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Per vivere la città occorre coniugare inclusività e sviluppo

Il convegno organizzato dall’Ance in collaborazione con Assimpredil La questione urbana sfida essenziale per la crescita del Paese

Scritto da

Antonio Troise

Pubblicato il

31/05/2026

Tempo di lettura

4'

Le città non possono rimanere ferme ma devono cercare un nuovo equilibrio tra la capacità di attrarre ricchezza e l’esigenza di inclusione. Di certo, la questione urbana non può essere ignorata. È una sfida essenziale per la crescita del Paese. Un tema fondamentale per garantire il diritto all’abitare di fronte alle trasformazioni demografiche, ambientali e geopolitiche che stanno cambiando completamente il volto delle città.

È su questi temi che si è sviluppato il convegno “Città da vivere – come rilanciare il modello della città italiana”, organizzato dall’Ance in collaborazione con Assimpredil Ance Milano, Lodi, Monza e Brianza.

Già oggi, ha ricordato la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, metà della popolazione mondiale vive nelle città e questa quota continuerà a crescere, al punto che si prevede che nel 2030 salirà al 60%. «Ci sono tensioni a cui non si è data risposta, né sull’emergenza abitativa né sui cambiamenti climatici. Il quadro è di eccessiva staticità e i nostri enti territoriali si barcamenano per capire come dare risposta ai cittadini con normative urbanistiche che risalgono al 1942. È molto difficile riuscire a trasformare le nostre società con le regole attuali».

Certo, ha aggiunto Brancaccio, «esistono realtà che hanno continuato ad andare avanti: il modello Milano, ad esempio, resta forte e attrattivo, più europeo e più internazionale, ma qui l’emergenza abitativa rischia di trasformarsi in emergenza sociale».

Un tema affrontato anche da Giovanni Deleo, presidente Assimpredil Ance: «I nostri centri urbani risultano avere una governance particolarmente difficoltosa. Avremmo, invece, bisogno di trasparenza, di processi chiari, di driver e tecnologie in grado di guidare processi che devono essere basati sulla sostenibilità, sulla fiducia e sulla misurazione dei risultati».

Dopo il confronto tra Roma e Milano con le principali città straniere di Keti Lelo, dell’Università degli Studi Roma 3, il convegno ha ospitato il dibattito animato dagli ex sindaci Gabriele Albertini per Milano, Francesco Rutelli per Roma, Antonio Bassolino per Napoli, Leoluca Orlando per Palermo e l’attuale primo cittadino di Verona, Flavio Tosi.

Presentate anche la rassegna di proposte e best practice con Davide Agazzi, Co-founder From, Cinzia Davoli, Responsabile Sviluppo Sostenibile e sistemi di supporto alle decisioni Città metropolitana di Milano e Consigliere NbS Italy Hub, Lavinia Pastore, Head of Research Open Impact, e Matteo Robiglio, responsabile sviluppo immobiliare Homes4All.

Ad aprire la seconda parte del convegno, la presentazione dell’evoluzione delle nostre città curata da Pierciro Galeone, direttore Ifel, e da Flavio Monosilio, direttore del Centro Studi Ance. Numeri e cifre che mostrano come ci sia una sempre maggiore competizione tra le aree urbane, con città attrattive che vedono aumentare la popolazione, la crescita e l’occupazione.

È il caso, ad esempio, di Roma e Milano che rispetto al 2008 hanno recuperato e addirittura superato i livelli di crescita e di occupazione pre-crisi. Il Pil di Milano oggi è +16,2% rispetto al 2008, l’occupazione a Roma +11,4%, mentre altre città come Napoli e Palermo rischiano di perdere Pil e abitanti nei prossimi anni.

Più crescita e più lavoro, che attirano più popolazione, si scontrano però con criticità crescenti. Prima fra tutte, ha ricordato Monosilio, l’accesso alla casa, che è diventato difficoltoso anche per fasce di popolazione con redditi medi. A Milano non basta un reddito pari a circa 59mila euro per comprare casa senza difficoltà, a Roma neanche un reddito da 33mila euro. E intanto le disuguaglianze aumentano: infatti, nelle grandi città la forbice tra i redditi più ricchi e quelli più poveri diventa sempre più grande.

Tavola rotonda, poi, con i parlamentari Alessandro Cattaneo di Forza Italia, Chiara Braga del Partito Democratico, Marco Osnato di Fratelli d’Italia e Maurizio Lupi di Noi Moderati.

A segnalare come il tema non sia solo italiano c’è stata Irene Tinagli, presidente della Commissione speciale sulla crisi degli alloggi dell’Unione Europea, che ha illustrato il piano contro l’emergenza abitativa predisposto dall’esecutivo comunitario a dicembre.

A tirare le fila del dibattito è stato Stefano Betti, vicepresidente dell’Ance, che ha sottolineato la necessità di avere strumenti adeguati per affrontare le sfide dei prossimi anni: «Non possiamo utilizzare le stesse regole messe a punto nel 1942 per costruire le città del 2050».

Ma anche la politica deve fare uno scatto in avanti: «La legge sulla rigenerazione urbana – ha aggiunto – giace in Parlamento, è il 77esimo tentativo che si sta facendo per ammodernare il quadro normativo».

Le prime risposte dell’esecutivo sono arrivate dal viceministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Edoardo Rixi: «Con l’attuale quadro normativo diventa difficile, se non impossibile, anche riqualificare quei quartieri fatti male nati nel dopoguerra o le vecchie aree industriali. Serve un cambio culturale per creare strumenti in grado di cambiare e migliorare le nostre città».

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