storie di filiera
Riforma degli appalti pubblici: Il modello Soa diventa un riferimento europeo
Uno studio, patrocinato da Cqop-Soa, sulla riforma europea degli appalti pubblici con la collaborazione di Ghent University, Johns Hopkins School of Advanced International Studies e Politecnico di Torino International University
Scritto da
Adriano Baffelli
Pubblicato il
31/05/2026
Tempo di lettura
3'

Cqop-Soa ha patrocinato lo studio “Completare il puzzle della riforma europea degli appalti pubblici: verso un sistema europeo di qualificazione degli operatori economici?”, condotto da un team di esperti: Karolis Granickas, Open Contracting Partnership; Francesco Nicoli, Visiting Fellow Fondazione Csf, Politecnico di Torino; Manfred Hafner, Johns Hopkins University Sais-Europe; Desiderio Berdini, Chief Innovation Officer di Cqop-Soa, con la collaborazione di Ghent University, Johns Hopkins School of Advanced International Studies e Politecnico di Torino International University.
La prefazione è di Giuseppe Busia, presidente di Anac, che scrive: «In un contesto di crescente attesa per l’imminente riforma europea degli appalti pubblici, il presente documento offre un prezioso contributo a una delle sfide più strategiche per l’Unione: creare un mercato degli appalti competitivo e trasparente, capace di sostenere le ambizioni dell’Europa in termini di resilienza, innovazione e crescita sostenibile».
Obiettivo dello studio: fornire alla Commissione Europea proposte durante la delicata fase di redazione della nuova Direttiva Appalti. Le imprese coinvolte da Cqop-Soa hanno permesso di fotografare con precisione l’evoluzione del mercato e le reali aspettative dello stesso.
La riforma rappresenta un passaggio cruciale per il futuro della filiera edilizia e delle infrastrutture in Europa. Con un peso del 14% del Pil comunitario, gli appalti pubblici diventano leve strategiche sempre più articolate, chiamate a conciliare la sostenibilità ambientale, l’innovazione tecnologica e la sicurezza degli approvvigionamenti, senza rinunciare al miglior rapporto qualità-prezzo.
Il documento pone al centro della riforma la qualificazione degli operatori economici, tema di cruciale rilevanza, specie per i lavori pubblici e le infrastrutture. La sfida principale risiede nella forte frammentazione e nelle differenze procedurali tra i vari sistemi nazionali, con barriere all’accesso transfrontaliero e difficoltà per le imprese ad agire a livello internazionale, con conseguenti limiti alla concorrenza e al mercato unico degli appalti pubblici.
Il documento analizza a fondo il sistema italiano Soa, Società organismi di attestazione, il regime di qualificazione obbligatoria per i lavori pubblici di importo superiore a 150mila euro. Un modello ibrido che combina organismi privati accreditati, che effettuano verifiche tecniche, giuridiche e finanziarie, con una vigilanza pubblica assicurata dall’Anac.
Il certificato Soa così ottenuto ha efficacia costitutiva: rappresenta condizione necessaria e sufficiente per la partecipazione alle gare, trasformando la qualificazione da un onere gara-per-gara a un asset riutilizzabile. Il sistema riduce i tempi e i costi delle procedure per le amministrazioni aggiudicatrici e consolida la fiducia tra i soggetti coinvolti.
Altro elemento distintivo è la recente digitalizzazione dell’intero ciclo degli appalti pubblici, la quale prevede l’integrazione con il Fascicolo virtuale dell’operatore economico e l’interoperabilità con la Banca dati nazionale dei contratti pubblici.
Attraverso dati dinamici aggiornati e la progressiva sostituzione delle certificazioni cartacee con verifiche basate su dati digitali, il sistema semplifica ulteriormente la qualificazione, abbattendo duplicazioni e costi di conformità.
Le aziende indicano la necessità di un portale europeo unico degli appalti e di un riconoscimento reciproco più efficace delle certificazioni di qualificazione, strumenti essenziali per abbattere gli ostacoli attuali.
Lo studio propone tre percorsi politici per migliorare il sistema di qualificazione degli operatori economici:
- rafforzamento del riconoscimento reciproco delle certificazioni equivalenti tra Stati membri;
- creazione di un sistema abilitato dall’Unione europea composto da organismi armonizzati che rilasciano “passaporti” di qualificazione riutilizzabili;
- istituzione di un’Autorità europea per la qualificazione degli operatori economici, Euro Soa, che garantisca uniformità e affidabilità a livello comunitario.
Il modello Soa italiano si conferma tra i migliori esempi europei di prequalificazione obbligatoria e riutilizzabile, in grado di combinare rigore tecnico e flessibilità, riducendo duplicazioni e tempi, fornendo solide garanzie di integrità grazie alla sua governance ibrida pubblico-privata.
L’adozione di un sistema di questo tipo a livello europeo contribuirebbe a costruire un mercato unico degli appalti pubblici più efficiente, trasparente e competitivo, in grado di sostenere la ripresa economica e le sfide ambientali e industriali del prossimo decennio.
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