intervista

L’abitare leva strategica per inclusione e sviluppo

Casa, comunità e nuove fragilità. Costruire il presente con responsabilità e cura

Scritto da

Umberto Mancini

Pubblicato il

31/05/2026

Tempo di lettura

3'

Marco Bertuzzo, presidente di Ance Friuli Venezia Giulia, dal suo osservatorio oggi cosa significa costruire quando le fragilità sono diffuse e sistemiche?

Oggi costruire non significa soltanto realizzare edifici o infrastrutture. Significa assumersi una responsabilità più ampia verso il territorio e verso la comunità. Le fragilità con cui conviviamo, climatiche, energetiche, sociali, demografiche, non esplodono sempre in modo improvviso, ma agiscono nel tempo e cambiano in profondità il contesto in cui viviamo.

Per questo costruire, oggi, vuol dire prima di tutto saper leggere il contesto. Non basta più chiedersi che cosa costruire, ma per chi, con quale durata, con quale impatto e con quale capacità di adattarsi ai cambiamenti. La qualità di un’opera non si misura solo nell’efficienza tecnica, ma anche nella sua capacità di ridurre vulnerabilità future, di usare bene le risorse e di generare sicurezza e valore collettivo.

In questo senso costruire è sempre più un atto di cura. Verso il suolo, verso le persone, verso l’identità dei luoghi. Il settore delle costruzioni può avere un ruolo decisivo se non si limiterà a rispondere ai bisogni, ma contribuirà a orientare il futuro del territorio con visione e concretezza.

Come cambia il concetto di abitare in una società che invecchia e si trasforma?

Abitare non è più solo una questione edilizia. È una leva strategica per tenere insieme lavoro, inclusione e tenuta delle comunità e, in una società che invecchia, la casa deve accompagnare le persone nei diversi passaggi dell’esistenza. Deve essere sicura, flessibile, pensata per chi vive solo, per le famiglie, per chi lavora da remoto, per chi ha bisogno di prossimità ai servizi.

Ma oggi è tornato con forza al centro del dibattito pubblico anche un altro tema: l’accesso alla casa per lavoratori e lavoratrici, soprattutto nei territori a forte vocazione industriale e turistica, dove il mismatch abitativo rischia di incidere sull’attrattività del territorio, sulla sua continuità produttiva e sulla coesione sociale.

Qui il tema dell’abitare incontra direttamente quello dello sviluppo locale. Da un lato occorre valorizzare le esperienze già avviate da imprese e attori locali; dall’altro serve costruire, insieme al decisore pubblico, strumenti agili, adattabili e sostenibili, capaci di rispondere a bisogni diversi.

In questa direzione è particolarmente proficuo il confronto in corso con l’assessore regionale Cristina Amirante sulle future politiche abitative e, in Friuli Venezia Giulia, esistono già basi solide. L’esperienza maturata nel social housing, con oltre 650 alloggi realizzati e più di 100 milioni di euro investiti da imprese del settore, dimostra che il sistema è in grado di produrre risposte concrete.

Quali nuovi modelli di business stanno emergendo nel settore delle costruzioni?

Accanto al modello tradizionale stanno emergendo modelli più integrati, in cui il valore non è dato solo dalla realizzazione dell’opera, ma dalla capacità di offrire soluzioni complete. Penso alla riqualificazione del patrimonio esistente o all’efficienza energetica dove la contaminazione tra edilizia, energia e innovazione sarà sempre più centrale.

In questo scenario assume un ruolo importante anche il partenariato pubblico-privato, che non va letto come una formula tecnica, ma come uno strumento concreto per affrontare bisogni complessi. Il Ppp può aiutare ad attivare risorse e accelerare risposte più efficaci su temi strategici: dall’abitare ai servizi, dalla rigenerazione urbana alle infrastrutture.

Naturalmente richiede visione, regole chiare e qualità progettuale, ma rappresenta già oggi una delle direttrici più rilevanti per il futuro del settore. Le imprese saranno sempre più chiamate a lavorare in filiera, a dialogare con competenze diverse e a misurarsi non solo con la sostenibilità economica, ma anche con l’impatto sociale dei propri interventi.

Resta fondamentale l’industrializzazione del processo produttivo, una sfida da vincere. Il vantaggio competitivo non deriverà soltanto dal costruire bene, ma dal contribuire a costruire condizioni di vita migliori. Ed è proprio qui che la responsabilità diventerà sostanza se il settore non si limiterà a costruire opere, ma saprà contribuire a costruire prospettive.

Intervista al presidente di Ance Friuli Venezia Giulia, Marco Bertuzzo

Articoli correlati

  • interviste

    Le videointerviste per lo Speciale Ance 80

    Leggi articolo

  • intervista

    La grande stagione delle riforme non è ancora finita

    Leggi articolo

  • il grandangolo

    Nei miei scatti tutta la bellezza dello spettacolo del lavoro

    Leggi articolo

  • l’inchiesta: prevenire è meglio che curare

    Intervista a Nello Musumeci – “L’Italia Paese fragile: prioritario completare i cantieri già partiti”

    Leggi articolo

  • profili

    Intervista a Massimiliano Fedriga

    Leggi articolo

  • intervista

    Quando una comunità è costretta a ricostruirsi

    Leggi articolo

Tag collegati:

Condividi

Resta al passo
grazie ai contenuti di ANCEmag

Iscriviti Ora

Dai visibilità alla tua azienda
Richiedi informazioni

Altri articoli

  • Il costo delle calamità: 358 miliardi in 80 anni

    l’inchiesta: prevenire è meglio che curare

  • Dissesto idrogeologico: un piano strutturale di manutenzione per il territorio

    l’inchiesta: prevenire è meglio che curare

  • Intervista a Nello Musumeci – “L’Italia Paese fragile: prioritario completare i cantieri già partiti”

    l’inchiesta: prevenire è meglio che curare