l’intervento

Rigenerazione urbana e diritto alla salute

Scritto da

Giovanni Di Leo

Pubblicato il

02/10/2026

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3'

La rigenerazione delle città va oltre la dimensione edilizia, urbanistica, territoriale e investe in maniera profonda la qualità urbana, l’ecologia, l’accessibilità alla casa e ai servizi, le relazioni sociali e la salute. In questa prospettiva, l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce nella pianificazione urbana uno strumento fondamentale per mettere il benessere delle persone al centro delle trasformazioni territoriali. Tale visione si fonda sull’Urban Health, che considera la salute come il risultato dell’interazione continua tra individui, comunità, ecosistemi. In Italia, l’Urban Health è presente negli indirizzi e nei modelli organizzativi del ministero della Salute, delle Regioni e delle Asl.

Il Pnrr è stato una grande occasione per costruire una nuova rete diffusa della sanità, con la Missione 6 – Salute che ha destinato 2 miliardi di euro alla realizzazione delle Case di Comunità (CdC) e 1 miliardo agli Ospedali di Comunità. Al 30 giugno 2026, l’obiettivo minimo di 1.038 CdC è stato ampiamente conseguito, con oltre 1.200 realtà completate, nonostante problematiche importanti, come l’aumento dei costi dei materiali da costruzione, la complessità delle procedure, il coordinamento di diverse fonti di finanziamento. Infatti, prima delle revisioni del Piano, l’obiettivo era più ambizioso, con 1.350 CdC, ma potrà essere migliorato grazie alle prossime intese Stato – Regioni.

La realizzazione di nuove strutture sanitarie, da sola, non è comunque sufficiente a soddisfare le esigenze del benessere collettivo. È indispensabile un nuovo paradigma culturale-sociale, che preveda la definizione di una nuova geografia della cura, più vicina alle persone, fondata sui rapidi cambiamenti demografici, sulle differenze, integrata al territorio. La Casa di Comunità potrebbe essere un luogo aperto, inclusivo, non soltanto sanitario. Potrebbe entrare in maniera profonda e diffusa nei sistemi urbani: servizi sociali, scuole, impianti sportivi, parchi, piazze. Compatibilmente con le esigenze di sicurezza e di organizzazione sanitaria, le CdC possono essere progettate non come “recinti isolati”, ma come nodi materiali e immateriali di una rete urbana integrata per la prevenzione e la cura.

La riduzione del rischio cardiovascolare, respiratorio, delle disfunzioni metaboliche inizia dalla promozione dell’attività fisica, dalla buona qualità dell’aria, dalla mitigazione degli spazi sicuri, dall’informazione e diffusione dei dati. Anche la solitudine e l’isolamento sociale sono fenomeni a dimensione urbana. L’Oms ne ha richiamato l’attenzione come questione di salute pubblica, evidenziando il rapporto tra città, relazioni sociali, benessere fisico e mentale.

Un’impostazione che attraversa la Nuova Agenda Urbana Onu, le politiche europee, il Sistema Nazionale Prevenzione Salute da rischi ambientali e climatici (Snps), il programma nazionale 2025-2027 su “Salute, Ambiente, Biodiversità, Clima”, la Rete Italiana Città Sane. La città può “prendersi cura” dei propri abitanti oppure, al contrario, diventare essa stessa un fattore di rischio, se la complessità dei fattori in gioco non viene adeguatamente compresa e affrontata.

Ad esempio, come tutte le infrastrutture dei servizi essenziali (sanità, scuola, trasporti, …) le CdC funzionano bene se il personale sanitario può permettersi un’abitazione in quartieri desiderabili, facilmente raggiungibili dal luogo di lavoro. Altrimenti le CdC si trasformano in contenitori vuoti, di servizi e significati. Negli interventi di rigenerazione urbana risulta quindi indispensabile il collegamento tra il diritto all’abitare, al lavoro e alla salute, riconoscendone la loro profonda interdipendenza.

Un ruolo importante può essere svolto anche dal partenariato pubblico-privato, per costruire infrastrutture che concorrano a nuove visioni di rigenerazione urbana, a nuove forme – fisiche e virtuali – di aggregazione e relazione. Il dialogo tra progettisti, imprese e Pa – con il potenziamento della capacità amministrativa prevista nel Dl 144/2026 – assume un ruolo strategico per creare contesti urbani nei quali modelli sociosanitari, case, spazi pubblici, mobilità e servizi diventino parte di un unico disegno armonioso.

Il bilancio del Pnrr al 31 agosto evidenzia il raggiungimento di tutti gli obiettivi, al netto del significativo ridimensionamento approvato dal consiglio Ue pochi giorni prima. Ma il Pnrr non dovrebbe essere valutato soltanto per le risorse spese o per il numero di opere realizzate; bisognerebbe analizzare gli impatti generati e la capacità di trasformare reti e nodi territoriali nei reali ambienti di vita. Perché presente e futuro della rigenerazione urbana siano orientati al pieno diritto alla città, alla salute, all’appartenenza alle comunità.

Giovanni Di Leo – Lead habitat e rigenerazione – Inarch

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