edilizia
Ripensare Sollicciano
Progetto pubblico-privato che unisce architettura, costruzione e funzione sociale
Scritto da
Alice Perini
Pubblicato il
24/07/2026
Tempo di lettura
4'

Il sequestro preventivo di sette sezioni del carcere di Sollicciano, disposto il 16 giugno 2026, ha riportato con forza al centro del dibattito pubblico una situazione che da tempo non può più essere considerata ordinaria. Muffa, infiltrazioni, impianti fuori norma, trasferimenti necessari: il quadro emerso conferma la gravità di una crisi strutturale che investe non solo l’edificio, ma più in generale il modo in cui oggi si affronta il tema dell’edilizia penitenziaria.
È proprio dentro questa urgenza che si colloca la proposta elaborata per il complesso carcerario Gozzini-Sollicciano, promossa da Firenze Domani e Ance Toscana e presentata a Firenze con la collaborazione della Fondazione per la Formazione Forense dell’Ordine degli Avvocati di Firenze il 17 novembre 2025. Il progetto è stato sviluppato da Finanza e Progetti, Studio Zevi e Deloitte Financial Advisory Real Estate e nasce con un obiettivo preciso: trasformare una condizione di emergenza in un progetto realizzabile, capace di tenere insieme architettura, costruzione, gestione e funzione sociale.
Il punto di partenza è noto. All’ottobre 2025 il complesso fiorentino ospitava 651 detenuti a fronte di una capienza regolamentare complessiva di 593 posti; calcolando i posti effettivamente disponibili, l’indice medio di sovraffollamento raggiungeva il 151,4%. A questi dati si aggiungono le gravi criticità strutturali e un quadro sociale fortemente deteriorato, testimoniato anche dai 405 atti di autolesionismo registrati nel 2024. La proposta, però, non assume questa emergenza come una semplice premessa narrativa: la assume come occasione per ripensare lo spazio detentivo e, più in generale, per interrogarsi su come affrontare oggi funzioni urbane strategiche che il solo investimento pubblico fatica a sostenere.
L’elemento più interessante del progetto è il suo impianto architettonico. Il cuore dell’intervento è la realizzazione di un “carcerevolano” nell’area oggi occupata da un magazzino dismesso tra Sollicciano e Gozzini. Questa nuova struttura, da 120 posti letto, consentirebbe di trasferire temporaneamente i detenuti e di procedere così alla riqualificazione per fasi dei due istituti esistenti, senza interromperne il funzionamento. Ma il suo valore non è solo operativo: il carcerevolano rappresenta infatti l’occasione per sperimentare un diverso modo di progettare gli spazi della detenzione, superando una logica puramente seriale e custodiale.
Anche sotto il profilo costruttivo il progetto esprime un’impostazione precisa. La logica proposta punta a coniugare rapidità esecutiva, controllo dei costi, qualità edilizia e durabilità attraverso un sistema improntato alla semiprefabbricazione. Il punto, però, non è soltanto tecnico: è metodologico. Significa affrontare un’opera pubblica complessa con strumenti contemporanei, capaci di ridurre i tempi, governare i costi e rafforzare la credibilità della fase attuativa.
Proprio qui il progetto allarga il suo significato. Sollicciano non è solo un caso di edilizia penitenziaria: diventa l’occasione per riflettere sulla necessità di proporre nel tessuto urbano modelli di intervento nuovi, collaborativi e fondati sulla sinergia tra pubblico e privato. Il messaggio è chiaro: anche in presenza di carenze di investimento pubblico, e anche di fronte a funzioni urbane difficili e strategiche, è possibile costruire risposte concrete, a condizione di mettere in campo alleanze operative, competenze progettuali e una visione gestionale adeguata.
La sostenibilità dell’opera, infatti, non si regge solo sulla costruzione. Il piano economico-finanziario prevede un investimento complessivo di 48,36 milioni di euro, con 26,60 milioni di contributo privato e 21,76 milioni di contributo pubblico; il solo carcere-volano vale 10,97 milioni di euro. A regime, il complesso arriverebbe a 713 posti regolamentari, con 62 posti disponibili per nuove accoglienze e una riduzione del sovraffollamento dal 151,4% al 91,3%. La progressione economica si sviluppa lungo una concessione fino a 30 anni, mentre la fase di attuazione dell’intervento è sintetizzata in un orizzonte di circa 10 anni.
Un ruolo decisivo nell’equilibrio del piano è affidato ai servizi no-core: mensa, lavanderia, pulizie, attività sportive, attività formative e ricreative, oltre ai servizi legati alla manutenzione e alla piena disponibilità della struttura. La gestione di questi servizi contribuisce in modo diretto alla sostenibilità economica dell’operazione e, allo stesso tempo, può diventare occasione di formazione e coinvolgimento dei detenuti, collegando la tenuta del modello alla sua funzione sociale. È in questo intreccio tra edificio e servizi, tra costruzione e gestione, che la proposta trova uno dei suoi tratti più innovativi.
Più che una risposta contingente all’emergenza, quello presentato a Firenze è dunque un progetto che rimette al centro il rapporto tra architettura, costruzione e funzione sociale, ma anche tra città, istituzioni e operatori economici. Ed è forse questo il suo messaggio più forte: la qualità dello spazio e la qualità del metodo non sono temi separati, e proprio dalla loro integrazione può nascere un modo nuovo, più concreto e più credibile, di affrontare interventi strategici per le funzioni urbane.
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