intervista

Ricerca ed energia, le scelte del futuro

Reti, transizioni e responsabilità operative. Le infrastrutture come leva di trasformazione

Scritto da

Alessandro Corti

Pubblicato il

31/05/2026

Tempo di lettura

3'

Alla ricerca e all’innovazione affidiamo il futuro. Lo facciamo perché, in contesti fertili, sono leve che possono trasformarsi in un potente motore di progresso e crescita per un territorio.

È quanto è accaduto nel 1978 in Friuli Venezia Giulia quando, anche in risposta al terremoto che aveva colpito la regione due anni prima, è stato istituito, con il decreto del Presidente della Repubblica del 6 marzo, il Consorzio per l’Area di Ricerca Scientifica e Tecnologica di Trieste, oggi Area Science Park.

Ente pubblico di ricerca vigilato dal Mur, promotore e gestore del più grande parco scientifico e tecnologico italiano, Area è un hub di laboratori avanzati, infrastrutture di ricerca e tecnologiche, imprese innovative.

«Un’idea nata da menti illuminate che ha trovato l’energia e la determinazione per crescere ed evolvere nel tempo» racconta Caterina Petrillo, Presidente di Area Science Park.

Oggi, a distanza di quasi cinquant’anni, in un mondo profondamente cambiato, in cui i tempi sono scanditi dalla rapidità dell’evoluzione tecnologica e dove il concetto stesso di “mondo” è mutato, non più solo fisico, ma digitale e virtuale, le sfide da affrontare sono certamente diverse.

«Resta fondamentale puntare sulla conoscenza e sull’integrazione dei saperi» continua la Presidente Petrillo, che aggiunge: «Basta pensare che fino a qualche anno fa, parlare di infrastrutture significava riferirsi solo al mondo civile, reti di trasporto, di energia e di telecomunicazioni. Oggi, invece, sarebbe impensabile non parlare di infrastrutture avanzate per il calcolo e la gestione dei dati, infrastrutture di ricerca e piattaforme tecnologiche a servizio del settore biomedico, come pure della transizione energetica».

«Si tratta di strumenti abilitanti, parte integrante dello sviluppo economico e sociale di un Paese, originariamente appartenenti a mondi diversi che non dialogavano tra loro».

È su questo dialogo, necessario e mai scontato, che forse si costruisce il futuro.

«È grazie al confronto tra saperi e all’integrazione delle competenze che si creano le condizioni perché idee e progettualità siano solide e durature nel tempo» conclude la Presidente Petrillo.

Ma come si governa la transizione energetica in un territorio che vuole crescere riducendo la propria vulnerabilità?

Lo abbiamo chiesto a Roberto Gasparetto, Presidente di AcegasApsAmga.

Credo che sia necessaria una strategia che deve partire da un efficientamento del sistema. Dobbiamo ridurre il fabbisogno senza intaccare i livelli della crescita. Significativa, da questo punto di vista, l’esperienza fatta con il superbonus.

Abbiamo lavorato su circa 2.500 condomini, portando avanti interventi che altrimenti non sarebbero stati realizzati. Questo ha consentito la riqualificazione dei fabbricati e ha aggredito, in maniera significativa, la povertà energetica, con un taglio del 50% delle bollette.

Gli altri due ambiti nei quali occorrerebbe intervenire per governare la transizione energetica sono quelli della diversificazione delle fonti e del sector coupling. La migrazione dal gas all’elettrico è sicuramente una strada da percorrere, ma non è l’unica.

La Valle dell’Idrogeno rappresenta una scelta strategica. Quali ricadute concrete avrà sul territorio?

Il progetto è nato da una brillante intuizione: creare un ecosistema transfrontaliero di produzione e utilizzo dell’idrogeno. Non è il “silver bullet” che risolve tutti i problemi, ma uno dei vettori necessari per la decarbonizzazione.

Per ora siamo concentrati sulla logistica pesante. Ma stiamo già cercando di rendere compatibile l’attuale rete del gas metano con una miscela che può contenere fino al 5% di idrogeno. In questa maniera, tutta la comunità potrebbe dare un contributo concreto alla decarbonizzazione.

Che tipo di nuove infrastrutture saranno necessarie per sostenere questa trasformazione?

In primo luogo, le reti urbane dovranno essere non solo potenziate, ma anche abilitate a “ospitare” flussi provenienti da fonti rinnovabili, come l’idrogeno e il biogas. Servono, poi, pipeline dedicate, strutture di stoccaggio e distributori.

In poche parole, è necessario avere un approccio olistico al tema dell’energia, che consideri tutte le fasi: produzione, utilizzo, trasporto e accumulo.

Il legislatore deve essere non solo molto evoluto e attento nel coniugare tutte queste esigenze, ma anche veloce, considerando la rapidità con la quale stanno cambiando gli equilibri geopolitici mondiali.

Intervista alla presidente di Area Science Park, Caterina Petrillo, e al presidente di AcegasApsAmga, Roberto Gasparetto

Articoli correlati

  • interviste

    Le videointerviste per lo Speciale Ance 80

    Leggi articolo

  • intervista

    La grande stagione delle riforme non è ancora finita

    Leggi articolo

  • il grandangolo

    Nei miei scatti tutta la bellezza dello spettacolo del lavoro

    Leggi articolo

  • l’inchiesta: prevenire è meglio che curare

    Intervista a Nello Musumeci – “L’Italia Paese fragile: prioritario completare i cantieri già partiti”

    Leggi articolo

  • profili

    Intervista a Massimiliano Fedriga

    Leggi articolo

  • intervista

    Quando una comunità è costretta a ricostruirsi

    Leggi articolo

Tag collegati:

Condividi

Resta al passo
grazie ai contenuti di ANCEmag

Iscriviti Ora

Dai visibilità alla tua azienda
Richiedi informazioni

Altri articoli

  • Il costo delle calamità: 358 miliardi in 80 anni

    l’inchiesta: prevenire è meglio che curare

  • Dissesto idrogeologico: un piano strutturale di manutenzione per il territorio

    l’inchiesta: prevenire è meglio che curare

  • Intervista a Nello Musumeci – “L’Italia Paese fragile: prioritario completare i cantieri già partiti”

    l’inchiesta: prevenire è meglio che curare