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Nei cantieri del futuro dove i robot non sostituiranno gli uomini

L'Associazione dei costruttori vuole promuovere un cambiamento culturale e operativo nelle imprese

Scritto da

Umberto Mancini

Pubblicato il

19/10/2025

Tempo di lettura

6'

Se c’è una immagine che può sintetizzare in maniera potente ed efficace lo sforzo per coniugare innovazione e sicurezza nei cantieri è quella dei robot umanoidi presentati a Venezia arrampicati sui ponteggi dell’Arsenale, scintillanti nella divisa di acciaio e carbonio, ancorati al filo della conoscenza dell’Ia, dell’empirica volontà di andare oltre. Non una anteprima assoluta ma qualcosa di più. Un progetto concreto che marcia verso un traguardo ambizioso, coinvolgendo istituti di ricerca, università, aziende, in una sfida epocale per ridurre i rischi, migliorare la qualità del lavoro, disegnare un futuro diverso, a misura d’uomo, con le macchine intelligenti chiamate a svolgere le mansioni più pericolose e ripetitive. Sollecitate ad allenarsi per imparare manovre e procedure che solo l’esperienza e la manualità tutta umana sa compiere in scioltezza. Energia illimitata e sofisticazione artificiale sono le batterie, il serbatoio per impadronirsi della sapienza, avvitare e saldare, scomporre e costruire, dipingere e rifinire, in una gimkana di operazioni tutte da catalogare, ripetere, realizzare. Un mosaico il cui risultato finale deve essere senza imperfezioni.

Siamo nel solco di quelle priorità che l’Ance ha indicato e che si sostanziano in una visione integrata, complessiva, evolutiva dell’edilizia del domani, del costruire. Un processo darwiniano guidato dall’uomo non dalla natura, in cui le nuove tecnologie svolgono un ruolo cruciale accanto, ovviamente, ad ingenti investimenti finanziari che, al momento, è difficile quantificare con esattezza. Ma l’ordine di grandezza si misura in decine di miliardi per un arco temporale molto ampio. Di certo tutte le imprese, grandi e piccole, dovranno fare i conti con questo scenario, sposando le innovazioni, promuovendo le nuove conoscenze, d’intesa con il mondo accademico, la ricerca avanzata. Chi resterà indietro – ha detto la presidente Federica Brancaccio – non riuscirà a mantenere il passo perché la direzione di marcia è questa, l’innovazione è la leva strategica.

In fondo lo è sempre stata, sin dai tempi più lontani, ma ora il passaggio si fa arduo, rapido, ineludibile. Perchè la competizione su questo fronte è agguerrita, così come l’urgenza di elevare gli standard di sicurezza e migliorare al contempo la produttività e la qualità del lavoro. Concetti chiave e inscindibili per un settore edile moderno, più efficiente e sostenibile. In cui macchine e uomini si completano, in una alleanza digitale e tecnologica che mai si era verificata nella storia.

La crescente complessità dei cantieri e la necessità di fronteggiare sfide nuove, che spaziano dall’adeguamento alle normative fino alla gestione di queste tecnologie, hanno spinto l’associazione dei costruttori a promuovere un cambiamento culturale e operativo all’interno delle imprese edili. Che proprio alla Biennale nella città lagunare ha avuto la sua consacrazione. Con lo svelamento di un piano preciso per fertilizzare il sistema, spingendo a fondo sulla modernizzazione.

Ma non c’è solo l’innovazione tecnologica. Per comporre il quadro, bisogna spingere forte sulla formazione continua che insieme a digitalizzazione e automazione sono per l’associazione gli elementi chiave per ridurre gli incidenti sul lavoro e migliorare il benessere degli operatori. Uno degli aspetti fondamentali riguarda, come accennato, proprio la digitalizzazione dei processi edilizi attraverso l’adozione di strumenti avanzati come il Building Information Modeling, il cosiddetto Bim. Il cui utilizzo non solo consente una migliore progettazione e coordinamento tra le diverse figure coinvolte, ma migliora anche la sicurezza sul cantiere. Grazie a modelli digitali tridimensionali, è possibile infatti simulare e anticipare situazioni di rischio, pianificare interventi in modo più accurato e monitorare costantemente l’andamento delle lavorazioni. Ciò riduce notevolmente la probabilità di incidenti derivanti da errori di comunicazione o da impreviste condizioni di lavoro.

Se poi a questo si aggiunge l’utilizzazione dei robot per svolgere i compiti più difficili, si capisce come sinergie di questo tipo siano le variabili chiave per rendere la svolta efficace. Non va dimenticato il ruolo e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale di nuova generazione, spesso integrati con tecnologie di sensoristica avanzata, come i caschi intelligenti, wearable devices e sistemi di monitoraggio ambientale che rilevano in tempo reale la presenza di sostanze nocive, parametri di fatica o stress degli operatori. Strumenti che consentono di intervenire tempestivamente in caso di condizioni pericolose, migliorando l’efficacia delle misure di prevenzione. Un pilastro nella strategia dell’Ance che ha raccolto proprio su questo tema il sostegno convinto delle organizzazioni sindacali, dell’esecutivo e di tutto il mondo delle imprese.

Ma senza la formazione specializzata, ritenuta dall’Ance indispensabile per adeguare le competenze dei lavoratori alle nuove tecnologie e alle mutate condizioni operative, non c’è ovviamente la possibilità di ottenere i risultati auspicati. L’innovazione tecnologica rischia infatti di essere vana senza un’adeguata capacità degli operatori di utilizzarla correttamente. Per questo l’associazione sostiene programmi di formazione che combinano aspetti teorici e pratici, utilizzando anche strumenti digitali e realtà aumentata per simulare situazioni di lavoro e di rischio in modo immersivo.

L’attenzione alla sicurezza non si limita però solo alla tecnologia e alla formazione. L’importanza di un’organizzazione del cantiere più efficiente, basata su principi di learn construction che mirano a eliminare sprechi e ritardi, semplificare i processi e migliorare la collaborazione tra le varie figure professionali, è decisiva. Una migliore programmazione dei tempi e una più attenta gestione degli spazi di lavoro contribuiscono infatti a ridurre sovrapposizioni pericolose e a creare ambienti di lavoro ottimali.

Se questo è il contesto, il campo di gioco, le imprese non possono che essere protagoniste, passando da semplici esecutrici di lavori a veri e propri gestori di processi complessi, in cui sicurezza e qualità sono parametri fondamentali non solo per conformarsi alla legge, ma come fattori distintivi sul mercato. E l’Ance sostiene e promuove questo processo capace, pur tra non poche difficoltà, di coniugare tecnologie avanzate con attenzione alle risorse umane.

Parallelamente, l’associazione, come sottolineato più volte dalla presidente Federica Brancaccio, insiste sull’importanza del confronto continuo con le istituzioni e con tutti gli stakeholder coinvolti: enti pubblici, progettisti, sindacati, fornitori di tecnologie. Solo un impegno condiviso, uno sforzo comune, può portare infatti all’emanazione di norme più efficaci da parte del legislatore, all’adozione di standard internazionali appropriati e alla creazione di filiere integrate, con ricadute positive sulla sicurezza.

I cantieri del futuro, in cui i robot umanoidi saranno gradualmente protagonisti, dovranno essere non solo più sicuri, ma anche a basso impatto ambientale, con una gestione intelligente dei materiali e dei rifiuti, mettendo al centro il benessere complessivo degli operatori. L’innovazione rappresenta quindi un’opportunità irrinunciabile per salvaguardare la salute delle persone e garantire allo stesso tempo la competitività del settore delle costruzioni. Solo attraverso un approccio integrato, umanista, inclusivo, che valorizzi tecnologia, formazione, organizzazione e sostenibilità, sarà possibile affrontare le sfide del futuro con successo e costruire un’edilizia che sia davvero sicura, efficiente, al passo con i tempi e con l’ambizione di chi vuole lasciare un segno.

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