intervista
Regole certe e nuova collaborazione pubblico-privato per rilanciare Milano
Intervista al Presidente Assimpredil Ance Giovanni Deleo
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Pubblicato il
29/05/2026
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Presidente Giovanni Deleo, il 2026 si apre con una congiuntura moderatamente positiva, l’annuncio di un piano casa e con la spinta di Milano Cortina. Quali sono le prospettive di sviluppo?
«Il 2026 sarà un anno di transizione: da una stagione di grandi spinte legate a Superbonus, Olimpiadi e Pnrr, di cui devono essere completate le opere, a un periodo di riconfigurazione del mercato, pubblico e privato. In questo senso, un grande evento come i Giochi Olimpici è una grandissima opportunità per dimostrare che siamo in grado di programmare e consegnare opere in tempi certi e, al tempo stesso, far crescere il valore della filiera delle costruzioni.
Credo che un altro importante effetto dei Giochi sia quello di aver richiamato l’attenzione sul tema casa e dell’emergenza abitativa che Milano sta attraversando, che è la sfida più difficile a cui siamo chiamati nel 2026. Attendiamo il piano che verrà presentato a breve dal Governo, consapevoli che la soluzione richiede risposte diversificate: la realizzazione di nuove abitazioni per il ceto medio, la riqualificazione del patrimonio esistente, l’incremento di housing sociale, il mercato dell’affitto. Bisogna innovare sulle modalità di accesso al bene casa e lavorare sulla qualità e i costi».
Ritiene che Milano possa davvero ripartire dopo una fase complessa?
«Secondo un rapporto della Banca d’Italia, gli investimenti collegati ai Giochi di Milano Cortina 2026 ammontano a oltre 2,4 miliardi di euro:
- il 45% è destinato al miglioramento della rete stradale per collegare le sedi olimpiche;
- il 30% al potenziamento della mobilità ferroviaria;
- il 25% riguarda impianti sportivi direttamente legati all’evento.
I Giochi lasceranno quindi benefici duraturi sul territorio e una legacy nel medio-lungo periodo legata alla qualità delle opere realizzate e alla sostenibilità ambientale dei nuovi interventi. La scommessa giocata a Milano è stata quella di interagire con l’ecosistema complessivo, sociale, economico e ambientale. Misureremo a breve l’efficacia di quanto fatto in termini di qualità delle trasformazioni del territorio ospitante».
Del resto bisogna pensare al futuro, penso agli studentati, alla rigenerazione, nonostante i problemi giudiziari che hanno frenato i cantieri?
«Studentati, riqualificazione del territorio e rigenerazione urbana sono parte dell’emergenza abitativa in corso, che colpisce non solo le fasce più deboli, ma anche il ceto medio e i più giovani. In città non c’è un’offerta adeguata alla domanda, né di prezzo né di disponibilità.
Gli obiettivi del Piano Casa del Comune di Milano, 10.000 alloggi in 10 anni, e il programma di riqualificazione di 2.500 appartamenti da parte di MM SpA, vanno verificati misurandone la sostenibilità economica, in particolare per il PPP.
La criticità che vediamo è semplice: se i meccanismi non sono sostenibili dal punto di vista economico, la partecipazione alle gare non è conveniente, gli investimenti si bloccano e si rischia di non raggiungere i risultati attesi.
Bisogna evitare il cosiddetto “collo di bottiglia”: le imprese sono pronte a fare la loro parte, ma se permessi e pareri sono fermi, non è possibile costruire abitazioni, studentati, né realizzare lo sviluppo necessario per Milano, che deve avvenire a livello metropolitano.
Come Assimpredil Ance, siamo sempre disponibili al confronto: l’emergenza casa si risolve solo insieme, pubblico e privato, con un dialogo continuo e operativo. Servono però regole certe e procedure collaudate che non paralizzino la macchina amministrativa. La legalità va perseguita attraverso la certezza del diritto, non con un blocco generalizzato».
L’obiettivo deve essere quello di sburocratizzare le procedure per rimettere Milano al centro di un nuovo rinascimento?
«Sì, ma non solo. Bisogna anche rinnovare la fiducia tra pubblico e privato. Le imprese stanno investendo in innovazione tecnologica. Il settore pubblico deve correre alla stessa velocità: pratiche più rapide, uffici tecnici digitalizzati, processi chiari e stabili, maggiori investimenti sulle persone che lavorano dentro la macchina comunale.
Se la parte amministrativa si muove con gli stessi tempi del cantiere, l’innovazione non resta sulla carta. Certezza del diritto, tempi certi di approvazione, standardizzazione dei processi, regia unica per le pratiche, che devono essere digitali, confronti costruttivi e cantieri più efficienti: sono questi gli elementi che possono far tornare attrattiva e viva la città di Milano».
Giovanni Deleo
Giovanni Deleo, laureato in Ingegneria Edile presso il Politecnico di Milano, vanta oltre trent’anni di esperienza imprenditoriale nel settore delle costruzioni.
Attualmente ricopre il ruolo di Amministratore Unico dell’impresa Deleo Srl, azienda attiva nel settore dell’edilizia industriale, del terziario, delle opere pubbliche e dell’impiantistica, e di Presidente di Assimpredil Ance per il quadriennio 2025–2029.
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