intervista

Dopo il terremoto il tempo non si è fermato

La ricostruzione come scelta continua, non come ricordo “Adattarsi alle esigenze rinnovate del territorio e delle persone”

Scritto da

Emanuele Imperiali

Pubblicato il

31/05/2026

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3'

Presidente Ance Udine, Angela Martina, se nel ’76 avete ricostruito case e fabbriche, si può dire che la ricostruzione non si è mai conclusa ma si è trasformata in capacità permanente di adattamento?

Sì, in particolare per l’edilizia, mondo in continua trasformazione. Un cantiere cambia giorno dopo giorno. Il motto del ’76 è stato “prima le fabbriche, poi le case, dopo le chiese”. Il lavoro è stato sempre al centro della ricostruzione.

La nostra attività è ciclica, la ricostruzione continua sempre. Il contesto geopolitico nel quale ci troviamo ci mette nuovamente di fronte a una necessità di adattamento che non è forte come dopo il terremoto ma poco ci manca. In pochi giorni il prezzo del ferro è raddoppiato, noi dobbiamo adattarci alle esigenze rinnovate del territorio e delle persone.

Il modello diffuso degli appalti medio-piccoli, che valorizzò il tessuto locale nel post sisma, può ancora insegnare qualcosa in un contesto oggi più complesso e interdipendente?

Il nostro mondo è fatto soprattutto di micro, piccole e medie imprese. Per evitare di fare solo da subappaltatori o fornitori delle grandi, e avere una propria indipendenza, la realizzazione di lavori in piccoli appalti per manutenzioni stradali o costruzione di una scuola è funzionale.

Ci sono poi opere che richiedono una grande impresa, penso al Ponte sullo Stretto.

La provincia di Udine è oggi interessata da opere infrastrutturali strategiche e interventi di rigenerazione che incidono sul sistema regionale. Che tipo di responsabilità comporta per le imprese del territorio?

Le imprese vogliono poter presentare offerte per opere che ricadono sul territorio. Alcune vanno a ditte fuori regione, ma l’importante è garantire la partecipazione alle aziende locali. Il desiderio di lavorare dove si ha la sede rende molto forte il senso di responsabilità.

Sono davvero esigui i casi di imprese del territorio che non abbiano portato a termine lavori nei tempi e con buon risultato. Invece qualche caso c’è stato per aziende esterne al Friuli.

Come stanno procedendo i lavori del Pnrr in Friuli?

Il Pnrr sta andando bene, la maggior parte delle opere sono vicine alla chiusura: a febbraio quelle terminate erano il 71%, ora certo serve un’accelerazione.

Per il Friuli vale quasi 2,8 miliardi. Tra il 35% e il 45% riguarda l’edilizia, per circa 1,1 miliardi. Il totale dei cantieri con lavori edilizi è tra 900 e 1.100, per circa 30mila addetti in scuole, sanità, infrastrutture, rigenerazione urbana e difesa del territorio.

In che modo le imprese friulane possono contribuire non solo alla realizzazione delle opere, ma alla qualità complessiva della trasformazione urbana e territoriale?

Guardando al futuro, ora che i fondi del Pnrr si concludono, si pone con forza il partenariato pubblico-privato, che chiama in causa le aziende e gli enti pubblici. Sarà la chiave di volta per le imprese di diventare ancor più protagoniste e di creare nuova occupazione.

Che parte avrà la rigenerazione urbana?

È un tema complesso: adesso, per esempio, si sta ponendo la mancanza di alloggi. Soprattutto quelli che riguardano i redditi medio-bassi, ma anche gli studentati, nelle città più grandi, Trieste e in alcune parti di Udine. E poi le case di riposo, più in generale alloggi destinati alla terza età.

Senza trascurare la riqualificazione dei centri minori e, perché no, delle periferie delle città. Sono temi politici ma che sempre più richiederanno una partecipazione attiva delle imprese edili.

Intervista alla presidente di Ance Udine, Angela Martina

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