l’inchiesta: in pista il sistema Italia
Piano casa, caro materiali bonus e infrastrutture: la Manovra per l’edilizia
La Legge di Bilancio contiene molte novità per il mondo delle costruzioni Fra i capitoli più importanti anche il Prezzario nazionale dei lavori pubblici

Scritto da
Luisa Grion
Pubblicato il
29/05/2026
Tempo di lettura
4'

Restano i bonus, scompare, o quasi, il Superbonus. Fatto un piccolo passo avanti sul Piano Casa, ma con risorse diluite nel tempo e limitate rispetto alle emergenze. Rifinanziato il fondo per il caro-materiali, accompagnato da un meccanismo automatico di revisione dei prezzi da applicare ad oltre 13 mila cantieri destinati ad opere pubbliche. Rimandata, per il momento, la possibilità di un condono, introdotta da un paio di emendamenti non entrati nel testo finale, ma destinati a rispuntare in una futura legge delega.
Nella Legge di Bilancio 2026 varata dalle Camere a fine dicembre, l’edilizia, e più in generale le norme che riguardano la gestione degli immobili, rappresentano un capitolo ampio. Fra i punti più attesi, vista l’emergenza abitativa e la mancanza da più di trent’anni di un serio intervento in materia, c’è il Piano Casa annunciato la scorsa estate dalla premier Meloni.
La manovra stanzia 100 milioni per il 2026 e altri 100 milioni per il 2027, con la possibilità di ricevere finanziamenti anche utilizzando il Fondo sociale per il clima. Il programma di interventi, che dovrà essere attuato da un decreto, prevede il “rent to buy”, ovvero un’edilizia sociale da destinare con canoni d’affitto agevolati e possibilità di riscatto a giovani, giovani coppie, genitori separati e anziani.
Le risorse sono scarse, se si considera che per sanare l’emergenza servirebbero 15 miliardi, ma il Governo punta a rimpolparle con i fondi stanziati dalla Commissione Casa del Parlamento europeo. Nel testo finale è invece saltato il riferimento alla possibilità di usufruire di fondi di investimento alternativi forniti da investitori istituzionali come banche, assicurazioni, fondi pensione o casse previdenziali.
Stanziamenti e nuove regole anche in materia di costi. La Legge di Bilancio rifinanzia il Fondo per il caro-materiali destinato a compensare gli extra esborsi sostenuti dalle imprese per cantieri di opere pubbliche che non rientrino nelle misure previste dal Codice appalti 2023. Si tratta di rincari fino al 40% dovuti all’impennata delle materie prime come effetto delle tensioni internazionali.
Lo stanziamento di oltre un miliardo è potenziato da un intervento che dovrebbe accompagnare le imprese fino alla chiusura dei cantieri, ovvero da un aggiornamento automatico dei prezzi basato sugli stati di avanzamento lavori, i cosiddetti Sal. Per lavori eseguiti o contabilizzati dal primo gennaio 2026 dovranno essere infatti applicati i prezzi regionali aggiornati, anche in deroga alle clausole contrattuali.
I maggiori importi fissati dal prezzario regionale saranno riconosciuti dalla stazione appaltante per il 90%, per le offerte presentate entro dicembre 2021, o per l’80%, per le offerte dal gennaio 2022 al giugno 2023.
La vera novità riguarda però l’introduzione di un prezzario nazionale dei lavori pubblici, emanato con un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, da adottare entro il 29 giugno e aggiornato poi annualmente.
Il “listino” nazionale non sostituirà quello regionale: il suo obiettivo è fissare un riferimento tecnico valido su tutto il territorio e individuare le soglie di variazione locale. Le Regioni, le Province autonome e le stazioni appaltanti che adotteranno prezzi diversi da quelli indicati dal prezzario nazionale potranno farlo, ma dovranno spiegare e giustificare gli scostamenti.
Per facilitare la raccolta e l’analisi dei dati, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sarà istituito un Osservatorio sperimentale di monitoraggio che potrà offrire alle stazioni appaltanti pareri non vincolanti sui costi e la fattibilità dei progetti.
Altra partita importante riguarda i bonus, che la Legge di Bilancio riconferma per un altro anno prevedendo riduzioni dal 2027. I bonus fiscali per la riqualificazione edilizia, la riqualificazione energetica, ovvero l’ecobonus, e l’adeguamento sismico, il sismabonus, saranno prorogati per un anno.
Quindi al 50% sulle abitazioni principali e al 36% negli altri casi. Nel 2027 dovrebbero scendere rispettivamente al 36% e al 30%. Confermato anche il bonus mobili al 50%, con un tetto di spesa fino a 5 mila euro, ma non il bonus barriere architettoniche al 75%, scaduto lo scorso dicembre.
Quasi scomparso anche il Superbonus al 110%, previsto solo per gli interventi effettuati dai Comuni di territori colpiti da terremoto. Anche sui bonus c’è però una novità: gli sconti fiscali riconosciuti per il 2026 saranno previsti, per la prima volta, anche per gli immobili condonati.
Per decenni e fino ad oggi le case che avevano aderito ai tre grandi condoni del 1985, 1994 e 2003 non potevano usufruire dei bonus: la manovra estende l’applicabilità delle “premialità volumetriche” anche agli edifici che hanno usufruito della sanatoria.
Insomma, il progetto di estendere il condono del 2003 è uscito dal testo finale, ma l’idea di riaprire la partita resta, con tutte le polemiche del caso.
Articoli correlati
l’inchiesta: prevenire è meglio che curare
Il costo delle calamità: 358 miliardi in 80 anni
Leggi articolo
l’inchiesta: prevenire è meglio che curare
Dissesto idrogeologico: un piano strutturale di manutenzione per il territorio
Leggi articolo
l’inchiesta: prevenire è meglio che curare
Intervista a Nello Musumeci – “L’Italia Paese fragile: prioritario completare i cantieri già partiti”
Leggi articolo
l’inchiesta: prevenire è meglio che curare
Quella ricostruzione guidata dai Comuni e dalla buona Politica
Leggi articolo
l’inchiesta: prevenire è meglio che curare
Dal modello Friuli al cantiere del futuro
Leggi articolo
l’inchiesta: prevenire è meglio che curare
Italia più sicura: fare prevenzione è anche una grande leva economica
Leggi articolo
Tag collegati:






