intervista
Infrastrutture, collegare non basta più
La visione e la direzione del cambiamento
Scritto da
Michele Inserra
Pubblicato il
31/05/2026
Tempo di lettura
4'

Le infrastrutture non sono solo collegamenti ma scelte di sviluppo. Qual è la traiettoria che la Regione intende imprimere al Friuli Venezia Giulia?
Le infrastrutture, oggi più che mai, rappresentano una leva strategica di politica industriale e territoriale, non semplicemente un sistema di collegamenti. La traiettoria che la Regione Friuli Venezia Giulia intende imprimere è chiara: rafforzare il ruolo del territorio come piattaforma logistica avanzata e come snodo centrale tra il Mediterraneo e l’Europa centro-orientale.
Questo significa, in primo luogo, investire in un sistema infrastrutturale integrato, dove portualità, rete ferroviaria, viabilità e retroporti dialogano in modo efficiente.
In questo quadro si inserisce anche un passaggio normativo fondamentale come l’approvazione del disegno di legge 71 sugli insediamenti logistici, che introduce per la prima volta una disciplina urbanistica regionale dedicata a queste infrastrutture.
Si tratta di uno strumento che consente di governare in modo coerente e coordinato lo sviluppo dei grandi poli logistici, attraverso la co-pianificazione con gli enti locali e una valutazione diretta da parte della Regione per gli interventi di maggiore impatto.
Le opere strategiche che interessano la provincia di Udine si inseriscono in una visione regionale più ampia. Come si garantisce coerenza tra scala locale e sistema complessivo?
La coerenza tra scala locale e visione regionale si costruisce innanzitutto attraverso una programmazione chiara, condivisa e progressivamente strutturata, che superi la logica dell’emergenza e consenta di dare continuità agli interventi.
Il Piano industriale di Fvg Strade va esattamente in questa direzione: rappresenta uno strumento di raccordo fondamentale tra le esigenze dei territori e gli obiettivi strategici della Regione.
Un elemento centrale è anche la capacità di mettere a terra le risorse in tempi certi. Quali altri interventi possono rappresentare un cambio di paradigma?
Il vero cambio di paradigma è rappresentato da un insieme coordinato di interventi che trasformano il modo stesso di concepire le infrastrutture: non più singoli progetti, ma un sistema integrato, intermodale e orientato alla competitività.
Un primo elemento di discontinuità è il rafforzamento della rete ferroviaria in chiave logistica. Un secondo ambito riguarda l’integrazione sempre più stretta tra porti, interporti e aree industriali. Il Friuli Venezia Giulia dispone già di una piattaforma logistica di rilievo nazionale, ma il salto di qualità sta nella capacità di metterla a sistema.
C’è poi un cambio di passo sul piano della governance. L’istituzione di una cabina di regia regionale per la logistica e il confronto continuo con le altre Regioni del Nord Est segnano il passaggio da una visione frammentata a una strategia condivisa e sovraregionale, necessaria per competere su scala europea e intercettare nuove direttrici di traffico, come quelle legate ai corridoi emergenti tra Asia ed Europa.
Il nuovo Piano di governo del territorio che impulso darà allo sviluppo regionale?
Il nuovo Piano di governo del territorio rappresenta uno degli strumenti più rilevanti per imprimere un impulso concreto e duraturo allo sviluppo regionale, perché interviene non solo sulle regole, ma sul modo stesso di concepire la pianificazione.
Dopo quasi cinquant’anni, superiamo un impianto normativo non più adeguato alle trasformazioni in atto e introduciamo un approccio profondamente innovativo, fondato su tre direttrici principali: semplificazione, rigenerazione e visione strategica.
La prima leva è la semplificazione. Ridurre i passaggi autorizzativi, razionalizzare i pareri e rafforzare strumenti come la Conferenza dei servizi significa dare certezza ai tempi e rendere il sistema più accessibile per enti locali e operatori economici.
Questo è un elemento decisivo anche per il comparto delle costruzioni: programmare diventa possibile solo in un quadro normativo chiaro e stabile.
Il secondo elemento è il cambio di paradigma sul consumo di suolo. Il Piano orienta con decisione lo sviluppo verso la rigenerazione urbana, il recupero del patrimonio esistente e la riqualificazione delle aree dismesse, industriali, militari o degradate, trasformandole in nuove opportunità di sviluppo.
Il terzo pilastro è una visione più ampia e integrata. Per la prima volta introduciamo strumenti di copianificazione sovracomunale, che consentono di superare la frammentazione amministrativa e di progettare lo sviluppo su scala territoriale coerente, in relazione alle infrastrutture, ai sistemi produttivi e alle dinamiche demografiche.
Il tema dell’abitare è centrale, tra accessibilità della casa, rigenerazione urbana e qualità del costruito. Come si sta muovendo la regione su questo fronte?
Il tema dell’abitare è oggi uno dei banchi di prova più rilevanti per le politiche pubbliche, perché incrocia dimensioni sociali, economiche e territoriali. La Regione sta affrontando questa sfida con un approccio integrato, che mette al centro rigenerazione urbana, accessibilità e qualità del costruito.
Il primo asse di intervento è proprio la rigenerazione urbana, intesa non solo come recupero edilizio ma come costruzione di nuovi quartieri e nuove comunità.
Il secondo elemento riguarda il rafforzamento dell’offerta abitativa, con particolare attenzione alla locazione. Stiamo lavorando per aumentare il numero di alloggi disponibili, soprattutto per giovani, lavoratori e per quella “fascia grigia” che non accede all’edilizia residenziale pubblica ma fatica a sostenere i prezzi del mercato.
In questo senso, la riforma delle politiche abitative e l’introduzione del social housing come standard della città pubblica rappresentano un passaggio decisivo.
Un ruolo fondamentale è svolto dal partenariato pubblico-privato.
Intervista all’assessore regionale, Cristina Amirante
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