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Intervista a Massimiliano Fedriga

presidente della Regione Friuli Venezia Giulia

Scritto da

Adriano Baffelli

Pubblicato il

31/05/2026

Tempo di lettura

10'

Biografia

Veronese di nascita, Massimiliano Fedriga è cresciuto a Trieste, dove ha compiuto gli studi al liceo scientifico Galilei e alla facoltà di Scienze della Comunicazione. Dopo la laurea, ha conseguito un Master in Analisi e Gestione della Comunicazione e ha lavorato come responsabile marketing per diverse aziende del Nordest.

Oltre alla signora Elena, che ha sposato nel 2013, e ai due loro figli, come da lui dichiarato, il suo grande amore è sempre stato la politica. Una passione che ha iniziato a coltivare quando aveva solo 15 anni e che, nel 2003, lo ha portato a ricoprire l’incarico di segretario provinciale della Lega.

Nel 2008 è stato eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati, seggio confermato sia nel 2013 sia nel 2018: dieci anni intensi, che gli hanno lasciato in dote le competenze frutto di anni di battaglie in Commissione Lavoro e, dichiara, una bellissima parentesi di quasi quattro anni alla Presidenza del Gruppo parlamentare Lega e Autonomie.

Il 29 aprile 2018 i cittadini del Friuli-Venezia Giulia lo hanno “richiamato a casa”, affidandogli una prima volta la guida della Regione e rinnovandogli successivamente la fiducia nella tornata del 2 e 3 aprile 2023. Un mandato a cui si è aggiunto, dal 9 aprile 2021, quello di presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.


Intervista

Presidente Fedriga, secondo lei qual è il sentimento prevalente nel ricordare il tragico terremoto del 1976?

Il ricordo del terremoto del 1976 è ancora oggi vivo nella memoria del Friuli Venezia Giulia. È un ricordo che porta con sé certamente dolore e rispetto per le vittime e per chi ha perso la casa, i propri affetti e i punti di riferimento della propria comunità. Ma accanto a questo c’è anche un sentimento molto forte di orgoglio per come la nostra comunità seppe reagire a una tragedia di dimensioni enormi.

In quei giorni e nei mesi successivi ci fu una straordinaria capacità di stare uniti, di aiutarsi e di rimettersi al lavoro per ricostruire. Il terremoto ha segnato profondamente la nostra storia, ma ha anche mostrato i valori che caratterizzano questa terra: il senso di responsabilità, la solidarietà e l’attaccamento alla propria comunità.

Proprio per questo, il cinquantesimo anniversario del sisma, che ricorre quest’anno, rappresenta un momento molto significativo per tutta la regione. Come Amministrazione regionale abbiamo promosso una fitta serie di iniziative e momenti di riflessione per ricordare quella tragedia e, allo stesso tempo, per trasmettere alle nuove generazioni il significato dell’esperienza della ricostruzione.

In questo contesto abbiamo anche sottoscritto un accordo con l’Università di Udine e la Protezione civile della Regione Friuli Venezia Giulia per l’avvio a Gemona della Scuola laboratoriale di alta formazione in resilienza per lo sviluppo sostenibile. È un progetto importante perché mette insieme memoria, formazione e futuro, valorizzando il patrimonio di conoscenze maturato dal nostro territorio nella gestione delle emergenze e nella ricostruzione.

Colpì molto, insieme allo sconvolgente disastro creato dalla natura, la capacità dei friulani di ricostruire con celerità e rigore i propri paesi. Un esempio da seguire per tutti i territori che si trovano in situazioni di emergenza simili?

La ricostruzione del Friuli dopo il terremoto è spesso indicata come un modello e credo che questo riconoscimento sia meritato. Non perché sia stato tutto semplice, ma perché ci fu una straordinaria collaborazione tra istituzioni e comunità locali.

I sindaci, i cittadini, il mondo produttivo e le istituzioni lavorarono insieme con un obiettivo molto chiaro: ricostruire i paesi e restituire alle persone la possibilità di tornare a vivere nelle proprie comunità.

Un passaggio decisivo fu il ruolo svolto dallo Stato in collaborazione e piena sintonia con le istituzioni locali attraverso il commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, che comprese l’importanza di attribuire un forte ruolo ai territori. In quella fase furono infatti trasferite importanti competenze ai cosiddetti sindaci della ricostruzione, consentendo alle amministrazioni locali di guidare direttamente i processi di rinascita dei propri comuni.

Proprio da quell’esperienza nacque inoltre il modello della Protezione civile moderna, che successivamente sarebbe stato sviluppato e strutturato a livello nazionale. Anche questo rappresenta uno dei lasciti più importanti di quella stagione: la capacità di trasformare una tragedia in un sistema organizzato di prevenzione e gestione delle emergenze che oggi è riconosciuto come uno dei più efficaci in Europa.

Data la vostra esperienza le chiedo se in questo caso la rigenerazione urbana assuma significati diversi rispetto ad altri territori.

Nel caso del Friuli dopo il terremoto del 1976 la ricostruzione non è stata soltanto un intervento urbanistico o edilizio, ma prima di tutto un percorso di ricostruzione delle comunità.

In molti paesi i centri storici erano stati gravemente danneggiati o distrutti e si sarebbe potuto scegliere di ridisegnare completamente l’assetto urbano. Invece si decise di mantenere un forte legame con la storia e con l’identità dei luoghi.

Un esempio simbolico di questo approccio è rappresentato dal Duomo di Venzone, che fu ricostruito attraverso la tecnica dell’anastilosi, recuperando e ricollocando una ad una le pietre dell’edificio originario.

Questo ha permesso di restituire alla comunità un luogo di culto e un simbolo identitario ricostruito dov’era e com’era, dimostrando come la ricostruzione potesse coniugare rigore nella memoria storica, capacità tecnica e partecipazione della comunità.

Quali sono state le principali linee guida del suo primo mandato e cosa è cambiato con il secondo?

Nel primo mandato, iniziato nel 2018, abbiamo lavorato con una linea molto chiara: rafforzare la competitività del Friuli Venezia Giulia, sostenere le famiglie e creare le condizioni per una crescita stabile del territorio.

Abbiamo investito sul sostegno alle imprese, sul miglioramento delle infrastrutture, sul rafforzamento della sanità regionale, dovendo affrontare la grave emergenza della pandemia da Covid-19, e su politiche che potessero sostenere le famiglie e i territori più fragili, in particolare le aree montane.

Un capitolo centrale è stato quello delle infrastrutture e della logistica. Abbiamo concentrato molta attenzione sul rafforzamento del porto di Trieste e sul potenziamento delle infrastrutture logistiche regionali, che rappresentano un elemento strategico per il posizionamento del Friuli Venezia Giulia tra l’Europa centrale e il Mediterraneo.

In quegli anni è stato anche molto importante il lavoro portato avanti con il Governo per definire nuovi patti finanziari tra lo Stato e la Regione, che garantiscono stabilità nelle risorse e permettono alla nostra autonomia speciale di programmare con maggiore certezza le politiche di sviluppo.

Con il secondo mandato, abbiamo scelto di dare continuità a questo percorso affrontando nuove sfide strategiche per lo sviluppo del Friuli Venezia Giulia. Tra queste un ruolo centrale è assunto dalla transizione energetica, su cui la Regione sta investendo in modo significativo per accompagnare imprese e cittadini verso un modello energetico più sostenibile e competitivo.

Parallelamente la Regione sta rafforzando il percorso di digitalizzazione dei servizi pubblici, con l’obiettivo di semplificare il rapporto tra amministrazione, cittadini e imprese, ridurre i tempi burocratici e rendere il sistema pubblico sempre più efficiente e accessibile.

Un altro asse strategico del secondo mandato è rappresentato dal rafforzamento dell’attrattività del territorio per nuovi investimenti, sia nazionali sia internazionali. In questo ambito la Regione sta lavorando per creare condizioni favorevoli allo sviluppo imprenditoriale, puntando su infrastrutture moderne, strumenti di sostegno alle imprese, politiche di innovazione e valorizzazione delle filiere produttive regionali.

Si tratta di una visione che mira a consolidare la crescita economica del Friuli Venezia Giulia, sostenendo al tempo stesso competitività, sostenibilità e qualità dello sviluppo.

Quanto conta l’autonomia speciale per i risultati concreti della vostra amministrazione?

L’autonomia speciale è uno degli strumenti più importanti di cui dispone il Friuli Venezia Giulia. Non è soltanto un elemento identitario, ma uno strumento concreto di governo che ci consente di costruire politiche più aderenti alle esigenze del territorio.

La nostra è una terra di confine con una forte vocazione internazionale e con aree molto diverse tra loro, dalla montagna alla costa. Disporre di competenze legislative, amministrative e finanziarie più ampie permette di intervenire con maggiore rapidità e con politiche mirate.

Naturalmente l’autonomia comporta anche una grande responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche, ma proprio per questo può diventare un fattore decisivo per sostenere lo sviluppo economico e migliorare i servizi ai cittadini.

In tema di investimenti infrastrutturali, quali sono le opere principali previste nel prossimo triennio?

Gli investimenti infrastrutturali rappresentano una delle priorità della nostra amministrazione perché infrastrutture moderne significano maggiore competitività per il territorio e migliori servizi per cittadini e imprese.

Un intervento particolarmente significativo riguarda il completamento della terza corsia dell’autostrada A4 nel tratto gestito da Autostrade Alto Adriatico, un’opera strategica, del valore di circa 1,8 miliardi di euro, per migliorare sicurezza e fluidità del traffico lungo uno dei principali corridoi europei.

Accanto a questo, la Regione è impegnata nel progetto di recupero del Porto Vecchio di Trieste, dove è prevista anche la creazione di un hub amministrativo regionale con il trasferimento di una parte degli uffici e dei dipendenti della Regione, contribuendo alla rigenerazione di un’area di grande valore storico e urbano.

Un progetto del valore complessivo di circa 600 milioni, di cui 150 milioni per la parte dei nuovi uffici regionali.

Gli investimenti sulle infrastrutture sono accompagnati da progetti di sviluppo per il turismo?

Il turismo è uno dei settori su cui la Regione sta investendo con grande convinzione, perché rappresenta un fattore importante di crescita economica e di valorizzazione del territorio.

In questo quadro rientrano importanti investimenti finalizzati a interventi significativi come il recupero della Terrazza a Mare di Lignano Sabbiadoro e il progetto di rilancio delle Terme di Grado, due strutture simboliche per l’offerta turistica regionale.

Parallelamente abbiamo messo a disposizione risorse per la riqualificazione degli alloggi turistici esistenti e attivato strumenti di sostegno per accompagnare la realizzazione di nuove strutture ricettive di alto livello, con l’obiettivo di innalzare ulteriormente la qualità dell’offerta e rafforzare la competitività del Friuli Venezia Giulia.

Come nasce il marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia”?

“Io sono Friuli Venezia Giulia” nasce con l’obiettivo di rafforzare l’identità della nostra regione e promuovere in modo coordinato le sue eccellenze, attraverso un marchio univoco e facilmente comprensibile.

Vogliamo raccontare un territorio dinamico, innovativo e profondamente legato alle proprie tradizioni. Un aspetto particolarmente importante è il coinvolgimento del settore agroalimentare, che rappresenta una delle espressioni più autentiche dell’identità regionale.

Il Friuli Venezia Giulia può contare su molte eccellenze riconosciute a livello nazionale e internazionale, dai vini alle produzioni tipiche, dai prodotti della montagna a quelli legati alla tradizione agricola e gastronomica locale.

Il marchio consente di valorizzare queste filiere e di rafforzare il rapporto tra territorio, produzione e qualità. Sempre più aziende e operatori stanno aderendo all’iniziativa, contribuendo a rafforzare la visibilità del Friuli Venezia Giulia sui mercati nazionali e internazionali.

Si parla di emergenza abitativa. Qual è la situazione locale?

Il tema della casa è oggi al centro del dibattito europeo e anche il Friuli Venezia Giulia sta affrontando questa sfida con molta attenzione. In alcune aree urbane e turistiche la domanda abitativa è cresciuta negli ultimi anni, mentre in altri territori il tema principale riguarda il recupero del patrimonio edilizio esistente.

In questa direzione si inserisce una specifica norma regionale dedicata al recupero del patrimonio edilizio privato, che punta a favorire processi di rigenerazione urbana e allo stesso tempo a limitare il consumo di suolo.

La Regione ha previsto anche strumenti di incentivazione economica attraverso bandi dedicati, rivolti a cittadini e operatori interessati a investire nella riqualificazione degli immobili.

Un passo importante in questa direzione è rappresentato anche da una specifica legge regionale del 2025 che prevede contributi per la ristrutturazione e la riqualificazione energetica delle abitazioni, con l’obiettivo di migliorare la qualità del patrimonio abitativo e allo stesso tempo sostenere la transizione energetica.

La norma introduce inoltre una particolare attenzione alle fasce sociali più fragili, prevedendo una quota di interventi destinata alle famiglie con redditi più bassi, per garantire un accesso più equo alle opportunità di recupero e miglioramento degli immobili.

Si tratta di un approccio che unisce politiche abitative, sostenibilità ambientale e inclusione sociale, con l’obiettivo di rispondere in modo strutturale alle nuove esigenze abitative dei cittadini e allo stesso tempo valorizzare il patrimonio edilizio esistente.

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