voci del territorio
Il modello Gaeta Quel patto fra enti e costruttori
La formula proposta da Ance Latina mette insieme riqualificazione, sostenibilità e gestione economica
Scritto da
Enrica Procaccini
Pubblicato il
19/10/2025
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4'

La rigenerazione urbana, a Gaeta, parte da un luogo simbolico: l’ex Avir, storica vetreria dei primi del ‘900. Ma anche da un metodo, quello che alla riqualificazione in chiave di sostenibilità ambientale ed energetica, combina la gestione economica del bene valorizzato. Un modello proposto da Ance Latina, sposato dall’amministrazione comunale guidata da Cristian Leccese e prossimo a essere messo in pratica in quel fazzoletto di terra che va dalla cittadella medievale, il Borgo Elena, alla spiaggia di Serapo. Le fiches sono tutte puntate sulla trasformazione della vecchia vetreria, ciminiere spente e muraglioni anneriti, nel nuovo cuore pulsante della città, epicentro di aggregazione sociale e culturale. Con un budget di 5 milioni di euro dei fondi del Pnrr e il know-how messo a disposizione da Ance Latina per la definizione dei progetti preliminari, il vuoto urbano che si era formato nell’81 con la dismissione della fabbrica, un corpo cupo e inanimato, involontario compagno di sviluppo di un territorio vivace, è pronto a diventare un moderno parco urbano.
La chiave di volta, dopo quarant’anni di abbandono e anche di traversie giudiziarie, è proprio la collaborazione del Comune con la Territoriale dell’Ance presieduta da Pierantonio Palluzzi. “All’inizio di quest’anno – racconta il presidente – abbiamo contattato tutti i Comuni della provincia e abbiamo detto loro: se avete bisogno di una mano per progettare qualcosa, da una piazza a un municipio, a una scuola, noi, come associazione di categoria, siamo pronti a fare la nostra parte. La prima amministrazione che ci ha risposto è stato proprio il Comune di Gaeta per la riqualificazione dell’ex Avir, da inserire in un più ampio processo di rigenerazione urbana. Ed è per questo che abbiamo coinvolto lo Studio Lombardini22 di Milano, una delle realtà più importanti del Paese, in grado di progettare il miglior intervento che si possa avere oggi dal punto di vista urbanistico, energetico, dotato di tutte le certificazioni internazionali necessarie”.
Due i punti cardine del ragionamento di Palluzzi. Primo, i Comuni non possono farcela da soli: “è indispensabile costruire alleanze territoriali forti – sostiene – per immaginare un futuro a misura di comunità”. Secondo, il concetto di sostenibilità va declinato in più dimensioni. Da un lato l’attenzione all’efficienza energetica e al rispetto dell’ambiente; dall’altro, la necessità di un modello gestionale solido, capace di garantire continuità nel tempo. “La sostenibilità economica – spiega ancora il presidente – è anche quella gestionale: dobbiamo immaginare luoghi che, oltre a essere valorizzati, possano generare entrate costanti, ad esempio attraverso contratti di locazione, capaci di sostenere la gestione senza gravare sulle casse pubbliche”, notoriamente poco floride. Sono stati pensati così l’auditorium, il palazzetto dello sport e tutte le aree del parco civico che andranno a sostituire il vecchio manufatto di archeologia industriale.
Un approccio condiviso anche dal vicepresidente nazionale di Ance, Stefano Betti, che ha definito il progetto “straordinario”, sottolineando la natura ancora eccezionale degli interventi rispetto alla media italiana. “Serve un sistema di regole nazionali che supporti i Comuni più coraggiosi, come quello di Gaeta, e stimoli quelli più timidi a intraprendere percorsi ambiziosi di rigenerazione – dice -. Senza un quadro normativo chiaro, resteremo ancorati a esperienze isolate e difficilmente replicabili”. Il caso dell’ex Avir diventa così un laboratorio di innovazione urbanistica. La sfida è duplice: da un lato restituire alla città un’area degradata, dall’altro immaginare un modello di governance sostenibile e partecipato. Un obiettivo ambizioso che intreccia necessariamente politica locale, competenze tecniche e visione strategica.
La rigenerazione urbana è un tema talmente importante per l’Ance, che l’Associazione ha voluto organizzare un festival ad hoc, “Città in scena”, giunto alla sua seconda edizione. Si tratta di una manifestazione diffusa sul territorio che racconta e valorizza la forte capacità progettuale delle città italiane, in particolare quelle intermedie, che stanno mostrando forme e modelli per una trasformazione sostenibile del nostro Paese. Come Gaeta, per l’appunto. “Sulla rigenerazione urbana – spiega la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio – abbiamo faticosamente raggiunto un testo condiviso, partendo da otto o nove bozze. Ora il provvedimento inizia il suo percorso al Senato, ma restano criticità, in particolare sul rapporto tra Regioni e Comuni”. Le parole della presidente mettono in luce una difficoltà strutturale: la rigenerazione urbana in Italia è spesso affidata all’iniziativa dei singoli enti locali, senza un quadro normativo stabile che accompagni i processi. Per Brancaccio la sfida è culturale, prima ancora che legislativa: “L’Italia deve ritrovare la capacità di confrontarsi e di limare le differenze, individuando punti di mediazione. È uno sforzo – conclude – che riguarda l’intero Paese”.
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