aliquota dal 9% al 2% sugli acquisti di immobili residenziali effettuati da imprese di costruzione o operatori del settore immobiliare da destinare alla locazione abitativa. È necessario, poi, favorire prodotti immobiliari green incentivando la domanda di edifici riqualificati e performanti e, per questo, credo che sarebbe opportuno reintrodurre la detrazione Irpef pari al 50% dell’Iva pagata in sede di acquisto di case in classe energetica elevata (scaduta a fine 2023). Sul tema dell’accesso alla casa, il disegno di legge consente di utilizzare parte delle risorse del Fondo Sociale per il Clima (7 miliardi di fondi europei assegnati all’Italia) per finanziare misure e investimenti volti ad aumentare l’efficienza energetica degli edifici e la ristrutturazione degli edifici, ma serve un piano strutturato. In via immediata sarebbe opportuno, almeno, agevolare i giovani nell’accesso alla proprietà abitativa, riproponendo gli incentivi fiscali per gli under 36 che acquistano l’abitazione principale. Ma in linea generale occorre agire per ampliare l’offerta abitativa, sia per la locazione che per la vendita, e questo può avvenire solo agendo sulla fiscalità delle imprese che fanno locazione e che oggi sono penalizzate da un sistema fiscale che, per come è impostato, favorisce l’offerta privata a discapito di quella “professionale”. Penso ad esempio alla possibilità di considerare fiscalmente “strumentali” i beni locati dalle imprese di costruzione o alla possibilità di consentire agli operatori immobiliari di applicare l’Iva sulle proprie operazioni. Ma tutte queste misure fanno parte di un piano per la casa accessibile più ampio che ci auguriamo possa essere oggetto di un futuro confronto.

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