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L’Aquila torna a volare da Capitale della Cultura
Scritto da
Massimo Locci
Pubblicato il
31/05/2026
Tempo di lettura
4'
Dopo il terribile terremoto del 2009, la lunga e complessa ricostruzione, la riconquista da parte dei cittadini del centro storico, L’Aquila è diventata Capitale italiana della Cultura 2026.
Se si valuta l’estensione dell’area colpita dall’evento tellurico e l’entità dei danni a un patrimonio architettonico di alto rilievo, questa attribuzione rappresenta un forte riconoscimento per il grande lavoro svolto dalle amministrazioni, dagli apparati tecnici, dalle imprese e dalla cittadinanza tutta, che è stata propositiva e determinante per la rigenerazione del tessuto sociale e culturale.
“Dal 2017 – ha evidenziato il sindaco – abbiamo destinato 25 milioni di euro a politiche culturali, con l’obiettivo di consolidare un percorso strutturale che mette al centro identità, innovazione e opportunità per le nuove generazioni”.
Non a caso, alla presentazione del programma e alla cerimonia di apertura erano presenti il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro della Cultura Alessandro Giuli.
Essere Capitale italiana della Cultura pone L’Aquila sotto i riflettori nazionali e, considerando l’impegno profuso in sedici anni, si può esser certi che le oltre 300 iniziative previste tra mostre, spettacoli e progetti territoriali saranno all’altezza delle aspettative.
Per coinvolgere il maggior numero di utenti, gli organizzatori hanno immaginato un programma articolato in diverse discipline espressive, tra arte, architettura, teatro, musica, danza e cinema, spesso interagenti fra loro e con nuovi indirizzi sperimentali.
Le iniziative saranno ospitate in vari plessi storici, in particolare a Palazzo Ardinghelli, sede del Maxxi L’Aquila, in modo da creare una offerta policentrica tra gli edifici novecenteschi e i molti palazzi antichi restaurati.
Un sistema diffuso in tutto il territorio comunale per determinare il maggior numero di relazioni tra le parti: una sorta di circuito neuronale, sia percettivo a distanza, sia di attrazione funzionale tra monumenti.
Tra gli altri plessi architettonici contemporanei, l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, progettata da Paolo Portoghesi, sarà ampliata con un rilevante intervento da 9,5 milioni di euro.
L’iniziativa “Palazzi aperti” consentirà, inoltre, la visita delle straordinarie architetture aquilane, pubbliche e private.
Grazie a questa impostazione, i visitatori e i cittadini di L’Aquila potranno scoprire e riscoprire gli spazi urbani, i punti panoramici, le vie porticate, le piazze e gli straordinari monumenti che un’intera generazione non ha potuto conoscere.
Un itinerario straordinario e, in parte, inatteso determinerà il sicuro successo dell’iniziativa. Più che un auspicio è una previsione positiva legata a più fattori: innanzitutto, rispetto ad altre città, la diversità morfogenetica di L’Aquila, città di fondazione federiciana.
Con la riapertura delle strade si potrà rileggere la sua articolazione per parti, con la struttura urbana divisa in quattro “quarti” e con le relative porte urbiche, che costituiscono una rappresentanza simbolica di una porzione di territorio circostante.
Ogni “quarto” con il proprio ambito monumentale fatto di piazze, di straordinari palazzi e complessi ecclesiastici.
L’Aquila, avendo subito nei secoli vari terremoti, come una fenice è sempre risorta, ora restaurando i monumenti preesistenti, ora costruendo edifici con nuovi linguaggi espressivi.
Pertanto, nella stratificazione storica, si trovano edifici medioevali accanto ad altri rinascimentali, barocchi, novecenteschi, lasciando inalterato, però, l’originario impianto urbano caratterizzato dalle geometrie a scacchiera dei tracciati viari, in dialogo con il paesaggio.
L’auspicata prospettiva di successo di L’Aquila – Capitale italiana della Cultura 2026 deriva anche dalla capacità degli aquilani dimostrata in passato di saper organizzare rilevanti eventi culturali.
Bisogna evidenziare che le importanti istituzioni presenti non hanno mai smesso di operare. Quest’anno, inoltre, verranno restituiti alla città i suoi luoghi simbolo: le chiese, il Teatro Comunale, il Teatro San Filippo, il Munda, Museo nazionale d’Abruzzo, nel Forte Spagnolo.
Tra i rischi che il centro storico aquilano corre, sia per la grande attrattiva dei suoi spazi, sia perché molti cittadini si sono trasferiti in altri quartieri della città, vi è una trasformazione con indirizzo turistico monofunzionale, con moltiplicazione di alberghi, B&B, ristoranti e negozi di souvenir.
Per rivitalizzare il centro storico, peraltro molto esteso, le amministrazioni devono affrontare consapevolmente il processo di trasformazione, evitando gli errori fatti in molte altre città d’arte.
Le iniziative legate alla Capitale italiana della Cultura integreranno gli eventi identitari della città, dalla Perdonanza Celestiniana ai Cantieri dell’Immaginario, dal Jazz Italiano per le Terre del Sisma al Festival delle Città del Medioevo, con quelli espositivi e performativi programmati dal Maxxi L’Aquila.
È stato ideato anche un Osservatorio culturale urbano, il primo in Italia, per misurare gli effetti delle attività, dalle azioni diffuse e sperimentali nei quartieri alla rigenerazione urbana, fino alle strutture di alta formazione artistica e musicale, sul contesto sociale e sullo sviluppo economico della città.
Massimo Locci
Direttore Comitato Scientifico IN/Arch
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