l’inchiesta: il futuro è in città

Commento: L’identità e la memoria

Scritto da

Massimo Locci

Pubblicato il

25/12/2025

Tempo di lettura

3'

Anche l’ultima edizione di “Città in Scena – Festival della rigenerazione urbana” racconta efficacemente la capacità di trasformazione di aree dismesse di alcune città italiane (medie e piccole) che stanno fornendo modelli progettuali diversificati e innovativi. Interventi a scale diverse, dalla integrale trasformazione urbanistica all’intervento di semplice rifunzionalizzazione, ma tutti rilevanti per l’attenzione alle esigenze della cittadinanza (in particolare finalizzate alla eliminazione del degrado e all’inclusione sociale), per le problematiche del contenimento energetico e della flessibilità d’uso. Progetti che utilizzano parole d’ordine come partecipazione, etica, resilienza, valore civico dei progetti e dei processi, sistemi di rete tra “comunità operose” (associazioni, amministratori, progettisti, imprese di costruzioni). Quasi sempre la destinazione ad attività culturali (teatri, spazi per l’arte, mediateche e biblioteche) è strategica. Frutto di processi condivisi e democratici le soluzioni rappresentano un modo efficace per ricostruire il rapporto con il proprio patrimonio storico ed etnografico, spesso sottovalutato nei processi di rigenerazione urbana. Nella terza età industriale le delocalizzazioni produttive hanno prodotto spazi abbandonati e socialmente insicuri: ora edifici solo degradati, ora strutture pericolanti. Le storie di questi complessi (fabbriche, scuole, mercati, manufatti ferroviari, caserme) hanno segnato lo sviluppo dei territori, rappresentano la memoria del lavoro e delle tecniche edilizie, che merita di essere salvaguardata sperimentando nuovi modelli di sostenibilità economica e nuove centralità urbane. Gli esempi mostrati a “Città in Scena” evidenziano come l’integrazione di identità e memoria, tramite progetti interdisciplinari, sia vincente perché condivisa e strategica per unire parti di città. I primi interventi di Rigenerazione urbana programmati in Italia, a partire dagli anni Novanta e solo in parte realizzati, hanno riguardato le aree dismesse o sottoutilizzate delle grandi città, come Milano, Torino, Roma, Napoli, Genova, Venezia che possedevano un passato industriale rilevante e/o un patrimonio dismesso di edifici. Nella fase attuale, hanno una intensa progettualità le città medie e piccole, sia per l’articolazione di tematiche, sia per la capacità di gestione dei programmi e dei finanziamenti, anche in maniera consorziata con altre amministrazioni pubbliche. Molto importanti, dunque, sono gli attori dei processi di valorizzazione, i soggetti che promuovono e realizzano e che costituiscono il valore aggiunto del sistema: amministratori, progettisti, filiere del costruire e cittadinanza, coinvolta anche nei processi decisionali. Le indicazioni urbanistiche, infatti, spesso non producono nelle città gli effetti positivi sperati: sia per i fattori economico-procedurali e per le tempistiche attuative, sia perché non rispondenti alle effettive necessità della cittadinanza. Esiste, dunque, una valenza sociale che estende i confini dal mero intervento sui manufatti edilizi e che attribuisce un valore civico ai progetti. Una rinascita urbana e sociale efficace richiede contributi non semplicemente demiurgici o concepiti dall’alto, ma una progettualità tecnica complessa, con contributi interdisciplinari che interpretano le problematiche specifiche dell’area. Alla programmazione degli interventi si deve affiancare, pertanto, una gestione dei processi, sviluppata da manager culturali, strutture economiche e soggetti del terzo settore, sia per l’ideazione e la partecipazione, sia per il reperimento dei fondi. Per comprendere la complessità delle soluzioni progettuali presentate nell’edizione attuale è necessario suddividere gli interventi per temi principali, differenziandoli per modalità di riqualificazione (recupero integrale, parziale integrazione e addizioni volumetriche, sostituzione pressoché integrale), per scala dimensionale (interventi minimali per favorire l’inclusione sociale, su singoli edifici o estesi al quartiere circostante), per tipologie di finanziamento (con fondi integralmente pubblici, misti in project financing, privati), per nuove destinazioni d’uso dei manufatti edilizi (strutture per la cultura e il tempo libero, per l’istruzione e servizi) e per la ridefinizione degli spazi esterni (spazi della mobilità, sport e verde pubblico, infrastrutture strategiche territoriali). In molti casi trattasi di interventi di sostituzione integrale per realizzare nuovi quartieri residenziali. Sfaccettature teoricometodologiche, dunque, che aprono ad ambiti di applicazione ulteriori (sistemi infrastrutturali, aree direzionali dismesse) sperimentando tecniche e materiali per il consolidamento e la rifunzionalizzazione dei manufatti edilizi. Purtroppo, però, bisogna evidenziare che le iniziative di riqualificazione concretizzate e fruibili sono ancora poche: solo un numero esiguo di interventi sono in cantiere, molti quelli in corso di progettazione o fermi al livello di approvazione urbanistica.

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