voci del territorio

Una politica industriale per guardare oltre il Pnrr e far crescere il Paese

Intervista con il neo-presidente dell’Ance Campania, Angelo Lancellotti

Scritto da

Antonio Troise

Pubblicato il

29/05/2026

Tempo di lettura

2'

Guarda soprattutto al dopo-Pnrr il neo presidente di Ance Campania, Angelo Lancellotti.

Il 2026 sarà un anno di transizione?

«Il 2026 sarà un anno di transizione, in cui ci saranno ancora gli effetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Poi, però, bisognerà fare fronte a una situazione molto diversa».

Che cosa bisognerebbe fare?

«C’è un grande problema da risolvere: in Italia manca da troppo tempo una vera politica industriale che abbia come orizzonte scadenze di lungo termine e non solo obiettivi a breve. Ce ne siamo resi conto quando, dopo la pandemia, si è messo in campo un piano considerevole per uscire dalla crisi».

È stata una svolta?

«Abbiamo toccato con mano gli errori di una strategia che nel decennio precedente ha lasciato di fatto il settore delle costruzioni abbandonato a se stesso, sacrificato sull’altare delle crisi finanziarie. Una situazione che ha ridimensionato gli investimenti pubblici, ha tagliato le spese per la manutenzione e le infrastrutture, ha depauperato un settore chiave come quello delle costruzioni e ha spinto alla fuga operai e tecnici».

Un problema di risorse?

«Non solo. Fra Pnrr e fondi strutturali i soldi non mancano. Serve, invece, un progetto-Paese a lunga scadenza e, soprattutto, la capacità amministrativa di spendere tutte le risorse a nostra disposizione».

Quali sono i settori sui quali impegnarsi di più?

«Penso, ad esempio, al Piano casa, diventato un tema prioritario soprattutto nelle grandi città, come Napoli, che devono affrontare le nuove sfide dell’overtourism. Oppure al tema delle infrastrutture, dove l’Italia registra ancora un gap consistente rispetto agli altri Paesi competitor. Insomma, dobbiamo porci obiettivi ambiziosi. Perché, al di là degli incentivi che si possono mettere in campo, ci sono problemi urgenti da affrontare, dall’efficientamento energetico all’adeguamento antisismico degli edifici, solo per citarne alcuni».

Parliamo della Campania. Quali sono le priorità dal punto di vista del settore delle costruzioni?

«Uno dei nodi da sciogliere riguarda la capacità della pubblica amministrazione di spendere bene l’ingente mole di risorse a disposizione. Per farlo ha bisogno di recuperare terreno in termini di progettualità. C’è poi da affrontare la questione dello spopolamento delle aree interne: dove c’è casa non si trova lavoro e, spesso, dove si trova un impiego è difficile trovare un’abitazione. Terzo tema, quello delle grandi infrastrutture, soprattutto nel settore dei trasporti e della logistica».

Che cosa può fare l’industria privata per spingere sullo sviluppo?

«Credo molto nella partnership fra pubblico e privato. Ma, per percorrere questa strada, servono non solo incentivi ma anche una buona dose di semplificazione normativa. In più, gli investimenti dovrebbero essere misurati non solo con il metro delle ricadute economiche, ma anche con quello degli effetti sociali, ambientali e di sostenibilità. Con queste caratteristiche il partenariato pubblico privato non è solo auspicabile, ma diventa un modello produttivo capace anche di colmare il vuoto lasciato dalle risorse pubbliche».

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