l’inchiesta: il futuro è in città
Opere del Pnrr: la spinta dei Comuni
Enti locali in prima fila nella realizzazione dei progetti Manfredi (Anci): far tesoro dell'esperienza del Piano

Scritto da
Umberto Mancini
Pubblicato il
25/12/2025
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4'

La rotta tracciata dal Pnrr non va cambiata. Anzi. La traiettoria disegnata dal piano europeo è un valore da difendere e preservare. Continuando ad investire, a semplificare le procedure, a sviluppare progetti, a pensare in grande. Gaetano Manfredi, presidente dell’Anci, invita a fare tesoro di questa esperienza che ha messo al centro i Comuni, consentito di dare una forte spinta sul fronte delle infrastrutture, delle politiche abitative, dell’innovazione sul territorio. Una rivoluzione che ha segnato un reale salto di qualità rispetto al passato. Gli enti locali – ha spiegato Manfredi – sono stati i protagonisti del Pnrr con il 93-94% dei progetti che sono andati o stanno andando a buon fine. I Comuni sono stati proattivi, hanno proposto progetti che erano realizzabili. Lo hanno fatto perché conoscevano il territorio, le esigenze da soddisfare, i gap da colmare. “Ma i Comuni – aggiunge – sono stati anche affidabili perché la realizzazione di un’opera pubblica richiede un’interazione con le comunità e il sindaco è la figura istituzionale più vicina al territorio, ai cittadini e quindi riesce a gestire le diverse esigenze. Il presidente dell’Anci, intervenuto a “Città nel futuro 2030-2050”, sottolinea che oltre alla strategia e all’energia messa in campo dagli enti locali per programmare e realizzare, un ruolo decisivo è stato svolto dalle semplicazioni che il Pnrr ha attivato. Tempi e procedure burocratiche ridotte o azzerate, in uno scenario che imponeva e impone di fare presto e bene. Per non disperdere risorse e l’occasione storica di modernizzare città e borghi. Decisivo è non perdere questo abbrivio, evitando le “troppe intermediazioni”, consentendo alle amministrazioni comunali di continuare a dare risposte concrete sulla casa, sulle trasformazioni urbane, come accaduto con i due grandi progetti Pinqua avviati. Condivide, sulla scia di quanto indicato da Francesco Rutelli, ex sindaco di Roma, che è importante, accanto alla semplificazione normativa, continuare sulla strada dei finanziamenti diretti. “Spesso in Italia ci sono troppe intermediazioni e queste comportano dei ritardi enormi nella realizzazione delle infrastrutture. Paradossalmente ci vuole più tempo a gestire i finanziamenti che a realizzare l’opera”. Una valutazione condivisa dal viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi che ricorda la spinta del governo per cambiare. Ma Manfredi pone l’accento anche sul tema dell’urbanizzazione, un processo che è partito negli altri Paesi molto prima che da noi e che di fatto è ormai inarrestabile. Tant’è che oggi in alcune aree del mondo più del 70% delle persone vive in città. “Questo fenomeno – sottolinea – determina però anche un maggior divario all’interno delle città. Per questo servono politiche di riequilibrio per evitare che aumentino i contrasti sociali, i conflitti, i disagi che caratterizzano le grandi periferie urbane del mondo. Ma come agire? Come utilizzare le risorse e disegnare il futuro delle città? Per Manfredi le politiche di riequilibrio partono dal recupero delle periferie con dei grandi programmi di rigenerazione urbana che prevedono il coinvolgimento di capitale pubblico e capitale privato. Accanto alla rigenerazione fisica vanno messi in campo strumenti per una rigenerazione sociale. Ovvero politiche di recupero educativo, politiche per lo sviluppo lavorativo, politiche di recupero ambientale. Quello che era “in nuce” nel Pnrr va portato a compimento. Una serie di interventi – è il ragionamento del numero uno dell’Anci – per massimizzare l’impatto della trasformazione urbana rispetto a quelli che sono i benefici nei confronti delle comunità e questo rende anche la trasformazione urbana più accettata dalle comunità perché ne vedono un beneficio diretto. “Dobbiamo avere da un lato un progetto del futuro per il 2050, ma dall’altro dobbiamo avere un impatto al 2030, perché altrimenti le persone non capiscono bene se non hanno una ricaduta sulla loro quotidianità. Solo se si comprende il valore delle opere e a cosa servono concretamente, il processo del cambiamento funziona. È decisivo quindi studiare con attenzione come far emergere i vantaggi, come abbiamo fatto del resto a Napoli con l’intervento sulle Vele”. La parola chiave è coinvolgere la comunità, condividendo con i comitati dei cittadini i progetti. Nell’ambito di una politica di trasformazione che per le comunità sia immediatamente tangibile. Come deve essere concreto il piano Casa ora al centro del dibattito politico. Un piano che deve affrontare l’emergenza affitti, il tema dei costi, una grande sfida per il Paese. Manfredi sta lavorando proprio con l’Ance su questo fronte caldo ed è sulla stessa lunghezza d’onda della presidente Federica Brancaccio. L’obiettivo, nota, è quello di avere una casa accessibile a tutti. Servono quindi politiche di riqualificazione urbana, di rigenerazione abitativa, un progetto inclusivo che manca in Italia da tanto tempo. Non ci sono solo le criticità legate alle grandi città, a Roma, a Napoli e Milano. “La residenzialità si deve spalmare nell’intorno della città perché questo crea opportunità di crescita, opportunità di sviluppo ma crea anche la possibilità di fare investimenti. Perché se noi diamo una casa a una persona, le diamo dignità, la possibilità di fare figli, di crescere. C’è infatti – conclude Manfredi – una correlazione diretta tra la qualità abitativa e il benessere personale, la regolarità scolastica, l’impatto sociosanitario. Va da sé che a fianco agli investimenti sulle politiche abitative, c’è la necessità di un grande investimento sul trasporto pubblico locale, sulle metropolitane, sull’ambiente. Bisogna guardare e affrontare in maniera integrata i problemi complessi che si risolvono solo con strategie complesse”. La sfida è aperta.
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