le ricette per lo sviluppo
Sicurezza del territorio: sarà essenziale coinvolgere i privati
L'analisi

Scritto da
Ercole Incalza
Pubblicato il
29/05/2026
Tempo di lettura
3'

Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, in questi tre anni di Governo Meloni, ci ha fatto capire in modo chiaro che l’obiettivo chiave era e rimane quello legato al contenimento del debito pubblico.
Rispettando una simile logica, infatti, si riduce il rilevante volano di risorse destinato a pagare le spese di interessi generate proprio dal nostro indebitamento, si rende più facile la disponibilità di capitali privati a investire in scelte strategiche dello Stato e si rafforza la credibilità delle varie società di rating.
Queste interessanti finalità, questo impegno non solo condivisibile ma senza dubbio obbligato se si vuole davvero rafforzare il ruolo del nostro Paese nel sistema finanziario internazionale, necessita, però, di una contestuale scelta strategica: il coinvolgimento di capitali privati nel processo di infrastrutturazione del territorio e nella messa in atto di politiche organiche mirate alla messa in sicurezza dello stesso territorio.
Disponiamo da oltre un anno di un Codice Appalti che rafforza in modo sostanziale due distinti provvedimenti:
- Il Partenariato Pubblico Privato (PPP)
- Il Canone di Disponibilità
Molti diranno che tali strumenti erano previsti da molti anni, addirittura una apposita Direttiva dell’Unione Europea ne aveva anche supportato specifiche articolazioni. Ma pur disponendo di tali strumenti fino a oggi, almeno nel nostro Paese, si è preferito non utilizzarli, o meglio, si è ritenuto non fossero rispondenti agli interessi del mondo privato.
In realtà le motivazioni reali vanno ricercate nella difficile identificazione delle misurabili coperture pubbliche. Nelle rare occasioni di Partenariato Pubblico Privato, la componente pubblica si è rivelata sempre restia, sempre incerta nel garantire sin dall’inizio una adeguata copertura garantita nel tempo.
Più volte ho ricordato che, forse, per invertire questa tendenza negativa, sarebbe stato opportuno produrre una norma che annualmente assicurasse una quota del Prodotto Interno Lordo, una quota pari all’1%-2%, per attuare iniziative progettuali supportate da forme di PPP. In fondo, una quota di 18 miliardi di euro all’anno rappresenta una base interessante se si tiene conto che per completare le opere relative alla Legge Obiettivo, in corso di progettazione o in corso di attuazione, sono necessari circa 250 miliardi di euro.
Ritengo utile precisare che tale importo è così rilevante perché dal 2015 al 2022 praticamente si sono effettuati pochissimi interventi legati alla Legge Obiettivo: si sono realizzate opere per un importo di 21 miliardi di euro in un arco temporale di otto anni.
Nasce, in realtà, un nuovo approccio nella realizzazione di una offerta infrastrutturale: il privato si renda disponibile a gestire parzialmente gli interventi realizzati, con un coinvolgimento in tutti i comparti: porti, interporti, strade, ferrovie, aeroporti, reti metropolitane, reti idriche e reti energetiche.
Tutto questo sicuramente comporterà un sostanziale aumento delle attuali tariffe. In molti casi assisteremo a scelte impopolari, come il ricorso al pedaggio su assi autostradali allo stato non sottoposte a pedaggio, ma l’attrazione concreta di capitali privati, cioè il successo di forme di Partenariato Pubblico Privato, è legato proprio a questo binomio vincente: certezza di disponibilità pubblica nel tempo e certezza di proventi legati proprio all’uso delle reti e dei nodi, come porti, interporti, aeroporti e aree metropolitane.
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