storie di filiera
Federcostruzioni: Il Pnrr modello da valorizzare
Intervista con Emanuele Ferraloro, presidente della Federazione per il prossimo quadriennio e la past-president, Paola Marone
Pubblicato il
25/12/2025
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L’assemblea elettiva di Federcostruzioni, la federazione di Confindustria per la filiera delle costruzioni, un settore che assomma 643 miliardi di valore della produzione e 3,3 milioni di addetti, ha eletto all’unanimità Emanuele Ferraloro Presidente per il prossimo quadriennio. AnceMag lo ha intervistato insieme con la past-president Paola Marone.
Quali sono stati i momenti più significativi del suo mandato?
Paola Marone: È stato un mandato in cui ho messo tutta la mia passione ed esperienza del mondo associativo. La Federazione si è proposta come luogo di confronto e coordinamento tra attori industriali, scientifici e normativi, favorendo lo sviluppo sostenibile e competitivo del settore. Insomma, un vero e proprio ponte strategico tra industria, professionisti, innovazione e istituzioni. Gli associati sono cresciuti da 12 a 17, rafforzando la rappresentanza di comparti chiave. La Federazione è diventata interlocutore attivo in commissioni tecniche parlamentari, cabine di regia normative, e consessi europei come l’Ectp. Sono stati firmati protocolli con enti accademici, istituzioni e si è rafforzata la collaborazione con università e centri di ricerca. L’apertura internazionale e la partecipazione a progetti europei hanno portato Federcostruzioni a giocare un ruolo di primo piano nella definizione del futuro di un comparto fondamentale per l’economia del paese.
Nel 2024 la filiera delle costruzioni ha registrato un aumento di 156mila occupati, per un totale di 3,3 milioni di unità: è un risultato importante…
PM: La filiera delle costruzioni è la rappresentazione del processo costruttivo: progetto, realizzazione, impianti, materiali, tecnologie specialistiche e digitali che si trovano insieme, come sistema, in Federcostruzioni. Nell’ultimo Rapporto di Federcostruzioni, che ho presentato come ultimo atto del mio mandato come Presidente al Saie di Bari il 23 ottobre, viene evidenziato che la filiera ha generato un valore della produzione pari a 643 miliardi; è quindi parte importante dell’economia nazionale. Sempre nel Rapporto va però giustamente sottolineato il dato sull’occupazione: un aumento di 156.000 unità che portano a circa 3,3 milioni gli addetti delle costruzioni. Se pensiamo che il totale della forza lavoro in Italia è di circa 24,2 milioni abbiamo che quasi il 14% degli occupati è impegnato nelle costruzioni. È un risultato importante, ma anche una responsabilità per le imprese in termini di formazione, qualificazione e sicurezza. È sempre più difficile, infatti, trovare personale adeguato ai processi produttivi attuali che richiedono competenze sempre più avanzate e non solo ai livelli progettuali o ingegneristici ma anche a quelli più strettamente operativi.
Il 2026 sarà un anno importante anche perché dovrebbe chiudersi la lunga parentesi del Pnrr: che cosa succederà?
Emanuele Ferraloro: Il venir meno delle politiche espansive quali i bonus e in prospettiva prossima del Pnrr, che in un momento particolarmente difficile per l’economia nazionale, hanno contribuito al suo rilancio, dopo anni di sotto-investimenti pubblici nel patrimonio abitativo pubblico e privato e nelle infrastrutture preoccupa non poco le aziende della filiera. La situazione geopolitica globale e l’imposizione di limiti alla libera circolazione di beni e servizi ci impongono di alzare il livello delle nostre politiche, di guardare oltre il contingente e avere una visione di sistema; per questo prendo da Paola Marone il testimone di Presidente di Federcostruzioni ponendo al centro dell’azione l’ambiente costruito e l’edificio intesi come contenitore e contenuto: area urbana, involucro, impianti, materiali, progetto, design. Se vogliamo proseguire sul sentiero di crescita è necessario mettere il sistema industriale al centro, puntando, con adeguato supporto, a un incremento di produttività, competitività, formazione, ricerca e intervenendo con urgenza sul costo dell’energia. Il tema dell’energia sarà al centro dell’Unione europea per il prossimo decennio e per questo serve un approccio diverso, occorre una visione di lungo periodo che metta insieme la ricerca sull’efficientamento e la sostituzione dei combustibili fossili con energia rinnovabile, puntando anche alle possibilità dell’energia nucleare di ultima generazione. Sarebbe importante se dopo il 2026 il Paese non perdesse l’eredità di questi anni e riuscissimo a dare stabilità a un comparto che sta investendo in innovazione e sostenibilità e che tanto può fare per la crescita economica mettendo in piedi con una interlocuzione tra Istituzioni e comparto strumenti reali e lungimiranti di programmazione. Occorre far leva su necessità e urgenze importanti del nostro Paese: una abitazione adeguata e dignitosa per le famiglie a medio-basso reddito (Piano casa); il completamento delle reti di infrastrutture fisiche e digitali; la gestione dei flussi di materie prime critiche; il supporto all’adeguamento tecnologico delle imprese; in una parola: una visione politica diversa che metta il sistema industriale delle costruzioni al centro dello sviluppo del Paese. Senza questa visione di sistema che coinvolga istituzioni ai vari livelli e tessuto economico e sociale si corre il rischio di “galleggiare” in una quotidianità che non ci porterà da nessuna parte.
In che maniera le transizioni green e digitale stanno influenzando lo sviluppo del settore? A che punto sono le imprese italiane?
E F: Nella filiera rappresentata da Federcostruzioni convivono comparti avanzati come quello della home automation e dell’elettronica gestionale applicata agli impianti e comparti meno avanzati come l’edilizia delle microimprese. Compito del sistema associativo è quello di aiutare a colmare questo gap offrendo servizi attraverso strutture dedicate come ad esempio i digital innovation hub che fanno riferimento a Confindustria e alla specifica rete europea. La transizione green è un tema trasversale che riguarda tutte le fasi dei processi produttivi e che le imprese del settore hanno ormai assunto in gran parte come modello di comportamento produttivo. Le norme di settore però, quando sono troppo rigide o omogenee per tutto il territorio europeo rischiano di avere un effetto contrario. Occorre quindi una flessibilità nell’attuazione degli obiettivi di decarbonizzazione europei e nell’applicabilità a situazioni disomogenee come, ad esempio, quelle derivanti dall’applicazione della Direttiva Epbd. La trasformazione del patrimonio edilizio nella prospettiva della transizione ambientale (il 73% degli edifici italiani rientra nelle classi E, F, G) deve essere realistica e tenere conto delle differenze climatiche, costruttive e storiche dei vari Paesi dell’UE e impegnare risorse adeguate in termini di agevolazioni e di incentivazioni sia per l’adeguamento dell’involucro che degli impianti tecnologici. Molto dipenderà, comunque, da come i singoli Stati membri decideranno di attuarla.
La sicurezza resta una priorità: che cosa si può fare per ridurre ancora di più il rischio di incidenti nel settore delle costruzioni?
P M: La sicurezza nei cantieri edili non può e non deve essere vista come un costo. Al contrario, rappresenta un investimento strategico, capace di generare valore concreto nel medio-lungo periodo: tutela dei lavoratori, continuità operativa, qualità delle opere e sostenibilità economica per le imprese. Occorre aumentare la consapevolezza della necessità del personale sull’uso dei Dispositivi di Protezione Individuale (Dpi). Troppo spesso, infatti, nei cantieri, nonostante vengano forniti, i lavoratori operano senza casco, imbracature, guanti o calzature antinfortunistiche, esponendosi a pericoli evitabili. Bisogna agire sui comportamenti: l’eccessiva familiarità con le mansioni, unita a una percezione errata del rischio, può generare una pericolosa confidenza che aumenta la probabilità di infortunio. La sicurezza, infatti, non deve mai essere data per scontata, neanche nei gesti più abituali. Progetti come Si.S.Ca. (acronimo di Sistema di Sicurezza Cantieri edili), nei cantieri dell’area di Napoli (p.es. Metropolitana, galleria penisola sorrentina) hanno dimostrato come le nuove tecnologie siano in grado di monitorare in tempo reale la presenza dei Dpi, segnalando eventuali mancanze e contribuendo così a ridurre sensibilmente infortuni e fermi di cantiere. Un investimento che, oltre a salvare vite, migliora l’efficienza e la competitività. Perno della sicurezza e della formazione in edilizia è il sistema paritetico, rappresentato a livello nazionale da Formedil– Ente Unico per la Formazione e Sicurezza in edilizia.
E F: molto si può fare con la formazione e adottando come imprese processi gestionali e attrezzature adeguate. Un cantiere è però un luogo dove ci sono situazioni e attrezzature che possono essere pericolose. Va aumentata la consapevolezza del personale, vanno utilizzate le nuove tecnologie per abbassare o eliminare i rischi; occorre poi sensibilizzare maggiormente tutti gli attori del settore sul problema della congruità dei costi legati alla sicurezza e combattuta la presenza di imprese che non hanno la sicurezza come priorità. La sicurezza deve essere il maggior “assillo” delle imprese del settore. Non deve essere il timore dei controlli a guidare la gestione di un cantiere: gli operai, le maestranze tutte sono persone che, come imprenditori, troviamo vicini tutti i giorni: sono il vero patrimonio di un’impresa e come tale bisogna operare in modo da evitare ogni rischio.
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