l’inchiesta: il futuro è in città

Dalla città indifesa alla città spugna

Le strategie da adottare per la sicurezza del territorio Vannia Gava: misure condivise per vincere la sfida

Scritto da

Umberto Mancini

Pubblicato il

25/12/2025

Tempo di lettura

5'

Negli ultimi 25 anni in Italia si sono abbattuti una media di 100 eventi cataclismatici l’anno. Un numero che fotografa non solo l’emergenza continua e la fragilità del nostro territorio ma che evidenzia, se mai fosse ancora necessario ribadirlo, la necessità di intervenire in maniera organica. Una sfida difficile che parte da lontano, attraversa anni di immobilismo, e impone una visione nuova del futuro. Ma che, come emerso dal panel di “Città del futuro 2030-2050”, si può ancora vincere. A patto che tutti gli attori in campo, istituzioni, associazioni di categoria, governo, enti di ricerca, amministrazioni comunali, si muovano nella stessa direzione, sfruttando il know how di cui il nostro Paese è ricco, le risorse a disposizione e, punto centrale, una rinnovata volontà di agire sul territorio in maniera concreta. È stata proprio Vannia Gava, viceministra dell’Ambiente e della sicurezza energetica, ad illustrare gli interventi messi in campo e quelli in fieri. Il nostro Paese – ha spiegato – è un territorio assolutamente fragile con oltre il 95% dei Comuniche deve far fronte al dissesto idrogeologico, mentre oltre 8 milioni di cittadini vivono in aree a rischio medio tra problematiche legate alle frane e agli eventi sismici. Il governo – ragiona – si è dato da un lato l’obiettivo di abbassare le emissioni climalteranti, dall’altro quello di mettere in Le strategie da adottare per la sicurezza del territorio Vannia Gava: misure condivise per vincere la sfida sicurezza le aree nelle zone più critiche. “Abbiamo messo in campo risorse per un miliardo nel 2024 e oltre 500 milioni nel 2025 proprio per avvviare quei lavori di prevenzione necessari a scongiurare le crisi. Il tema è ampio. Perché accanto alla programmazione, bisogna lavorare sull’adattamento climatico. Gava ricorda che il Pnacc, il piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, adottato nel 2024, va in questa direzione. Prevede 360 azioni per quanto riguarda la gestione delle acque per le aree urbane e il sistema della difesa del suolo. Inoltre sono stati finanziati due programmi sperimentali, condivisi con Ispra e Anci, per la forestazione anche nelle aree urbane e per l’edilizia climatica, con interventi per il drenaggio e la gestione delle acque. Piani complessivi per circa 220 milioni di euro. Circa 160 milioni sono stati invece impegnati per la rigenerazione urbana, la difesa e la riduzione di consumo del suolo. Non solo. Il ministero dell’Ambiente, ricorda Gava, ha varato i “cam”, i criteri ambientali minimi per le opere infrastrutturali. E sta studiando un altro intervento, da condividere con i soggetti interessati, per promuovere i lavori integrati per gli edifici: dalla sicurezza sismica alla resilienza climatica. Un tavolo operativo è stato aperto al Mit per accelerare i tempi e stilare un cronoprogramma. Misure che vanno individuate d’intesa con tutte le associazioni di categoria, gli enti di ricerca, le amministrazioni. Un tavolo che ha uno scopo ambizioso. Provare a pianificare una città intelligente per il futuro, in grado di non sprecare l’acqua quando la stagione è secca e di gestire i picchi di piovosità nei momenti difficili. Importante, secondo la viceministra, la scelta del governo di confermare per gli anni 2026- 2027 l’aliquota del 50% per tutti i lavori di efficientamento energetico degli edifici. Fa capire però che la strategia non si ferma qui. Sarà infatti avviato uno studio più approfondito, sempre con il Mit, per un fondo da destinare alle abitazioni, andando, almeno in prospettiva, oltre al Pnrr.

Grande attenzione anche alle aree colpite dallo spopolamento, spesso in aree geografiche disagiate, che vanno supportate non solo con nuove risorse ma anche puntando sulle semplificazioni normative. Per fare questo, per portare a compimento questo ampio ventaglio di misure, Gava chiede il coinvolgimento dell’Ance perché solo così si può affrontare uno scenario complesso. E che i temi siano tanti e interconnessi lo conferma Erasmo D’Angelis, grande esperto del settore idrico e di dissesto idrogeologico, nonché presidente della Fondazione Health Water Agenda. Pone subito l’accento su alcuni dati oggettivi: l’Italia ha il record in Europa di movimenti franosi, oltre 750 mila, con 7.644 corsi d’acqua, la maggior parte dei quali a regime torrentizio, ovvero difficilmente contenibili quando piove molto. Per non parlare dei 10 vulcani attivi, della fragilità di un territorio che ha visto un aumento record di consumo del suolo dagli anni ‘60 ad oggi, mentre Milano, in pochi lo sanno, è la città più piovosa del Vecchio Continente. Accanto alle problematiche, l’Italia, che conta precipitazioni medie per 300 miliardi di metri cubi annui, ha anche le conoscenze, gli strumenti per risolvere i problemi. Come dimostrano plasticamente il Mose a Venezia, e i lavori fatti a Genova per allargare e mettere in sicurezza i fiumi intombati. Certo va risolto il nodo del fiume Seveso a Milano, che allaga la città a cadenze regolari. Ma anche qui i progetti ci sono ma restano nel cassetto. D’Angelis ricorda che nonostante i finanziamenti, stanziati dal 2016, le casse d’espansione sono ferme al palo, disperse nelle nebbie sotto il Duomo. A far paura il nuovo effetto alluvionilampo che interessa le aree urbane, testimoniato dal mitico cassonetto che galleggia per le strade di Roma. Da qui l’esigenza di far nascere le città-spugna, capaci di raccogliere le acque, gestirle, sfruttando il cambiamento climatico per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Le tecnologie, dice D’Angelis – ci sono, tant’è che le esportiamo all’estero, realizzando casse d’espansione, sistemi intelligenti per riciclare l’acqua piovana, dighe, canali artificiali scolmatori, “parchi” della pioggia. Bisogna solo saperle attivare, come hanno fatto a Parigi, Amsterdam, Londra e Barcellona, riprogettando le città. Magari utilizzando l’intelligenza artificiale per avvertire i cittadini dei rischi in tempo reale. Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila, teme invece che le nuove scelte europee possano distrarre risorse per prevenire il dissesto e spinge per un grande piano organico di interventi per difenderci dalle aggressioni della natura. Sulla stessa linea Guido Castelli, commissario del governo alla Ricostruzione, che invoca una strategia per gestire insieme crisi sismica, crisi climatica e crisi demografica. Le tre cose si tengono, come l’urgenza di affrontare il problema in maniera globale.

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