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Quando l’ingegneria ridisegna il territorio

Le tecniche costruttive dietro l’aeroporto internazionale di Hong Kong

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A cura della redazione

Pubblicato il

02/10/2026

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4'

Quando l’ingegneria ridisegna il territorio

L’Hong Kong International Airport, conosciuto anche come Chek Lap Kok Airport, è il principale aeroporto di Hong Kong e uno dei pochi al mondo ad aver ottenuto un prestigioso rating di 5 stelle da Skytrax, a conferma dell’eccellenza delle sue infrastrutture. Inaugurato nel 1998, è uno dei principali hub logistici e aeroportuali del mondo, con il maggior traffico di passeggeri. Oggi dotato di tre piste, che servono oltre centoventi compagnie aeree, è stato progettato dall’architetto britannico Lord Norman Foster e costruito su un’isola artificiale. Lo scalo accoglie numerose strutture per lo shopping, ristoranti, tempo libero e divertimento, tra cui anche hotel, un campo da golf e uno dei centri espositivi più grandi di tutta la città, sede di numerosi eventi, fiere e concerti.

La sua costruzione fu necessaria per risolvere i numerosi problemi legati al precedente aeroporto, l’Hong Kong Kai Tak. Situato nel distretto di Kowloon City, era considerato pericoloso e ormai obsoleto. La sua posizione, nel cuore della città e circondato da montagne e imponenti edifici, rendeva le operazioni di atterraggio particolarmente complesse e rischiose; inoltre, le dimensioni ridotte della struttura rappresentavano un ostacolo per lo sviluppo dei commerci. Per far fronte a questa situazione, venne avviato uno dei più ambiziosi e complessi progetti di ingegneria civile mai realizzati. La sfida principale era costituita dalla limitata disponibilità di territorio a Hong Kong, che rendeva estremamente difficile individuare un’area sufficientemente estesa per la realizzazione di un nuovo complesso aeroportuale.

UNA STRAORDINARIA SFIDA INGEGNERISTICA

Per consentire la costruzione dell’aeroporto, si optò per la realizzazione di una vera e propria isola artificiale nelle acque del Mar Cinese Meridionale. Questa, tuttavia, rappresentava solo una piccola parte dell’Airport Core Programme, un progetto concepito per garantire il collegamento e lo spostamento di passeggeri e merci attraverso la costruzione di tunnel, superstrade, sistemi ferroviari e ponti.

Una delle principali difficoltà da affrontare furono le tempistiche estremamente ridotte, condizionate anche dalla delicata situazione politica, che imponeva di completare il progetto prima del passaggio di Hong Kong alla Cina. I lavori iniziarono dunque nel 1991 e il 6 luglio 1998 il nuovo aeroporto venne inaugurato e aperto al traffico. Si trattò di un record, soprattutto considerando la complessità e le dimensioni dell’opera.

Per realizzare una piattaforma sufficientemente ampia da ospitare un aeroporto, vennero uniti due isolotti, dopo averne livellato e spianato il terreno e bonificato il fondale marino. Per colmare gli spazi e creare la superficie destinata alla nuova struttura aeroportuale, furono utilizzati i detriti provenienti dallo sbancamento delle montagne circostanti. L’intervento si trasformò così in una delle più imponenti operazioni di movimentazione di terra mai realizzate: al termine dei lavori, infatti, erano state spostate circa 500 milioni di tonnellate di materiale.

Un secondo problema si presentò al momento di collegare l’isola alla città. La soluzione fu la costruzione di un tunnel nei pressi del Porto Victoria, lungo circa due chilometri e situato sott’acqua. La struttura, dotata di sei corsie, venne assemblata direttamente in acqua attraverso enormi sezioni prefabbricate in acciaio e calcestruzzo. In alcuni tratti, però, la sua realizzazione presentava delle criticità dovute all’eccessiva profondità del fondale marino e all’intenso traffico navale, ulteriore fattore di rischio per lo svolgimento dei lavori.

Per superare questo ostacolo, si decise di ricorrere alla costruzione di imponenti ponti sospesi, progettati per resistere anche ai tifoni che frequentemente colpiscono la zona. Per rafforzarne la stabilità e la resistenza, si aggiunse peso attraverso la costruzione di nuove corsie sottostanti il ponte, mentre i cavi di cui dovevano essere dotati, che non potevano essere assemblati a terra e poi posizionati in quota a causa dell’eccessivo peso, vennero posizionati direttamente in aria, dando vita a una delle fasi più spettacolari dell’intero progetto: mediante una tecnica davvero innovativa, gli operai specializzati posarono, in meno di nove mesi, circa 86mila chilometri di cavi.

Infine, le diverse infrastrutture furono collegate mediante una rete di superstrade, progettata per garantire un rapido e agevole collegamento con l’aeroporto. Anche in questo caso, le caratteristiche morfologiche del territorio resero necessario il ricorso a soluzioni costruttive innovative. La presenza di colline rocciose e scoscese rendeva infatti difficoltoso lo sviluppo della viabilità lungo la costa, motivo per il quale si decise di intervenire direttamente sulla conformazione della baia, modificandone la linea costiera e prolungandola di circa un chilometro verso l’interno.

UN SISTEMA INTEGRATO DI TRASPORTI

Oggi sono più di quaranta le linee di autobus che collegano l’aeroporto alle diverse aree di Hong Kong, oltre ai vari servizi che permettono, dall’aeroporto, di raggiungere diverse destinazioni nel Delta del Fiume delle Perle. Il collegamento più rapido con il centro di Hong Kong è però l’Airport Express, una linea ferroviaria dedicata all’aeroporto e integrata nella rete della metropolitana cittadina.

UNA LUNGA STORIA DI RECORD

Secondo il Guinness dei primati, la realizzazione dell’Hong Kong International Airport costituisce il progetto aeroportuale più costoso mai intrapreso. La prima fase dei lavori, conclusasi con l’inaugurazione dell’infrastruttura, ha comportato un investimento di circa 60 miliardi di dollari. Il rilievo dell’opera è stato inoltre riconosciuto nel 1999, quando, durante la conferenza ConExpo, il progetto è stato inserito tra le dieci più importanti opere edilizie del XX secolo.

Foto: Dennis Gilbert

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