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Simico: un modello per la governance dei grandi appalti

Snodo operativo per 98 opere, la società a partecipazione pubblica sconta una sfida contro il tempo per ultimare i lavori

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a cura della redazione

Pubblicato il

29/05/2026

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Quest’anno l’Italia è vetrina nel mondo per lo sport internazionale con i Giochi Olimpici e Paralimpici invernali di Milano Cortina, a cui seguiranno i XX Giochi del Mediterraneo che si disputeranno a Taranto dal 21 agosto al 3 settembre 2026. Opportunità di grande rilievo, che garantiscono al Paese, soprattutto ai territori della fascia lombardo-veneta e jonica, un’ottima occasione di visibilità, rappresentando una leva economica che promette ricadute positive su diverse filiere produttive, dal turismo all’hotellerie, dai trasporti alle costruzioni.

Per poter gestire la realizzazione delle opere infrastrutturali e impiantistiche legate ai XXV Giochi invernali, è stata costituita nel 2021, da una partnership tra ministeri, Economia e Finanze, Infrastrutture e Trasporti, e Regioni, Lombardia, Veneto, Province Autonome di Trento e Bolzano, una società interamente a partecipazione pubblica, istituita dalla legge olimpica, d.lgs. 16/2020, con il compito di pianificare, affidare e monitorare i lavori.

Da oltre quattro anni la Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 Spa, o, in breve, Simico, rappresenta per le imprese edili un interlocutore tecnico-operativo cruciale. La società è infatti responsabile della gestione e della supervisione dell’esecuzione di oltre 90 interventi fra impianti sportivi e infrastrutture di trasporto distribuiti in Lombardia, Veneto, Trentino e Alto Adige.

È lei, inoltre, ad affidare i lavori tramite procedure di gara pubblicate sul proprio portale, con trasparenza su bandi, cronoprogrammi e stato di avanzamento. Infine, monitora tempi, costi e sostenibilità, integrando un’attività di reporting periodico con dati aperti per cittadini e operatori.

Attua così, in funzione di centrale di committenza e stazione appaltante scelta dallo Stato italiano, il “Piano delle opere olimpiche” nel rispetto dei decreti governativi e delle normative nazionali. Un piano complessivo che prevede circa 3,4 miliardi di euro di investimenti, 98 opere tra sportive e infrastrutturali, con un focus sul lascito, la cosiddetta “legacy”, in eredità ai territori oltre l’evento olimpico.

La sua operatività, oggi prevista fino al 31 dicembre 2026, alimentando un dibattito politico sulla possibilità di prorogare la società oltre questa data per gestire le opere che rimangono da completare dopo i Giochi, rappresenta un modello di committenza emergente nel contesto delle grandi opere italiane.

Un punto di contatto fra Stato, territori e imprese edili che richiede capacità organizzative, flessibilità e attenzione alle nuove piattaforme di trasparenza digitale. Per le imprese del settore, comprendere come funziona Simico non è solo utile, ma potenzialmente strategico per accedere a contratti di rilievo e consolidare know-how in progetti di scala internazionale.

In questo quadro Ance è stata protagonista in un dialogo tra committenza pubblica, istituzioni e associazioni di imprese per facilitare la partecipazione imprenditoriale ai grandi appalti, garantire condizioni di concorrenza e trasparenza e mettere a sistema progetti e competenze delle imprese edili italiane per realizzare opere di grande scala.

Insieme ad altre associazioni datoriali dell’edilizia, Ance ha anche sottoscritto un Protocollo d’intesa per la sicurezza, la regolarità e la qualità del lavoro nei cantieri relativi alle opere e infrastrutture legate ai Giochi.

La criticità ora resta nei tempi d’esecuzione e nell’esigenza di strutturare una visione più ampia per rendere i territori montani più accessibili e attrattivi, contrastando lo spopolamento progressivo delle valli. A evidenziare i ritardi e la necessità di massimizzare l’eredità dei Giochi, nonché del Pnrr, dopo il 2026, la stessa Associazione dei costruttori ha richiamato la necessità di accelerare sul fronte infrastrutturale e invitato a mantenere alta l’attenzione nella fase finale del piano, per garantire che le infrastrutture essenziali fossero pronte in tempo e possano diventare un’eredità stabile e produttiva per il Paese.

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