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Patto pubblico-privato per riqualificare l’edilizia scolastica
Un’intesa per rispondere ai bisogni della collettività: il convegno presso la sede dell’associazione, con il ministero dell’Istruzione
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A cura della redazione
Pubblicato il
31/05/2026
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Sulla strada da seguire sono tutti d’accordo: mettere insieme capitali pubblici e privati per riqualificare l’enorme patrimonio dell’edilizia scolastica, oltre 40mila edifici frequentati da 7 milioni di studenti. Lo conferma il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara. Lo ribadiscono con forza la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, e il vicepresidente dell’associazione, Piero Petrucco, guardando soprattutto agli scenari del post-Pnrr.
L’occasione per fare il punto sul “partenariato pubblico-privato per l’edilizia scolastica” è il convegno organizzato a Roma, presso la sede dell’associazione, insieme con il Ministero dell’Istruzione. Un appuntamento che è servito anche a fare un bilancio sugli interventi decisi con il Pnrr e a fare il punto sulla situazione del project financing.
«Nei Paesi Ocse – ha ricordato Valditara – la media di investimenti privati è pari al 2% mentre in Italia siamo allo 0,5%. Dobbiamo andare sempre più verso un coinvolgimento dei privati che finanzino la scuola pubblica».
Il ministro ha poi ricordato che sono stati già investiti 12 miliardi di euro nell’edilizia scolastica, un terzo dei quali a carico del ministero. «Abbiamo anche aggiunto alcune norme di semplificazione per gli appalti seguendo il modello Genova. Su 40mila plessi scolastici, il 25% è stato oggetto di riqualificazione. E qui entra in gioco la finanza di progetto, il privato».
Il ministro ha anche lanciato l’idea di realizzare foresterie nelle scuole dove far alloggiare il personale. «Questo per stimolare docenti e personale scolastico a spostarsi».
Resta il fatto che negli ultimi anni gli interventi sul fronte dell’edilizia scolastica hanno registrato una forte spinta soprattutto grazie agli investimenti del Pnrr. Una dote di 10 miliardi, ha ricordato Federica Brancaccio, per un ventaglio articolato di interventi: dalla costruzione di nuove scuole alla messa in sicurezza degli edifici esistenti, dal potenziamento di mense e impianti sportivi all’ampliamento dell’offerta di asili nido.
«A questi si affianca il Piano Scuola 4.0, che rafforza la dimensione dell’innovazione attraverso la modernizzazione degli ambienti di apprendimento. L’obiettivo è garantire ambienti più sicuri, sostenibili e innovativi, capaci di rispondere alle nuove esigenze didattiche e sociali e di accompagnare l’evoluzione del sistema educativo».
Al momento, secondo un monitoraggio dell’Ance basato sui dati del Sistema delle Casse Edili, sono attivi 5.700 cantieri di edilizia scolastica: di questi il 74% risulta già concluso o in una fase avanzata di attuazione.
«Questo risultato è riconducibile in larga parte al ruolo centrale svolto dai Comuni e dalle Province, sotto il coordinamento del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Solo nel 2025 la spesa per investimenti dei Comuni è aumentata del 15%, consolidando la forte crescita in atto dal 2017, che ha visto nel giro di pochi anni più che raddoppiare i livelli di spesa».
Ora c’è una duplice sfida: quella dell’ultimo miglio del Pnrr, ma anche quella sulle modalità con cui garantire continuità agli investimenti per l’edilizia scolastica. E la strada maestra resta sicuramente quella del partenariato fra pubblico e privato.
«Uno strumento che nell’edilizia scolastica risulta ancora poco esplorato – ha commentato il vicepresidente dell’Ance, Piero Petrucco – ma che ha grandi potenzialità. Per sfruttarlo appieno occorre però accelerare il processo di riqualificazione della pubblica amministrazione e delle imprese».
Qualcosa, comunque, si muove su questo fronte. E qualche risultato si è potuto vedere anche nel corso del convegno dell’Ance dove, subito dopo gli interventi di Mario Comba e Annalisa Rosati, del Ministero dell’Istruzione e del Merito, sono stati presentati una serie di casi concreti di partenariato pubblico-privato: da quello di Udine, presentato dall’assessore all’Istruzione, Federico Pirone, a quello della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, con il rettore Nicola Vitiello, fino all’esperienza di Bergamo raccontata dalla sindaca, Elena Carnevali.
Sotto i riflettori anche la sentenza dell’Ue che ha di fatto sancito la fine del diritto di prelazione riconosciuto al promotore dei progetti di partenariato pubblico-privato. Un tema sul quale si è soffermato Fabio Angelini, senior partner di Angelini e Associati.
«Senza entrare nel merito della decisione, che ha inferto il colpo di grazia al diritto di prelazione, è evidente che ora si apre una fase nuova – ha sottolineato Federica Brancaccio –. L’attuale disciplina nazionale deve essere rivista per assicurare piena coerenza con il diritto dell’Unione e, al tempo stesso, preservare la capacità del Ppp di attrarre capitali, competenze e innovazione».
«La sfida è dunque quella di costruire modelli procedurali compatibili con i principi comunitari, ma al contempo in grado di non scoraggiare l’iniziativa privata. Occorre individuare soluzioni che garantiscano trasparenza e concorrenza effettiva, valorizzando però l’apporto progettuale del promotore e assicurando certezza giuridica agli operatori e alle amministrazioni».
Il convegno, moderato da Mauro Salerno, Nt Plus Edilizia – Il Sole 24 Ore, è stato concluso da una tavola rotonda alla quale hanno partecipato, oltre al vicepresidente dell’Ance, Piero Petrucco, anche Gianna Barbieri, direttore generale per l’edilizia scolastica, le risorse e il supporto alle istituzioni scolastiche del Mim, Alessandro Canelli, presidente Ifel, Alberto Cucchiarelli, dirigente Anac, Ufficio Studi, Regolazione, Massimario e Pareri Interni in materia di Contratti Pubblici e di Digitalizzazione, e Niccolò Leboffe, founder LM Studio.
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