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Intervista a Edoardo Rixi
viceministro Infrastrutture e Trasporti
Scritto da
Adriano Baffelli
Pubblicato il
29/05/2026
Tempo di lettura
10'

Biografia
Edoardo Rixi è nato a Genova l’8 giugno 1974. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato in Economia e Commercio presso l’Università di Genova nel 2000. Ha iniziato la sua carriera professionale nel settore della moda e ha collaborato con l’Università di Genova e il Consiglio regionale della Lombardia.
La sua attività politica è iniziata nel 2002 con l’elezione a consigliere comunale di Genova per la Lega Nord, dove ha ricoperto il ruolo di capogruppo. Nel 2010 è stato eletto consigliere regionale della Liguria, dimettendosi da deputato della XVI legislatura, ruolo che aveva assunto a febbraio dello stesso anno in sostituzione di un collega.
Dal 2014 al 2016 ha ricoperto la carica di vicesegretario federale della Lega Nord. Nel 2015 è stato nuovamente eletto consigliere regionale e nominato assessore allo Sviluppo economico e Imprenditoria della Regione Liguria.
Nel 2018 Rixi è stato eletto alla Camera dei deputati per la XVIII legislatura, dimettendosi da assessore regionale. Dal 13 giugno 2018 al 30 maggio 2019 ha ricoperto l’incarico di viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nel governo Conte I.
Nel 2022 Rixi è stato rieletto deputato per la XIX legislatura. Dal 2 novembre 2022 è nuovamente viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti nel governo Meloni, affiancando il ministro Matteo Salvini. A settembre 2023 è stato confermato segretario della Lega in Liguria per acclamazione.
Dalle Olimpiadi invernali spinta alle infrastrutture: un volano di sviluppo equilibrato e sostenibile
All’inizio di un anno di grande rilevanza per lo sport italiano, tra l’avvicinarsi delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 e un dibattito sempre più acceso sul futuro delle infrastrutture del Paese, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si trova al centro di una sfida che intreccia ambizione internazionale e quotidiano bisogno di rinnovamento.
È una stagione in cui l’Italia prova a rialzare la testa sul terreno, da sempre complesso, dell’impiantistica sportiva: un mosaico fatto di stadi obsoleti, palazzetti da riqualificare, cantieri olimpici chiusi in tempo per la grande kermesse internazionale e nuove generazioni che aspirano a poter disporre di spazi adeguati per praticare sport, crescere, incontrarsi.
Al contempo, nel Paese sono in corso poderosi interventi sulle infrastrutture, e altri ve ne saranno nel prossimo futuro, per ammodernare collegamenti stradali, autostradali e ferroviari, per riqualificare ponti e viadotti.
Altro tema di rilievo concerne il potenziale rilancio delle città, che possono rigenerarsi anche facendo leva sui punti di forza del territorio grazie ai grandi eventi sportivi. È il caso della montagna, per Milano, proprio in occasione di Milano Cortina 2026. Lo stesso dicasi per Napoli, con il mare, per la disputa nelle sue acque di America’s Cup.
In tema di rigenerazione urbana anche la riforma del testo unico edilizia, con il disegno di legge delega recentemente approvato dal Governo, può risultare utile. Da tempo si sottolineava la necessità di un aggiornamento del quadro di norme per rispondere alle esigenze dei cittadini e combattere il degrado.
Sulla base del lavoro avviato dal Governo Meloni in tema di armonizzazione normativa per semplificare le procedure per l’ammodernamento degli stadi, si confida sia possibile passare a una nuova stagione per i nostri stadi, dopo decenni che il tema si trascina tra riforme annunciate e occasioni mancate.
Senza dimenticare l’impiantistica minore, che va riorganizzata, con risposte concrete a federazioni, associazioni e amministrazioni locali alle prese con costi di gestione crescenti e infrastrutture spesso inadatte alle esigenze moderne.
In questo scenario complesso, le Olimpiadi invernali rappresentano un banco di prova decisivo: non solo per l’eredità sportiva e infrastrutturale che lasceranno, ma per la capacità del Paese di dimostrare affidabilità e visione. Di questo, delle sfide e delle criticità legate alla realizzazione di opere, grandi e piccole, ma soprattutto fondamentali per lo sviluppo e per il miglioramento della vita delle persone, parleremo nell’intervista che segue al viceministro Edoardo Rixi, provando a capire, fra il resto, le principali linee strategiche che l’esecutivo intende perseguire in tema di mobilità, collegamenti, infrastrutture.
Viceministro Rixi, mentre effettuiamo l’intervista, a metà dicembre 2025, respiriamo già l’atmosfera olimpica dei Giochi di Milano Cortina. Guardando alle infrastrutture, quali sono gli aspetti salienti del percorso sin qui effettuato per la preparazione dell’evento?
I Giochi olimpici di Milano Cortina rappresentano una straordinaria occasione di accelerazione infrastrutturale e di modernizzazione del Paese. Il percorso intrapreso sin qui si è fondato su un principio chiaro: realizzare opere utili non solo all’evento, ma destinate a lasciare un’eredità strutturale duratura ai territori coinvolti.
Sul fronte delle infrastrutture di collegamento, il Governo ha scelto di intervenire prioritariamente sul potenziamento della rete esistente, puntando su sicurezza, affidabilità e resilienza. Gli investimenti su strade, ferrovie e nodi logistici mirano a garantire l’accessibilità delle aree montane, spesso penalizzate da carenze storiche, contrastando al contempo lo spopolamento.
Un approccio che tiene insieme grandi eventi, sicurezza delle infrastrutture e adattamento ai rischi idrogeologici, nella consapevolezza che le Olimpiadi devono essere un moltiplicatore di sviluppo e non un intervento episodico.
Condivide l’idea che i grandi eventi sportivi possono rilanciare le città? Pensiamo non solo alle Olimpiadi invernali ma anche, ad esempio, all’America’s Cup, occasioni per Milano e per Napoli di rigenerarsi, facendo leva sui punti di forza del territorio, la montagna nel primo caso, il mare nel secondo.
I grandi eventi sportivi sono catalizzatori di trasformazione urbana quando vengono inseriti in una visione strategica di lungo periodo. Milano Cortina, così come l’America’s Cup per Napoli, dimostrano come sport, infrastrutture e rigenerazione possano procedere insieme valorizzando le vocazioni naturali dei territori: la montagna da un lato, il mare dall’altro.
Il valore aggiunto non è solo infrastrutturale, ma anche sociale ed economico. Questi eventi consentono di accelerare interventi su mobilità, spazi pubblici e servizi, rendendo le città più attrattive e competitive. L’obiettivo del Governo e del Mit è evitare cattedrali nel deserto e puntare su opere integrate nei tessuti urbani, capaci di migliorare la qualità della vita dei cittadini anche dopo la conclusione degli eventi.
In questa prospettiva, le infrastrutture non sono un fine ma uno strumento: servono a connettere territori, ridurre disuguaglianze e sostenere uno sviluppo equilibrato e sostenibile.
In tema di rigenerazione urbana, ricordiamo la recente riforma del Testo unico edilizia, con il disegno di legge delega approvato dal Governo. Da tempo si sottolineava la necessità di un aggiornamento del quadro di norme per rispondere alle esigenze dei cittadini e combattere il degrado. Quali obiettivi si prefigge di raggiungere l’esecutivo con questa riforma e quali tempi prevede per la conclusione dell’intero iter?
La riforma del Testo Unico dell’edilizia nasce dall’esigenza di superare un quadro normativo frammentato e ormai obsoleto, che negli anni ha generato incertezza giuridica, contenzioso e rallentamenti negli investimenti. L’obiettivo è dotare il Paese di un Codice dell’edilizia e delle costruzioni unitario, moderno e chiaro.
I pilastri della riforma sono la semplificazione delle procedure, la certezza dei titoli abilitativi, la digitalizzazione attraverso il fascicolo digitale delle costruzioni e una disciplina più razionale delle sanatorie, fondata sul principio di proporzionalità.
Si punta a favorire il recupero dell’esistente, l’efficientamento energetico e la sicurezza sismica, contrastando al contempo l’abusivismo grave. L’iter è avviato con l’esame parlamentare della legge delega. Successivamente il Governo adotterà i decreti legislativi, previo confronto con Consiglio di Stato e Conferenza Unificata. È una riforma strutturale, pensata per dare certezza a cittadini, imprese e amministrazioni.
Rigenerare le città significa anche rafforzare le infrastrutture di collegamento. Il nostro Paese ancora oggi vede aree scollegate difficilmente raggiungibili che si stanno spopolando o che non sfruttano a pieno il loro potenziale. Qual è la visione strategica del Governo nei prossimi anni in tema di collegamenti? Su cosa sarà necessario concentrarsi: strade, ferrovie, porti e come assicurare la manutenzione di quelle esistenti per garantirne l’adattamento e contrastarne il dissesto idrogeologico?
Rigenerare le città e i territori significa prima di tutto renderli accessibili. L’Italia soffre ancora di profonde disconnessioni infrastrutturali che penalizzano aree interne e periferiche, favorendo lo spopolamento. La nostra visione strategica si concentra su un intervento equilibrato su strade, ferrovie, porti e trasporto pubblico locale, rafforzando l’integrazione tra le diverse modalità di trasporto.
Sulla rete stradale e autostradale è in corso un vasto programma di manutenzione programmata: Anas realizzerà entro il 2026 circa 2.300 interventi, con rifacimento delle pavimentazioni, asfalti drenanti, ammodernamento delle gallerie e nuova segnaletica. Parallelamente, sono stati contrattualizzati con Rfi circa 7 miliardi di euro per la manutenzione ferroviaria nel periodo 2023-2025.
La resilienza delle infrastrutture e il contrasto al dissesto idrogeologico sono centrali, così come il rafforzamento dei collegamenti ferroviari di ultimo miglio verso porti e interporti, per rendere il sistema logistico nazionale pienamente competitivo a livello europeo.
Il caro materiali è stato uno dei principali allarmi lanciati dalle imprese, con circa 13mila cantieri a rischio di blocco su tutto il territorio nazionale e le prospettive di crescita vanificate. Quali sono le soluzioni individuate dal Governo in Legge di bilancio e quanto è stato rilevante il dialogo con le imprese?
Il caro materiali ha rappresentato una criticità rilevante per il settore delle costruzioni, mettendo a rischio migliaia di cantieri. Abbiamo scelto di affrontare il problema con strumenti strutturali, frutto di un confronto costante con le imprese e le associazioni di categoria.
La Legge di bilancio 2026 introduce il Prezzario nazionale delle opere pubbliche, che consentirà un monitoraggio omogeneo dei costi su tutto il territorio, promuovendo equilibrio contrattuale e sostenibilità economica. A supporto, il Mit ha predisposto l’Osservatorio per il monitoraggio dei prezzari, con il compito di analizzare le dinamiche di mercato e verificare l’applicazione delle clausole di revisione prezzi.
Sul piano finanziario, sono stati stanziati 600 milioni di euro per il 2026 e 500 milioni per il 2027 per far fronte agli adeguamenti dei prezzi dei materiali. È una risposta concreta, che tutela le imprese e garantisce continuità ai cantieri.
Se guardiamo al post Pnrr, ci avviciniamo alla fine di una stagione d’oro per i lavori pubblici, che ha visto imprese e amministrazioni pubbliche marciare insieme per portare a termine la realizzazione delle tante opere. Come garantire continuità agli investimenti dopo il 2026?
Il Pnrr ha rappresentato una stagione straordinaria per i lavori pubblici, ma la vera sfida è garantire continuità oltre il 2026. Siamo al lavoro per trasformare questa fase eccezionale in una politica strutturale degli investimenti, fondata su programmazione pluriennale, manutenzione e semplificazione normativa.
Strumenti come i contratti di programma con Anas e Rfi, il rafforzamento dei fondi per la manutenzione e la riforma del quadro regolatorio edilizio e infrastrutturale vanno in questa direzione. L’obiettivo è evitare stop and go, assicurando una necessaria continuità sulle opere che consenta alle imprese di pianificare e investire.
Continuità significa anche capacità amministrativa, digitalizzazione delle procedure e certezza dei tempi: elementi essenziali per mantenere competitivo il sistema dei lavori pubblici italiani.
Negli ultimi anni grazie al Pnrr molte imprese si sono consolidate ma per alcune rimangono problemi di scarsa liquidità finanziaria dovuti a ritardi nei pagamenti e ai parziali rimborsi per il caro materiali. Come assicurare continuità e sostenibilità della crescita dimensionale delle imprese della filiera edile al fine di avere un mercato sano e concorrenziale?
Il Governo è intervenuto con misure concrete come il rafforzamento delle clausole di revisione prezzi e la liquidazione di risorse significative. Come ricordato dal ministro Matteo Salvini, il Mit ha già sbloccato oltre 700 milioni di euro per il caro materiali e firmato decreti per 660 milioni a favore delle imprese, con l’obiettivo di garantire liquidità e continuità ai cantieri.
L’attenzione ai tempi di pagamento della Pa, alla certezza dei quadri economici e alla semplificazione delle regole è essenziale per assicurare un mercato sano, concorrenziale e capace di attrarre investimenti. Una filiera edile solida resta un asset strategico per crescita, occupazione e qualità delle infrastrutture del Paese.
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