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La Comunità friulana reagì nel 1976 con orgoglio; la ricorrenza del terremoto e la capacità di stare uniti
Scritto da
Adriano Baffelli
Pubblicato il
31/05/2026
Tempo di lettura
2'

La Giunta regionale del Friuli-Venezia Giulia, presieduta per il secondo mandato da Massimiliano Fedriga, ha guidato la regione con un approccio focalizzato sulla stabilità finanziaria e sugli investimenti strategici, confermando nel 2026 un bilancio solido con oltre 6,5 miliardi di euro stanziati per lo sviluppo.
L’amministrazione ha posto al centro della propria azione di governo la sanità, il sostegno alle famiglie e le infrastrutture, puntando a un modello di sviluppo sostenibile e innovativo. Tra i risultati principali vi è il ritorno delle Province come enti di area intermedia e ingenti investimenti nel settore turistico e manifatturiero, con fondi specifici per l’Agenda FVG Manifattura 2030 e il piano di promozione turistica.
Il corrente 2026 registra la ricorrenza del cinquantenario del terribile terremoto che sconvolse il Friuli nel maggio 1976, con epicentro tra Gemona e Venzone. Un evento che ha segnato la storia locale e indirettamente ridisegnato il rapporto tra istituzioni e cittadini.
La tragedia del 6 maggio 1976, che causò oltre 2mila morti e distrusse interi paesi, è ricordata come il momento in cui il popolo friulano ha mostrato la sua massima resilienza, trasformando il dolore in un modello di ricostruzione definito “dov’era, com’era”.
Il disastro causato dal sisma del 1976 diede vita al Modello Friuli, riconosciuto come un virtuoso processo di ricostruzione post-terremoto, caratterizzato da gestione locale, espropri strategici e priorità alle attività produttive. Una scelta che in dieci anni permise di ricostruire interi paesi insieme ai molti monumenti distrutti, salvaguardando l’identità comunitaria.
Dalla tragica esperienza quella terra di persone generose e abituate alla fatica e al silenzio seppe generare anche un modello di gestione delle emergenze unico al mondo, nato dalla consapevolezza che la protezione della vita e del territorio richiedesse una preparazione costante e una risposta organizzata.
L’esperienza diretta del sisma portò, infatti, alla nascita della moderna Protezione Civile italiana, un’istituzione nata dalla lezione friulana e resa operativa grazie all’azione del più volte ministro Giuseppe Zamberletti, che in Friuli svolse il ruolo di Commissario straordinario dopo il terremoto, ruolo che avrebbe ricoperto anche dopo il sisma del 1980 in Irpinia.
Fu proprio in Friuli che si comprese come la sola opera di soccorso non bastasse: era necessario un sistema che includesse la prevenzione, la pianificazione e la formazione continua.
La legge istitutiva della Protezione Civile è del 1992, ma le sue fondamenta risalgono al tragico terremoto in terra friulana di 50 anni fa. Un provvedimento fondamentale per un’efficace cultura della prevenzione, considerato un riferimento internazionale.
In questo numero della rivista, dedicato all’approfondimento dei temi legati al dissesto del territorio, con alcune pagine dedicate all’orgoglioso Friuli-Venezia Giulia, proponiamo di seguito l’intervista al presidente della Regione friulana, Massimiliano Fedriga.
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